La pasta probiotica che fa bene all’intestino: il premio Barba a Silvia Tagliamonte (Federico II)

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Una pasta probiotica capace di migliorare il profilo lipidico e la funzionalità intestinale nelle persone in sovrappeso e obese. È uno dei due studi vincitori ex aequo del Premio “Gianni Barba”, assegnato durante il 46° Congresso nazionale della Società italiana di nutrizione umana (Sinu) ai migliori lavori scientifici realizzati da giovani ricercatori under 35.

A conquistare il riconoscimento è stata Silvia Tagliamonte, ricercatrice del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, che ha presentato uno studio clinico randomizzato sugli effetti del consumo quotidiano di una pasta probiotica arricchita con il microrganismo Shouchella clausii UBBC-07.

La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale Current Research in Food Science, ha coinvolto 40 persone con sovrappeso o obesità. Dopo quattro settimane di consumo della pasta probiotica, i partecipanti hanno registrato un aumento dell’11% del colesterolo HDL, il cosiddetto “colesterolo buono”, e un miglioramento della permeabilità intestinale. Nei soggetti che hanno risposto meglio al trattamento sono stati osservati anche una riduzione del 6% della pressione arteriosa diastolica e un calo del 17% del rapporto LDL/HDL, parametro considerato importante per la valutazione del rischio cardiovascolare.

Secondo i ricercatori, i risultati confermano il ruolo sempre più rilevante del microbiota intestinale nella salute metabolica e aprono nuove prospettive per lo sviluppo di alimenti funzionali e strategie di nutrizione personalizzata.

L’altro vincitore del premio è stato Marco Rendine dell’Università degli Studi di Milano, autore di una revisione sistematica sugli effetti dei (poli)fenoli sul metabolismo lipidico e glucidico. L’analisi di 56 studi pubblicati tra il 2000 e il 2024 ha evidenziato come composti bioattivi presenti negli alimenti vegetali, tra cui resveratrolo, quercetina e naringenina, possano contribuire a ridurre l’accumulo di grassi nelle cellule adipose e a migliorare alcuni processi legati al metabolismo energetico.

I due lavori, premiati dalla Sinu, indicano nuove strade per comprendere il ruolo degli alimenti e dei loro componenti bioattivi nella prevenzione delle patologie metaboliche e cardiovascolari.