La politica e suoi protagonisti, dal teatrino siamo passati alla farsa da avanspettacolo

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La domenica pomeriggio, in questo particolare momento storico, è diventata un grande contenitore di dibattiti a sfondo politico o che pretenderebbero di esserlo. Ammesso, ma non concesso, che il loro palinsesto sia composto in buona parte da argomenti seri e di largo interesse, non è facile da accettare da parte di chi assiste a questo genere di talk show, a volte grotteschi, altre volte penosi, ciò che passa sullo schermo. Chi vi partecipa, conduttori e ospiti, trovano il coraggio e l’ impudenza di affrontare con il sorriso sulle labbra argomenti che definire più che seri non rende la loro drammaticità. È pur vero che spesso e volentieri i protagonisti del teatrino della politica portino in scena farse da avanspettacolo di infima qualità. Come accadeva sovente per i loro modelli di riferimento, quegli improbabili ospitanti e i partecipanti, riuniti come per un gioco di società, adottano un linguaggio gramo, spesso scurrile e fuori posto. Durante il ventennio ogni esternazione era permeata da retorica e verbosità, scelta per illustrare in maniera confacente i deliri dell’apparato di governo. Per un lungo periodo, quello della Prima Repubblica, l’uso adeguato della lingua italiana, era premessa imprescindibile per l’esercizio del mandato parlamentare. Da circa trent’anni, oltre alla politica, è l’intera macchina burocratica che non ha sufficiente padronanza della lingua nazionale, stendendo un velo pietoso sulla conoscenza di altre lingue. Per quanto innanzi scritto riesce difficile comprendere cosa possa giustificare il trionfalismo o il crucifige inadeguati con la cui adozione tutta l’eterogenea compagnia che orbita intorno al governo pretende di discutere con il sorriso tendente all’ ebete. Non pertanto è necessario assumere atteggiamenti e usare argomenti da veglia funebre. In medio stat virtus, si diceva nell’antica Roma che non deve essere tradotta alla lettera:”è bene adottare la via di mezzo”. Meglio sarebbe intendere quell’affermazione nel senso che é bene rendersi adeguati di volta in volta alle situazioni che si devono affrontare. Per tale pillola del saper stare al mondo, il comportamento da salotto, mai culturale, quasi sempre da stravacco dopo partita, è da tenere da parte. Al contrario domenica pomeriggio, sulle reti di Stato e non, sono passati sketch, chiamando così con il loro nome quelle pantomime ridanciane, che non hanno offerto il minimo appiglio perché si potesse giocare a guardie e ladri. Aggiungendo che tali ruoli sono intercambiabili, valga anche per restare sul concreto che, al momento, sul Paese pendono più di una spada di Damocle. La più pesante è quella degli adempimenti del Governo per procedere allo svincolo delle altre tranche del NGEU volte a finanziare il completamento della realizzazione del PNRR. Il più importante di essi è, il richiamo è solo di forma, l’approvazione tempestiva della legge di bilancio. Checché tutta la classe politica, non solo la squadra di Governo, si affanni a ripetere che é assolutamente da evitare il ricorso all’esercizio provvisorio, da ieri la Signora Premier ha cominciato a mettere le mani avanti, dicendo che se ciò dovesse succedere, la colpa andrebbe addebitata e ricondotta a chi la ha preceduta. Il motivo? La mole di impegni presi dal Premier Draghi con la EU al fine di ottenere i finanziamenti in oggetto sarebbe troppo voluminosa. Alcuni commenti a una dichiarazione senza né testa né coda di quel genere apre squarci angoscianti sulla linearità di azione della Capo dell’Esecutivo. Più esplicitamente, è difficile che chi ha ascoltato tutta la sua dichiarazione non pensi che i processi all’intenzione non appartengono alla cultura di un paese democratico qual è l’Italia. Un altro commento alla pregiudiziale della Premier Meloni è che il Professore Draghi non ha lasciato niente di incompiuto ricollegabile alla sua parentesi nel ruolo di Capo del Governo. Come si possano commentare a cuor leggero argomenti del genere è risultato difficile da comprendere anche ai membri dell’associazione di pensionati ” Verso i cento ( anni, ndr ) con furore”. Molti di loro si sono limitati a dire: “stavamo meglio quando stavamo peggio”, provocando una serie di annuizioni da far invidia a più di uno di quei cagnolini che, tempo fa, trovavano collocazione vicino al lunotto posteriore delle automobili. Altri, in verità pochi, con tono grave, hanno azzardato un: “Quando c’era lui… “, fermandosi subito per le occhiatacce rivolte loro dal resto del gruppo. Fine anno è sempre più vicina e le chiacchiere continuano a scorrere a fiumi. Nello stesso tempo i problemi, nazionali e non, sembrano pronti allo scatto finale verso il traguardo volante del 31 dicembre e le conseguenze, se non bloccate per tempo, sarebbero quelle anticipate, ancor più gravi se fosse possibile… Con l’augurio che la signora Presidente resti folgorata sulla rotta tra Roma e Bruxelles e che il 2023 diventi l’anno della svolta, dovunque sia necessaria, in Italia in primis.