La pornografia della sostenibilità

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in foto Annamaria Spina

di Annamaria Spina

Quando parliamo di sostenibilità, mi domando, quanto incide davvero sulle scelte che facciamo ogni giorno…su quelle decisioni che costano, che espongono, che non generano consenso immediato ma determinano il futuro di un’impresa e delle persone che la abitano? E quanto spesso, invece, la sostenibilità resta una parola giusta, pronunciata nel momento giusto, senza entrare nel punto più fragile e più umano del decidere, quello in cui si accetta una rinuncia, si attraversa una paura, si assume una responsabilità reale?

Questo titolo non è una provocazione gratuita. Il termine “pornografia” è scelto con precisione per descrivere un fenomeno reale, diffuso e insidioso…la sostenibilità oggi viene sovraesposta, mostrata ovunque, ma spesso senza relazione reale né convinzione personale. Come in uno spettacolo voyeuristico, chi osserva gode dell’immagine, ma non c’è coinvolgimento, non c’è scelta etica, non c’è responsabilità emotiva. La pornografia della sostenibilità non è la sostenibilità stessa…è il modo in cui viene usata come contenuto decorativo, separato dalle conseguenze economiche, sociali, umane delle decisioni.

La sostenibilità è ovunque…nei report, nei rating, nei comunicati, nelle conferenze, nei post LinkedIn. Ma ubiquità non significa efficacia. Quando la sostenibilità non incide sulle decisioni reali, quando non orienta il modo in cui un’impresa governa il rischio, il capitale, il tempo, cessa di essere strategica e diventa un anestetico…rassicura, legittima, pacifica. Non protegge il futuro, lo rimanda.

Molte aziende mostrano sostenibilità come qualcosa da consumare…slide eleganti, certificazioni esibite, parole giuste nel contesto giusto. Tutto visibile, tutto condivisibile. Ma chi prende davvero la decisione difficile? Chi accetta una minore redditività oggi per evitare una fragilità domani? Chi sente il peso etico di una scelta che non verrà applaudita subito, ma che costruirà continuità nel tempo? Quando la sostenibilità non nasce da una scelta personale, quando non attraversa anche la dimensione emotiva del decidere, diventa pornografia. Non crea valore reale. Non protegge ciò che verrà.

La vera sostenibilità non elimina il rischio…lo rende “non isterico”, governabile. Un’impresa sostenibile decide con informazioni complete, investe in strutture durevoli, evita accelerazioni che generano costi futuri. La “lentezza” diventa sinonimo di controllo…e il controllo, nel tempo, è un vantaggio competitivo misurabile. Alcune scelte sostenibili comprimono i margini nel breve, chi guarda solo al trimestre le vive come una perdita. Chi è davvero sostenibile stabilizza i flussi di cassa, riduce la volatilità, abbassa il rischio legale e reputazionale, migliora il costo del capitale. Non si tratta di rinunciare al profitto…si tratta di rinunciare ai profitti fragili.

I rating servono a rendere visibile il tema, ma premiano ciò che è dichiarabile, non ciò che è strutturale. Creano una “zona grigia” in cui tutti appaiono “abbastanza sostenibili”, mentre la responsabilità reale viene diluita. Il risultato è perverso dal punto di vista economico e pericoloso da quello strategico… “chi investe seriamente viene penalizzato, chi comunica meglio viene premiato”. È una distorsione che incentiva la superficie e scoraggia la profondità.

La sostenibilità non è una virtù morale da esibire, è uno strumento strategico avanzato. Significa proteggere valore prima che venga eroso, evitare costi futuri non contabilizzati, costruire fiducia misurabile nel tempo, garantire continuità operativa. Ma non è solo numeri e processi…è relazione con le risorse, con le persone, con il pianeta, con il futuro. È una scelta che coinvolge anche la parte più esposta dell’essere umano, quella che decide senza certezze assolute.

Agire con convinzione sostenibile richiede coraggio, deliberazione, responsabilità. Esibire sostenibilità senza consapevolezza è facile…e sterile. Il termine pornografia non è un attacco morale, è una descrizione economica, emotiva e culturale. È pornografia quando qualcosa viene esposto senza relazione, consumato senza responsabilità, mostrato senza che chi guarda o chi agisce si assuma il peso delle conseguenze. Ed è esattamente ciò che oggi accade alla sostenibilità.

In un’economia sana, ogni decisione è legata a una conseguenza, profitto e rischio sono connessi, scelta e responsabilità coincidono. La pornografia della sostenibilità rompe questo nesso…si prende il beneficio reputazionale senza assorbire il costo reale, si dichiara l’intenzione senza accettare la perdita che ogni scelta vera comporta. Quando gesto e conseguenza vengono separati, non siamo più nel campo dell’etica né del business…siamo nel campo della “finzione funzionale”.

La sostenibilità è diventata consumabile. Come ogni contenuto pornografico deve essere immediatamente fruibile, generare consenso rapido, gratificare senza profondità. Ma il valore, quando viene consumato in fretta, si esaurisce…non costruisce capitale etico, lo brucia. Un’impresa che utilizza la sostenibilità come contenuto perde credibilità nel tempo, anche se nel breve ottiene attenzione.

Il rischio più grande è che nessuno si senta responsabile, tutti partecipano, nessuno risponde. Board, management, consulenti, certificatori…quando la sostenibilità è procedura invece che scelta, checklist invece che responsabilità, formato invece che contenuto, il danno non ha autore. Questo è un problema morale, ma soprattutto economico…i sistemi senza responsabilità individuale generano rischi opachi, contenziosi futuri, perdita di fiducia strutturale.

Un’economia umana desidera ciò che costruisce. La pornografia consuma desiderio senza costruire nulla. Finché la sostenibilità sarà mostrata invece che assunta, esibita invece che vissuta, il termine pornografia non solo sarà appropriato…sarà necessario. Perché… “in economia, come nella vita, ciò che non crea relazione non crea valore”.