La psicologia della ricchezza

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Contemporaneo di John Stuart Mill (1806-1873), Carlo Cattaneo (1801-1869), patriota ed economista milanese, invitava a preoccuparsi della psicologia della ricchezza, non solo della sua fisicità. Era il suo un appello a prestare attenzione all’attività della mente, vale a dire all’intelligenza. Scriveva Cattaneo: <>.
Dipende dall’intelligenza, la cui efficacia è direttamente produttiva, se la ricchezza cresce o declina. Quando decadono il pensiero che dà vita a intuizioni e la facoltà umana di apprendere, l’assopimento dell’intelletto chiude un circolo virtuoso di idee, per quanto grande esso possa essere stato. E una volta estintosi, finisce con bloccarsi il cerchio della ricchezza.
Possiamo dunque dire che già negli anni verdi della prima rivoluzione industriale, due grandi pensatori misero in discussione la centralità della meccanizzazione e della fisicità dell’economia, propendendo per i valori intangibili che contraddistinguono psicologia e conoscenza. La forza di trasmissione di quest’ultima – la cosiddetta ‘knowledgefication’ perché paragonabile a quella delle reti elettriche che tanto hanno contribuito ai cambiamenti socio-economici e culturali – dà agli esseri umani l’energia che serve alla ginnastica mentale per costruire volontariamente il loro futuro, non essendo noi in grado di prevedere ciò che porterà il domani.
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