La Reggia di Portici: palazzo reale, museo, incantevole angolo di Paradiso

674

Alle pendici del Vesuvio, su di un territorio che declina ripidamente verso il mare, Carlo III di Borbone insieme alla regina Maria Amalia, decise di far costruire la sua nuova residenza alle porte della capitale del suo Regno. La tradizione vuole che la scelta del luogo in cui edificare la reggia sia stata fatta dalla regina Maria Amalia quando, in seguito ad una tempesta, le imbarcazioni reali, uscite per assistere ad una pesca al tonno, dovettero riparare nella rada del Granatello. Certamente dietro la scelta vi era la bellezza e salubrità dei luoghi, conosciuti dal sovrano dopo dopo essere stato invitato, dal principe di Elboeuf Emanuele Maurizio di Lorena, a trascorrere una giornata nel suo palazzo di Portici.

Fu così che il Palazzo di Portici diventerà, prima della costruzione di quello di Caserta, la residenza della famiglia regnante e della loro corte.

E’ il 1738 quando Carlo III di Borbone e la sua consorte Maria Amalia di Sassonia decidono di dare inizio ai lavori per la costruzione della nuova dimora. La superficie su cui il palazzo sorgeva era molto vasta, si estendeva fino al Vesuvio:il terreno fu recintato e popolato di selvaggina, mentre sul mare sorgevano grandi vivai per la pesca. Tutta l’area si popolò notevolmente dopo la costruzione della nuova Reggia poiché, non potendo alloggiare all’interno del Palazzo, molte famiglie aristocratiche fecero costruire splendide abitazioni nella zona circostante dando così vita alle Ville Vesuviane.

Il palazzo di Portici ,dunque, rientra nel novero delle iniziative promosse dal giovane e appassionato sovrano nell’ambito di una politica delle grandi opere architettoniche che aspirava a mettere in competizione il patrimonio residenziale della corte napoletana con quello delle grandi monarchie europee di Francia, Spagna ed Austria.

Arriviamo alla Reggia di Portici in una magnifica giornata di primavera. Il Palazzo, ampio e maestoso, risplende nel sole di aprile, stagliandosi nel cielo azzurrissimo. Un andirivieni colorato e giocoso, il vociare di turisti, bambini e famiglie invade la cosiddetta strada delle Calabrie (oggi via Università) che taglia in due il parco. Il bosco della reggia, infatti, ampliato sino a raggiungere una estensione notevole (andava praticamente dalla zona di Pugliano, latoVesuvio sin giù al Granatello, verso il mare) è suddiviso in una zona superiore ed una inferiore.

Il parco, ricchissimo di piante di ogni specie, degrada verso il mare, la vista spazia dalla terrazza verso il Golfo di Napoli, le isole, le imbarcazioni in lontananza e da sola vale una visita a questo autentico angolo di Paradiso. Nel bosco i nobili di corte potevano svagarsi con il “gioco del pallone” o il “gioco delle fortificazioni”, una forma sportiva molto simile alla pelota spagnola. All’interno fu anche allestito uno zoo con specie di animali esotici che il sovrano Ferdinando IV volle far giungere dall’estero.

Per la costruzione del Palazzo venne chiamato nel Regno l’architetto Antonio Canevari. Tra gli altri artisti che lavorarono per la reggia vanno ricordati il pittore Giuseppe Bonito, che decorò le sale del palazzo, e lo scultore Joseph Canart che, operando con marmi di Carrara, allestì le opere scultoree del parco reale. Parteciparono alla realizzazione della struttura anche Ferdinando Fuga, autore del Palazzo dei Poveri, e Luigi Vanvitelli, ideatore della celebre Reggia casertana.

Il cortile del palazzo, presenta sul lato sinistro la caserma delle Guardie Reali e la cappella Palatina, mentre un maestoso scalone con bellissimi affreschi di notevole impatto scenografico, conduce al primo piano, dove si trova l’appartamento diCarolina Bonaparte.

Durante la rivoluzione napoletana del 1799, combattuta per rovesciare la monarchia borbonica ed instaurare la Repubblica partenopea, la Reggia fu abbandonata e spogliata di numerose opere. Successivamente, nel periodo francese,Giuseppe Bonaparte ordinò il trasferimento delle antichità rimanenti nel Museo di Napoli. Fu Gioacchino Murat ad arredare nuovamente il Palazzo Reale. ConFerdinando II di Borbone, la Reggia fu valorizzata dalla nascita dellaferrovia Napoli-Portici. Nel 1872 fu aggiunto al complesso anche un orto botanico composto da due ampi giardini che coprivano una superficie di circa 9mila metri quadri cheincludevano serre, vivai e laboratori per lo studio e la coltivazione sia di specie botaniche rare che di piante curative. Il fermento culturale che Carlo di Borbone portò nel Regno, fece sì che nel nuovo palazzo sorgesse il primo museo archeologico che custodiva appunto tutte le scoperte che si stavano facendo in quel periodo, compresi i reperti provenienti dagli scavi per la costruzione del palazzo. Lo stesso museo, però, fu almeno in due riprese svuotato dalle fughe della famiglia regnante che, scappando in Sicilia al riparo dalle invasioni, portarono via quasi tutti i pezzi della collezione che poi tornarono in città furono trasferiti nel Reale Museo Borbonico della capitale, l’odierno Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Attualmente, nelle sale del Palazzo è ospitato l’Herculanense museum che riprende, col supporto delle più moderne tecnologie, l’originaria vocazione museale di sede delle reali raccolte di antichità provenienti dagli scavi di Ercolano, Pompei e Stabia. Nelle sale, pannelli illustrativi e proiezioni multimediali raccontano la storia degli scavi, delle loro tecniche e dei procedimenti seguiti nell’età borbonica per il distacco degli affreschi. Gli affreschi romani, raccolti un tempo nella Reggia, sono riprodotti con la tecnica dei quadri retroilluminati. Una ricostruzione virtuale restituisce il Teatro di Ercolano, la prima delle scoperte archeologiche nella zona. E poi ancora sale dedicate al lavoro dello scultore, alle tecniche utilizzate, agli strumenti del mestiere, , il plastico che rappresenta la rovinosa eruzione del Vesuvio del 79 d.C., tutto concorre a trasportare il visitatore nel clima culturale in cui il museo si formò negli anni ,fino ad essere definito da Goethe, nel suo “Viaggio in Italia” del 1787,”l’alfa e l’omega di tutte le raccolte di antichità”

 

La Reggia di Portici: palazzo reale, museo, incantevole angolo di Paradiso