La rivoluzione degli Homines Novi

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“L’uomo è un essere umano solo quando gioca”, ha sostenuto il drammaturgo tedesco Friedrich Schiller. L’imprenditorialità corre in lungo e in largo nei vasti campi di gioco dell’iniziativa umana che porta ovunque non essendo limitata come la conoscenza. In questa rappresentazione che mostra un mondo nuovo, i protagonisti sono gli Homines Novi, coloro che, estranei alla tradizione della nobiltà imprenditoriale, aprono una finestra rinascimentale su vasti campi culturali.

Mentre s’immergono in quel paesaggio, gli Homines Novi si spostano da un campo vicino ad un altro distante. Una siepe mentale taglia fuori i tradizionalisti dalla “visione di gran parte dell’ultimo orizzonte” – direbbe il poeta italiano Giacomo Leopardi. In un mondo di specialisti, gli Homines Novi sono classicisti e scienziati allo stesso tempo, dimostrando così di possedere la multiforme cultura di Galileo che facilita le interazioni.

La comunicazione è più difficile e costosa per le persone che imparano solo nei settori in cui si specializzano. Richard Feynman, premio Nobel per la fisica nel 1965, ha condannato l’alta specializzazione come ostacolo alle relazioni tra i vari aspetti dell’attività umana. Prima di lui, negli anni ’30, il filosofo Bertrand Russell ha denunciato che la conoscenza, ovunque, è considerata un ingrediente dell’abilità tecnica, perdendo il suo valore di bene in sé o come mezzo che dischiude una visione ampia e umanistica della vita in generale.

Spinti dalla conoscenza tecnico-scientifica e dal sapere umanistico, gli Homines Novi teorizzano e attuano pratiche rivoluzionarie, pongono domande impertinenti e mantengono un atteggiamento di rottura delle regole esistenti non disgiunto dal generare uno spirito di condivisione.

piero.formica@gmail.com