La rivoluzione di Papa Francesco

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1.

Il Vaso di Pandora, che contiene tutti coloro che sono contro Papa Francesco, sta per rompersi. Per far deflagrare i suoi veleni. Lo hanno “riempito”, ma sono una minoranza rispetto ai tanti, quelli che hanno sottoscritto la “petizione filiale” al Papa, perché corregga gli “errori” che sono contenuti nella sua Enciclica Amoris laetitia. E’ ironico il portavoce del Vaticano quando denuncia la “stravaganza degli scismatici che danno dell’eretico al Papa”. Sono i così detti lefreviani la punta dell’iceberg di un movimento molto vasto, che piano piano sta venendo fuori e si sta dichiarando: propone al Papa una “correzione filiale” di ben “sette proposizioni false ed eretiche”, secondo loro, a Lui attribuite. Ma il movimento è molto più vasto ed articolato. L’intervista a Libero Milone, apparsa sul Corriere della Sera di domenica 26 settembre, ne è una spia vistosa che nasconde ben altro rispetto alla “correzione filiale” proposta al Papa. Libero Milone era il “revisore generale” dei conti del Vaticano, che si era dimesso nei mesi scorsi e che ora denuncia le ragioni , sue, delle dimissioni, praticamente imposte, a suo dire. Emerge una Chiesa, quella dell’atavico “sistema” secolarizzato, che tenta di scardinare alla base il Messaggio di Papa Francesco, cercando di impedirne diffusione e radicamento, attaccandolo addirittura sul piano dottrinale. Così nasce l’immagine, reale, di un Papa, amato dal popolo di Dio in ogni parte del Mondo, il cui Messaggio, purtroppo, stenta a penetrare nell’ establishment “conservativo” di antichi privilegi. La “colpa” di questo Papa: predicare, e praticare, il Vangelo al quale ha inteso ispirare tutto il suo Magistero. Il Vangelo non come “predica” domenicale, ma come guida ispiratrice della vita della Chiesa e dei fedeli. Nel segno dell’Amore e della Misericordia. Questa è la “rivoluzione” di questo grande Papa, alla quale l’opposizione si fa sempre più proterva nel segno della tutela di interessi precisi e di altrettanto precisi “costumi” antichi. Non vi è dubbio, a mio sommesso parere, che la decisione di Papa Francesco di non “coprire” il Cardinale George Pell e di non evitargli il processo in Australia per presunte coperture, sue, a sacerdoti pedofili, abbia avuto il suo peso. Non a caso si pensa che Libero Milone sia stato considerato un suo “uomo”. Nonostante smentite e precisazioni dello stesso Milone. Ad ogni buon conto si evidenzia una situazione sempre più difficile e dolorosa e, personalmente, non smetto di temere le dimissioni di questo Papa per vivere, in Argentina però, lo status di Papa Emerito. Qualcuno già preconizza un tale evento alla morte di Benedetto XVI, Papa Emerito… in carica. Due sarebbero… troppi. Intanto il Cardinale Tarcisio Bertone, non il solo, continua a occupare un sontuoso appartamento in Vaticano mentre Papa Francesco, senza speranza ormai di poter essere “contagioso” con il suo esempio di umiltà, continua a vivere felice nelle modeste stanze di Casa Marta. E così sia.

2.
L’affaire Fincantieri-Cantieri Saint Nazaire si è concluso, così come il match, lungo e faticoso, fra Francia ed Italia. Non con un pareggio, non con un perdente, non con un vincitore bensì con due vincitori: l’Italia e la Francia. Ce lo hanno fatto sapere in questi giorni, da Lione, Macron e Gentiloni. Con un linguaggio che non ha niente da invidiare al “barocco” o al “bizantino”. Un “trionfo” di condizioni reciproche, di veti, di controlli, di diritti di prelazione con una “chicca” assoluta: l’1% in prestito dalla quota dello Stato francese a Fincantieri per consentirle di avere la maggioranza. Per dodici anni. Ha titolato bene Il Mattino di giovedì 28 di settembre: “Fincantieri, comando solo in prestito”. Forse, nelle condizioni date, era il miglior risultato che si potesse raggiungere. Resta la considerazione che le scelte di Macron sono state tutte in contraddizione con il suo programma elettorale, all’insegna sbandierata del libero mercato. Con buona pace di quello che avrebbe fatto, fino alla nazionalizzazione di quei cantieri: minaccia che si riserva di mettere in atto nel caso l’accordo raggiunto non dovesse funzionare. Tuttavia, nasce un grande polo con ambizioni forti, sul piano della cantieristica civile e di quella militare. In grado di tenere testa anche alla concorrenza cinese. Allora: in bocca al lupo ai protagonisti, alle maestranze ed ai lavoratori: con la speranza che il successo dell’operazione trascini anche Fincantieri–Italia fino ai nostri cantieri di Castellammare, di cui ad una tradizione straordinaria, che invece sono in crisi perenne di commesse. Qui in Campania, patria di armatori potenti ma, evidentemente poco… patriottici.