La scienza esatta dei numeri e la prosa ad usum Delphini

(Imagoeconomica)

Fin dalle elementari, agli alunni viene insegnato che la matematica è una scienza precisa e non ammette deroghe. Chi sta seguendo con sistematicità quanto sta accadendo nelle stanze ai piani alti del palazzo della governance del Paese, si sarà accorto di trovarsi mese per mese di fronte a report da commentare e fare oggetto di discussione senza alcun compiacimento. Succede che i dati sottoposti a valutazione e comparazione, dagli inizi dell’anno alla fine di giugno, sono tutt’altro che confortanti. Il tentativo che viene ripetuto con sempre maggior frequenza, come si è già verificato per un lasso di tempo non breve riguardo al numero di decessi giornalieri nel corso della pandemia, è di commentare i dati, tutti negativi, con una prosa ad usum Delphini. Gli stessi sono purtroppo legati ai vari accadimenti che stanno affligendo il Paese e il resto del mondo con particolare incisività. Tenuta presente la peculiarità dei dati presi in considerazione in generale, di essere per la loro stessa natura incomprimibili e non dilatabili, l’unico espediente adoperabile per tentare di rendere meno amaro il risultato da sottoporre all’ opinione pubblica, ha molti punti di contatto con quelle espressioni ben condite di “si, ma”, “no, però”. Tale modo di argomentare, tirato per i capelli, può essere facilmente interpretato come una forma di presa in giro. Coloro che ne sono destinatari possono credere, sovente a ragione, che chi adotta un argomentare del genere non lo fa in perfetta buona fede, quanto per trattenere, più o meno correttamente, il malcontento popolare che ha tutti i presupposti per sfociare in agitazione sociale. Sono molte le situazioni di tal genere in essere, più o meno importanti, all’interno del Paese, ma qualcuna, per la valenza economica che riveste, merita un’ analisi più approfondita.
Sono le cifre che ruotano intorno al comparto turismo del Bel Paese che lasciano più che perplessi. A Pasqua sembravano essersi messi insieme dati, atteggiamenti e previsioni da parte degli operatori turistici tali da far pensare, a chi li avesse recepiti, che questa estate, per il turismo la stagione prediletta dai turisti, soprattutto quelli stranieri, sarebbe stata, per dirla seguendo i canoni del corsivo linguistico- è aberrante l’espressione stessa -da sballo. Non per girare il dito nella piaga ma, alla partenza della piena stagione, sembra che le previsioni debbano essere drasticamente ridimensionate, anche quelle riguardanti le attività indotte dalla presenza stessa di quegli ospiti paganti. Per citarne solo uno di quelli più importanti, c’è l’acquisto in loco di qualsiasi cosa che, al ritorno a casa, possano mantener vivo il ricordo dell’esperienza fuori porta.
Probabilmente l’euforia innescatasi a aprile non aveva tenuto nella giusta considerazione tutte le componenti che si combinano tra di loro e le distorsioni che tale coacervo può mettere in atto. Per sezionare il problema è sufficiente l’ ascia, il coltello sarebbe sprecato per non dire del bisturi. Tutti i prezzi degli elementi che compongono una villeggiatura, negli ultimi mesi sono lievitati, subendo in alcuni casi una vera e propria impennata. Per non dire di altri ancora che sono letteralmente raddoppiati. Le retribuzioni, quelle che sono tali nel senso più letterale del termine, quindi non i compensi occasionali, sono rimaste nominalmente le stesse, con la particolarità che il loro potete d’acquisto risulta diminuito dell’ 8%, quant’è il tasso di inflazione in Italia rilevato a giugno. Con tutta l’ ottimismo di questo mondo non si può tacere sul fatto che la stagione vacanziera per eccellenza, quella estiva, è compromessa. Se il Paese riuscirà a rifarsi con le vacanze autunnali e quelle invernali di competenza di quest’anno, non è assolutamente possibile prevederlo fin d’ora. Che si debba invece incentivare il più possibile quel settore produttivo, nel paese particolarmente variegato, è un dovere morale. Esso
è un elemento in più che contribuisce alla formazione del PIL che non ha pari in quasi tutti gli altri paesi della EU. Avanti quindi a tutto gas per cercare di salvare il salvabile. Tornerà un’ altra estate, così cantava Bruno Martino. Sarà attesa, fin d’ora, a braccia aperte.