La scommessa dei Colella Alcott e Gutteridge in Borsa

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GLI ULTIMI risultati positivi di bilancio convincono il gruppo Capri (comparto moda), titolare di marchi come Alcott e Gutteridge, ad avviare la procedura per l’ingresso in Borsa. Il gruppo che fa capo alla famiglia Colella chiude infatti gli ultimi due GLI ULTIMI risultati positivi di bilancio convincono il gruppo Capri (comparto moda), titolare di marchi come Alcott e Gutteridge, ad avviare la procedura per l’ingresso in Borsa. Il gruppo che fa capo alla famiglia Colella chiude infatti gli ultimi due esercizi con un fatturato di 155 milioni (2013) e 120 milioni di euro (2012). Inoltre le previsioni assegnano, per l’anno in corso, ricavi per 200 milioni di euro e una crescita netta del 35 per cento. L’approdo a Piazza Affari è, peraltro, una diretta conseguenza dell’investimento che Capri sta effettuando, da qualche tempo a questa parte, in ambito internazionale dove entro la fine del 2014 saranno aperti venti nuovi punti vendita a marchio Alcott, Alcott Los Angelese e Gutteridge. La rete italiana – In Italia, invece, l’azienda ha una rete di 150 store e punta con decisione ad ampliare la propria rete commerciale. Dovesse concretizzarsi il progetto di ingresso in Borsa la moda campana si confermerebbe particolarmente attiva in questo ambito, visto che a Piazza Affari guarda con interesse Harmont&Blaine (nel 2015 il via libera) mentre già da tempo è presente in listino Salvatore Ferragamo. Ecco, proprio la performance del gruppo di origini irpine può aiutare a comprendere quanto conviene un’operazione del genere. I dati di Borsa Italiana evidenziano una crescita del valore azionario nella misura dell’11,75 per cento nell’ultimo mese e del 7 per cento nell’ultimo anno. Con una lieve flessione solo sull’ultimo semestre, quando le azioni hanno perso il 9 per cento. Gli altri settori – Non è lo stesso settore, però, funziona bene a Piazza Affari anche Autostrade Meridionali (più 7 per cento nell’ultimo anno) così come procede bene l’avventura della Doria (agroalimentare). L’industria conserviera angrese vede crescere il valore delle proprie azioni del 233 per cento in un anno e del 55 per cento nell’ultimo semestre. Che il gruppo Capri sia in grado di ripercorrere le orme delle regionali già quotate è difficile dirlo, però il trend associato alla presenza del Made in Campania sul mercato globale sembra oltremodo positivo.