La scuola oggi

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di Silvana Lautieri*

“Per fare il ministro c’è bisogno di esperienza e di capacità” , questa la stoccata di un noto, attempato, uomo politico a proposito della confusione che alberga nella scuola al tempo del covid.
In realtà, l’osservazione sorge spontanea a prescindere, a prescindere cioè da un’emergenza che ci vuole tutti distanziati, a prescindere da un contesto articolato ed eterogeneo affollato da presenze ” in fieri” che richiedono attenzione e cura. Un’attenzione ed una cura insolite in tempi di pandemia. Soprattutto quando a dover rivedere piani di studio e modalità didattiche ci si mette la battaglia contro un virus completamente sconosciuto. Eppure, eppure la formuletta più semplice per ripristinare un’apparente normalità sarebbe quella di riappropriarsi di quel linguaggio etico, coniugato alla ” vecchia ” autorevolezza , per ricordare a ciascuno di noi , adulti , bambini o adolescenti, che c’è una condotta, una modalità di comportamento che , a seconda dei luoghi e delle circostanze, andrebbe adottata : non fosse altro che per quel rispetto che si deve a ciò che contribuisce , o che dovrebbe contribuire, alla nostra crescita, alla nostra formazione.
Le aule scolastiche , oggi, sono spesso i luoghi dello sfascio : dai muri imbrattati, ai banchi ed alle suppellettili divelte. Gli abbracci tra compagni spesso si trasformano in pericolosa lotta da braccio di ferro. Le toilette in luoghi di pericolosi tranelli ( da racconti raccapriccianti di giovani genitori di adolescenti in fuga per strutture più …rassicuranti preclusi ai meno abbienti ). Un panorama che stride in modo sconcertante con i ricordi del passato quando, in maniera composta e silenziosa , si augurava il ” buongiorno” ai professori alzandosi in piedi al loro ingresso. Quando la didattica era ” affare” del docente che nulla aveva da spiegare a genitori il cui unico compito era quello di assicurarsi che i sacrifici della famiglia e l’impegno scolastico convergessero  nell’unico fine di rendere il discente cittadino consapevole dei suoi diritti ,ma soprattutto dei suoi doveri. Invece, una politica tesa solo all’affollo dei consensi ( ma non solo ), ha vanificato e reso nulli quegli strumenti necessari alla formazione dell’uomo del “domani “. Un cameratismo insensato tra alunni e docenti ha preteso di azzerare quella distanza generazionale che fa la differenza :è l’esperienza dell’adulto infatti il bagaglio necessario ad indicare quella via Maestra lungo la quale nessun adolescente potrebbe incamminarsi da solo . Pena una serie di inevitabili errori. Vivere un ruolo ,qualsiasi ruolo, richiede capacità , impegno e spirito di sacrificio. Richiede competenze, a volte passione. Oggi assistiamo a spettacoli di destabilizzante stupore e meraviglia quando di fronte all’interrogativo del ” cosa fare” , si affida all’incompetenza ed all’inesperienza la soluzione più lontana dal reale . Perchè la risposta risolutiva è nell’osservanza delle regole e nella disciplina ,che va pretesa , come una volta , con la sospensione o la perdita dell’anno scolastico.
Se vogliamo ridare dignità a quei ” pezzi di carta ” oggi così tristemente poveri di valore e contenuti.

Presidente del Centro Studi Erich Fromm