La Sezione Autonoma per il Credito Navale (SACN) dell’IMI

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Una delle fonti del patrimonio archivistico dell’IMI che più suscita interesse per la sua particolarità, è sicuramente la storia dell’IMI caduto inevitabilmente nella concentrazione delle Banche. Alla fusione nel 1998 con il San Paolo aveva 7 miliardi di Lire, mutui per le imprese a Nord ed al Sud di 70.000 miliardi di Lire, aveva Merchant Bank e Fideuram che allora valeva 20.000 miliardi Lire, ecc. C’era anche una serie di Mutui all’interno del fondo della Sezione Autonoma per il Credito Navale (SACN) che attualmente è stata riportata alla luce da un inventario completo. La Sezione Autonoma fu creata nel 1962 con la partecipazione dell’IMI ed altre Banche ed anche Istituti di Credito Speciali. L’importo stabilito dalla Marina Mercantile era del 50% del contributo, fino ad arrivare al 60%, gli interessi erano del 3,5% per quindici anni. Gli importi totali potevano arrivare fino a 6 miliardi di Lire. Ogni domanda passava al vaglio della Commissione tecnica interna alla Sezione del Credito Navale, composta inizialmente da personalità quali Silvio Borri, direttore generale dell’IMI, Filippo Migliorisi e Luigi Simeoni, uomini della Comit, e Dante Vito Flore del Ministero della Marina Mercantile. La Commissione emetteva la delibera e poi andava al Ministero della Marina Mercantile che dava un altro parere.

Essendo un bene mobile c’erano altre garanzie e la SACN richiedeva una polizza assicurativa particolare, con l’ipoteca sulla nave in costruzione, ma anche su altre di proprietà del mutuatario, e la cessione del contributo statale che poi veniva elargito. Erano armatori regolarmente iscritti al registro dei proprietari di navi italiane come era previsto dagli art. 143-144 del Codice della Navigazione ed anche società cantieristiche, siderurgia, trasporti e pesca oceanica. C’erano molte navi che facevano capo al gruppo IRI, la Cementir del Tirreno, Cantieri di Ansaldo, e tanti altri. C’era il volume redatto (tonnellate di stazza lorda), le specifiche tecniche e cantieri che costruivano navi e molte fotografie, brochure e depliant. Ero alle prime armi nel 1970 e mi sono imbattuto nella questione di Achille Lauro.

Mi aveva convocato il Condirettore Centrale del Banco di Roma che voleva notizie su Lauro, se pagava o se non pagava. L’IMI aveva un servizio di rate non scadute che Lauro non aveva pagate. Era stato sindaco di Napoli, aveva anche comprato la squadra di calcio del Napoli. Aveva fama di essere un grande imprenditore navale ed anche generoso. Fu lui che donò al Comune la fontana di Piazza Trieste e Trento. Quando il canale di Suez era stato fronte dalle battaglie fra gli Israeliani ed Egiziani fu teatro di guerra, e non fu più navigabile. Le petroliere doveva fare il periplo dell’Africa. Lauro arrivò tardi a fare una petroliera da 300.000 tonnellate di stazza quando oramai il canale era libero. Così iniziarono i suoi guai. Erano scadute le rate semestrali dell’IMI e lui mise in vendita un quartiere a Fuorigrotta che fu subito venduto e sanò il tutto. Successivamente altre rate con ipoteca navale erano scadute sempre con l’IMI.

E ricordo che l’Avv. Alfonso Lupo andò a Roma dal Direttore Generale, dott. Giuseppe Saracini, per chiedere l’ipoteca navale e vendere le navi. Ricordo che l’attivo del Bilancio del 1970 era superiore al passivo, ed il Comitato dell’IMI non volle acconsentire. Così iniziò la crisi di Lauro che alla fine fallì e vendette tutti i beni immobili e navali.

Bruno Iaccarino