La sfida della Galleria banco di prova per la Città

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in foto la Galleria Umberto

Riproponiamo l’articolo di Ermanno Corsi apparso sul Roma di oggi, martedì 25 gennaio, all’interno della rubrica “Spigolature”.

di Ermanno Corsi

L’avviata bonifica-riqualificazione, in nome di un progetto lungamente auspicato, comincia con l’essere, per prima cosa, un atto di grande rispetto per quattro “ospiti silenziosi” la cui “presenza marmorea”, nella monumentale Galleria Umberto I, non sempre è stata degnata della dovuta attenzione. Troppo spesso un rapido sguardo e via…

DA GOETHE A DONNA MATILDE. Il primo “ospite illustre” ha una targa nell’angolo che dà su via Verdi (prima via Municipio). ”Qui tra vie scomparse volte al Vesuvio fu la casa che nell’anno 1787 abitò Volfango Goethe”. La scrittura è impolverata. Per leggerla bene bisognerebbe avvicinarsi molto. E’ invece necessario tenersi a giusta distanza perché l’angolo è diventato un pisciatoio maleodorante: non basta trattenere il respiro e tapparsi il naso con un fazzoletto. Ironia: ma il grande scrittore tedesco non aveva detto che Napoli era “un paradiso abitato da diavoli?”.

ONORE A UNA GRANDE SCRITTRICE. Per chi ha incarnato lo spirito del giornalismo, va molto meglio. A “cento passi” e prima di girare per via Santa Brigida, c’è la lastra marmorea (caratteri in nero ben conservati) con la quale il Comune ricorda che “qui nel 1904 Matilde Serao fondò e diresse il quotidiano Il Giorno nella cui redazione lavorò fino alla sua morte nel 1927 raccontando Napoli e il suo popolo con ineguagliabile passione” (un po’ di merito va al bar Kè Kafè perché, almeno in questo punto, c’è un minimo di decorosa pulizia).La dimensione della scrittrice (diceva di sé “scrivere è il mio destino”), viene ben ricordata sul muro dell’Angiporto Galleria. “Qui -segnalava il Comune nell’aprile 1999- ogni giorno per molti anni nella Redazione del Mattino che nel 1892 fondò con Edoardo Scarfoglio, Matilde Serao visse la sua vita più vera trasferendo nella cronaca la sua passione narrativa” (peccato che l’ingombrante gazebo di una pizzeria non consenta una più facile lettura di questo scritto).

DUE PROGETTISTI DI VALORE. Volti e busti sono ben visibili, anche se un po’ troppo in alto forse per meglio preservarli dal vandalismo, sul lato di Santa Brigida. A destra, verso la strada, nel 1927 (quinto anno dell’era fascista), il Comune tenne a ricordare che “all’opera monumentale di questa Galleria, Emmanuele Rocco insigne napoletano diede la potenza della mente e la passione dell’anima”. A sinistra, nel 1949 il Comune rimarca invece, a cento anni dalla nascita, che “Antonio Curri architetto pugliese progettò le nobili linee di questo monumento”. Nativo di Alberobello, Curri sentì Napoli come sua città di lavoro e decorò le sale del Gambrinus. A Rocco, che dette avvio al complesso architettonico, si deve anche l’ingresso principale di fronte al San Carlo.

OCCHIO AL TEATRO. L’ingresso in Galleria (davanti al Massimo costruito nel 1737) con i 2 porticati laterali, fu tenuto in gran conto dai progettisti così come richiedeva il prospiciente e più antico teatro d’Europa prestigioso non solo per la lirica. Poco gli è valso, tuttavia, essere “patrimonio dell’umanità” se (in stato di abbandono la dirimpettaia Galleria) anche lui è ora in profondo rosso quanto a finanziamenti. La Regione ha deciso di tagliare 4 milioni. Che si preferisca dare più risorse al “Verdi” di Salerno? Può essere la Regione a nominare Sovrintendente e Direttore dell’orchestra? E pensare che quando vennero presentati i progetti per la Galleria, la scelta cadde proprio su quello che avrebbe assicurato “una migliore visuale del teatro San Carlo”.

DAL COLERA A UMBERTO I. Nel secondo Ottocento, Napoli è in ginocchio per degrado e povertà. Un cronista del tempo vedeva “un groviglio di strade raccordate da piccoli vicoli” che da via Toledo sbucavano al Maschio Angioino, “vicoli di cattiva fama per infime taverne, case di malaffare, quantità di delitti”. Colpo di grazia il colera del 1884.Con la legge dell’anno dopo (sindaco Nicola Amore), parte la bonifica del rione Santa Brigida. In 3 anni costruita l’imponente Galleria (alta 57 metri fino alla cupola). Aperta il 10 novembre 1892, porta il nome di Umberto I il re che invitato, durante l’epidemia, a una inaugurazione a Pordenone, rispose che “a Pordenone si fa festa e a Napoli si piange, io vado a Napoli”.

DOMANDA A MANFREDI. 3 anni per costruire la Galleria. Basteranno 3 anni per vederla “rigenerata”, nuovamente “salotto e cuore” di Napoli?