La simpatia è competenza sociale

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Devo giocare il superenalotto e voglio farlo in questa tabaccheria, piuttosto che nell’altra, perché qui il tabaccaio è decisamente più simpatico.

Non sto pensando più bravo, più competente o più efficiente, dico più simpatico.

Questo è fattore di attrazione rilevante, è tanto importante quasi come la buona reputazione.

Noi scegliamo di frequentare chi ci da fiducia ma anche chi ci piace e ci fa sorridere.

Papa Francesco che dice, in ginocchio, ai mafiosi di convertirsi, è, anche, simpatico.

Non so se i mafiosi si convertiranno ma certamente qualcuno ci penserà un istante.

Ci sono persone piacevoli che possiedono una personalità aperta e influenzano chi li guarda o ascolta, perché hanno la capacità di creare identificazioni, attrattività giocosa, un certo clima dove si sta bene.

Queste persone sono valutate meglio e lo è anche quello che dicono o fanno.

Nella comunicazione tra le persone, come sappiamo bene, il contenuto (quello che dico) è influenzato dalla relazione (come lo dico), quindi, anche se qualcuno è bravo e dice cose giuste se lo fa in modo antipatico, non riesce a stabilire un buon contatto, non influenza o ottiene l’opposto di quello che vorrebbe.

Questo non è logico direte.

Sì, infatti, è psicologico.

La simpatia (come l’antipatia) è un processo inconscio e determina giudizi anche di valore, certamente non equi se sono fondati prevalentemente su questo fattore irrazionale.

Ma funziona così!

La simpatia (come l’antipatia) è come un effetto alone che estende e racchiude positivamente (o negativamente) il giudizio che formuliamo su qualcuno.

Certo questa, che possiamo considerarla una competenza sociale, richiede che chi la possiede la combini con la consistenza e valore del comportamento.

Se manca questo, lo sbocco è quello della manipolazione, della mistificazione e in definitiva andare verso la chiusura del rapporto perché i simpatici inconsistenti sono destinati a essere smascherati quando ci si accorge che sono solo “effetti speciali.”

Purtroppo, com’è noto, questa “abilità”può rappresentare anche una delle principali leve utilizzate da manipolatori e truffatori.

Su questo punto consiglio di leggere le “sei armi della persuasione” di Robert Cialdini, dove l’autore argomenta in modo molto interessante e può fornire molti spunti utili anche per la vendita.

Ripeto: tutte le considerazioni espresse in positivo per la simpatia, valgono mettendovi il segno opposto per l’antipatia.

Sto ascoltando ora questa persona antipatica, resa ancora più tale dal fatto che tenta di essere simpatica, e sto dicendomi che non devo farmi influenzare dal sentimento negativo che provo e cercare di ascoltarla con oggettività.

Com’è difficile, mi accorgo che l’energia che investo nell’autocontrollo mi distrae rispetto all’ascolto, e il timore di giudicarla male mi porta, forse, a giudicarla meglio di quello che si merita.

È complicato, non so che atteggiamento avere, ma prevale in me quello emotivo: è meglio che esca e non l’ascolti così almeno non mi sento in colpa.

Ma la cosa è più complessa: con questa persona antipatica gli altri non vogliono lavorare, non vogliono incontrarla, rappresenta un problema più che una risorsa.

Quindi chi è antipatico produce danni o diminuisce il valore del funzionamento sociale e si deve far carico di questa responsabilità, soprattutto se ha a che fare con altri per mestiere.

Non si può chiedere a uno antipatico di essere simpatico, ovviamente, così come non si può chiedere la spontaneità o ordinare la fiducia.

Orson Welles diceva “se tu chiedi a un mulo di fare il cavallo allora tu sei un asino.”

Ma se è vero che la simpatia non si può apprendere ed è legata a un dono che Dio ha voluto fare ad alcuni, credo sia invece possibile almeno essere meno antipatici.

Tentare di operare variazioni nel nostro modo di comunicare, di togliere o attenuare alcuni aspetti che rendono antipatici, diventa un cambiamento importante.

Non si possono cambiare le fattezze del proprio volto (anche se alcune donne, che poi diventano caricature umane, ogni tanto lo fanno) ma alcune espressioni si possono controllare, il tono della voce, lo sguardo, l’ascolto, certe posture, ecc.

Per alcuni mestieri o ruoli sociali essere simpatici è indispensabile.

Sono stato recentemente alla presentazione di un libro di uno studioso importante, uno dei relatori che doveva presentarlo ha approfittato di quest’occasione per parlare di se stesso.

Lo percepivo oltremodo antipatico oltre che inopportuno e maleducato.

Dopo quaranta minuti, che continuava a parlare di se, me ne sono andato e con me altri.  

Alcuni approcci erronei, modi di fare impertinenti, intempestivi, inopportuni, sono anche antipatici.

Una persona simpatica aiuta lo scambio, il dialogo, valorizza l’altro, attraverso la compartecipazione emotiva di quello che sta accadendo in quel momento, anche se si tratta semplicemente di fare un caffè.

Sto entrando in tabaccheria e quello simpatico mi accoglie con un saluto che sento schietto.

Sarà un caso ma quando gioco, qui qualche due mi è riuscito e una volta pure un tre!

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