La situazione politica nel mondo? E’ grave, ma non è seria

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E anche per quest’anno è (quasi) fatta. Il Forum annuale di Davos, qualificabile senza ombra di dubbio economico politico, sta arrivando al traguardo. Un commento a caldo, per quanto irriverente, può essere fatto fin d’ora. Lo svolgimento e il dopo di ciascuna giornata sono stati e continuano a esserlo teatro di scene inqualificabili. Dello stesso genere non si verificano nemmeno in occasione di partite di calcio dei tornei parrocchiali e dei relativi rinfreschi che seguono. Per l’occasione, gli scambi verbali sono avvenuti in perfetto turpiloquio, nelle versioni in uso nelle località di provenienza degli speakers. Ciliegina sulla torta, è stato l’articolarlo nel linguaggio usato dai più nella località in cui si sta disputando l’incontro. Per dare il polso di quelle giornate trascorse, si è notato chiaramemente che la maggior parte dei convenuti ha tentato giochi di equilibrio con le parole per sostenere tesi assurde. In più, nel giro di qualche ora, quegli stessi esagitati avrebbero riproposto l’esatto contrario delle stesse proposte prima. Certo è che il mondo, almeno quella parte dei suoi abitanti che segue, con lo stato d’animo che si può immaginare, molti dei dribbling che stanno venendo attuati dall’insieme di quei giocatori di scarsa correttezza, non riserva alcuna forma di consenso al comportamento di quei personaggi da videogioco. Pur dandogli atto che si sta abusando per l’ennesima volta della sua pazienza, ancora calza a pennello il flash fatto a metà degli anni ’50 da Ennio Flajano, “la situazione è tragica, ma non seria”. Lunedì riprenderà il tour de force dei flying comics itineranti e, se necessario, dei loro superiori. Sarà l’ennesimo di una serie degli stessi show che finora non hanno dato risultati. Non è pertanto fuori luogo raccomandare agli stakanovisti delle trasferte di impegnarsi di più. Potrebbe accadere che il week end in arrivo riesca a portare consiglio, dove la notte, forse troppo breve, non è riuscita nemmeno a avvicinarsi. E tant’è.