La situazione è arrivata alle strette o meglio allo Stretto: quello di Hormuz, chiuso subito

La cronaca dell’ attacco americano all’Iran, affiancato da quello israeliano, riporta diversi punti in comune con quanto è accaduto in Brasile all’inizio dell’anno. Il primo di essi è che Trump ha disposto, sia per la realtà sudamericana che per quella in medio oriente, la neutralizzazione di chi era alla guida di quegli stati. Mentre nel primo caso l’obiettivo di mettere in condizioni di non nuocere il Presidente Maduro  è stato raggiunto con la cattura e l’imprigionamento dello stesso e consorte sul suolo americano, per la Guida Suprema Iraniana, l’ Ayatollah Khamenei, la destituzione è avvenuta in maniera diversa, cioè con la sua eliminazione fisica. Oltre alle conseguenze di ordine geo politico, saranno le conseguenze economiche quelle che confermeranno la somiglianza delle ragioni che hanno tolto l’ ultimo dubbio all’ Aggressore giunto da lontano. Come accade ogni volta che si è cercato di individuare le vere cause che hanno dato forma a un conflitto, anche questa volta sembrano non frapporsi dubbi che quella che realmente ha scatenato questo conflitto sia stata di ordine economico. Come quello del Brasile, anche il sottosuolo dell’ Iran è ricco di risorse naturali. Tra esse trionfano i giacimenti petroliferi che condizionano ancora oggi, in piena transizione energetica, le economie dei paesi che ne scarseggiano. La maggior parte di questi ultimi rientrano nei confini della UE.
Gli stessi che, in presenza di altre crisi energetiche, hanno finora pagato il conto più caro. Per Trump, quale occasione più  congeniale per intervenire dell’evidente malgoverno con cui erano condotte quelle popolazioni? La prima reazione  dell’Iran è stata la chiusura dello stretto di Hormuz, punto nevralgico e strategico iraniano per il transito delle petroliere. Molte di esse sono già all’ancora in quelle acque, sia in entrata che in uscita. Domani mattina l’ Occidente si sveglierá quando le borse orientali saranno giá aperte da un pò. Solo allora si comincerá a capire la reale portata dell’ ultima impresa del cow boy biondo . Certo non saranno notizie di cui il resto del mondo potrà gioire. In controtendenza sarà solo Netanyahu, primo ministro di Israele. Con l’eliminazione di Khamenei si è tolto di dosso un grande peso. Il mondo resta così in trepida attesa del prosieguo: per ora tutto lascia credere che lo stesso non sarà nè breve, nè agevole. Chi vivrà, vedrà.