La sottile arte del decision making: strategie e conseguenze in azienda

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Nella vita di tutti giorni si è obbligati a fare delle scelte: a volte queste sono automatiche, mentre in altri casi arrivare a prendere una decisione può rappresentare un processo mentale più complesso e impegnativo del previsto; ecco perché il decision making è forse uno dei più importanti eventi della vita che porta un individuo a selezionare la linea d’azione migliore, in un ventaglio di più alternative a disposizione, per raggiungere uno scopo o trovare la soluzione più adeguata.

La capacità decisionale in azienda

Due dei fattori che influenzano questo delicato processo di presa di decisione sono sia il contesto sociale, che quello lavorativo e organizzativo. Il singolo infatti spesso tende a conformarsi alle decisioni di un gruppo, anche se non rispettano il proprio modo di pensare e agire e questa situazione può causare stress, soprattutto a livelli alti di management, dove si richiede di prendere decisioni aziendali in un brevissimo arco temporale, con un elevato tasso di rischio di successo o fallimento. La capacità decisionale rappresenta una delle qualità che fa parte del bagaglio dei migliori leader in circolazione e permette di raggiungere il successo del gruppo di lavoro, di un’economia sana e dell’organizzazione aziendale stessa. In merito alle scelte errate, una delle peggiori decisioni mai prese dai piani alti di un’azienda negli ultimi anni è da ricollegare al noto marchio dei film a noleggio Blockbuster, che negli anni novanta possedeva oltre 9.000 punti vendita e dieci anni dopo, come spiegato all’interno nell’articolo di Betway Casinò dedicata alle peggiori scelte aziendali degli ultimi anni, rifiutò un’offerta economica pari a 50 milioni di dollari da parte di Netflix, che oggi ha un valore di mercato di 150 miliardi di dollari! Da questa ricerca è chiaro come il saper sfruttare al meglio determinate informazioni per prendere in poco tempo decisioni cruciali, abbia un ruolo importantissimo per il successo dell’azienda e per la sua sopravvivenza, pensate nel campo della moda alla recente decisione di Donatella Versace di vendere la sua storica maison. Non si deve dimenticare comunque, che il successo di un leader, dipende anche da determinate doti personali riconosciute dai propri collaboratori, sia sotto il profilo strettamente organizzativo e legato al risultato, sia sotto la sfera sociale, originate dall’esperienza e dal contesto. Vediamo ora i principali modelli e teorie di decision making che vengono utilizzate nei corsi di leadership aziendale e non solo.

I principali modelli di decision making

Prendere delle decisioni solitamente prevede il considerare almeno due opzioni che si differenziano per diversi elementi e caratteristiche. Selezionare un’opzione piuttosto che un’altra mette la persona davanti ad un atto di valutazione complessiva delle alternative possibili, sfruttando modalità di ricerca ed elaborazione delle informazioni e tutte le strategie decisionali disponibili. In psicologia e ed economia gli esperti si trovano d’accordo nell’affermare che esistono due motivazioni umane principali che ci spingono a scegliere: il desiderio di ridurre l’incertezza e il desiderio di ottenere un vantaggio, il tutto legato ad un ragionamento probabilistico. I due approcci principali di decision making sono quello normativo, connesso al pensiero razionale e alle probabilità e quello descrittivo che permette di fronteggiare i problemi con strategie euristiche, ossia scorciatoie cognitive per ridurre complessità del contesto decisionale, come spiegato negli studi di Kahneman e Tversky. Tra le categorie di strategie di presa di decisione esistono quelle di tipo compensatorio tra cui il modello dei pro e contro e quello delle differenze, per cui si valuta la differenza tra l’una e l’altra possibilità. La seconda categoria consiste nell’approccio non compensatorio, per cui ci si focalizza su un criterio restrittivo ed eliminatorio e le opzioni meno piacevoli vengono escluse gradualmente. C’è un ultimo concetto legato al prendere decisioni denominato framing o effetto di incorniciamento, che consiste nel modo in cui un individuo si rappresenta mentalmente le conseguenze di ipotetiche alternative legate ai problemi decisionali. Ogni scelta più o meno rischiosa dipenderà quindi dal tipo di frame pensato, guadagnandoci o perdendoci rispetto a un punto di riferimento. Di altro parere è la teoria di Simon che considera l’essere umano incapace di ragionare in modo totalmente formale e razionale, poiché le attività mentali dedicate alla raccolta e all’elaborazione delle informazioni hanno dei limiti intrinseci, dalla memoria a breve termine limitata all’attenzione selettiva e dei limiti esterni, legati al contesto in cui avviene la presa di decisione, come i limiti di tempo o particolari situazioni di stress.

In conclusione, è evidente che nel processo decisionale il lato emotivo degli individui influenzi ancora le decisioni. Le emozioni quindi rimangono uno dei fattori più importanti di interazione tra le condizioni ambientali e i processi decisionali quotidiani delle persone, che possono rendere le scelte dei veri e propri colpi di scena.