La storia dei Jizu

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A tutti sarà capitato di incontrarli… sì proprio i Jizo… sono statuine poste ai cigli delle strade sempre vestiti di rosso.
Queste statuine rappresentano i Jizu Bosazsu.
E’ la prima divinità che si incontra scendendo in Giappone.
Nei miei viaggi dal 1982 mi hanno accompagnato e direi protetto essendo protettori dei viaggiatori, a tal punto mi sono affezionato a loro.
Tra mistero e realtà mi hanno accompagnato in tutto il Giappone per gli affari di famiglia con il corallo e le perle coltivate da Kobe a Ise da Shizuoka ad Oita…
Da qui narro la storia dei Jizu, una bellissima fiaba antichissima giunta fino a noi dal mondo fantastico del C’era una volta o meglio

Mukashi Mukashi aru tokoro ni
C’erano una volta un nonno e una nonna.
Il nonno, per guadagnarsi la vita fabbricava cappelli di paglia.
Entrambi vivevano in povertà e una volta, a capodanno, capitò che non avessero nemmeno i soldi per comprare i tradizionali biscotti di riso.
Così il nonno decise di andare in città e vendere alcuni cappelli di paglia. Ne prese cinque e si mise in cammino.
La città era lontana e per arrivare lì, il vecchio, doveva attraversare la campagna.
Finalmente raggiunse la città e passeggiando per le vie gridava:
“Cappelli di paglia, cappelli di paglia! Chi vuole dei cappelli!”
La città era piena di gente che faceva le compere di Capodanno: pesce, sake, biscotti di riso e poi si affrettava ad andare a casa.
Nessuno comprava i cappelli del vecchio.
A Capodanno tutti restano a casa ed i cappelli di paglia servono a poco.
Per tutto il giorno il vecchio girò per la città offrendo i suoi cappelli, ma non riuscì a venderne neanche uno.
Verso la fine del pomeriggio decise di rientrare a casa senza aver potuto comprare i biscotti di riso.
Mentre stava uscendo dalla città si mise a nevicare.
Il vecchio era molto stanco e attraversando la campagna scorse gli Ojizousama, le statue tagliate dalla pietra che, in Giappone, rappresentano le divinità dei bambini.
Ce n’erano sei e la neve cadeva sulle loro teste e scendeva sulle loro faccie.
Il vecchio, che aveva buon cuore, pensava che i poveri Ojizousama avessero molto freddo, così pulì dalla neve le loro teste e gli mise i cappelli che non era riuscito a vendere, bisbigliando:
“Questi sono semplicissimi cappelli di paglia, vi prego di accettarli…”
I cappelli erano solo cinque, mentre le statue erano sei, allora il nonno diede il suo cappello all’ultimo Ojizousama dicendogli:
“Questo cappello è troppo vecchio e consunto, ma ti sarà utile.”
Fatto ciò il nonno riprese la sua strada sotto la neve.
Il vecchio rientrò a casa tutto coperto dalla neve. Vedendolo senza il suo cappello, la nonna gli domandò che cosa era successo e lui gli raccontò la storia dei Ojizousama.