La storia infinita del Banco di Napoli

188
di Paolo Pantani
Siamo rimasti molto sorpresi da questo evento del 10 dicembre al Lanificio 25, di questa docu-serie sul Banco di Napoli, persino ancora “in sviluppo”, un effetto annuncio diciamo, con il contributo finanziario pubblico della Regione Campania.
La storia della fine del Banco di Napoli tutto è, tranne che una storia di potere, nel senso che i Poteri allora, tutti, nazionali e locali, erano per porre fine alla più antica banca del mondo.
Il Denaro on line, unico in un fragorso silenzio da parte di tutti, istituzioni comprese,ci ha seguito in una grande campagna di stampa, nonché di indagine giornalistica, esattamente dal 16 di ottobre 2017, come si può vedere dalla pubblicazione in agenda: https://www.ildenaro.it/convegno-la-vicenda-del-banco-di-napoli/
È cominciata ai Quartieri Spagnoli, alla Mediterranea Associazione Culturale via Carlo de Cesare 60, nomen omen.
I Quartieri Spagnoli sono luogo storico di antica elaborazione politica, era qui la sede della redazione de”Il Monitore Napoletano”, del 1799, a Sant’Anna di Palazzo, proprio a fianco alla attuale Pizzeria Brandi.
Poi veniva stampato alla Stamperia, ex reale, a Piazzetta Rosario di Palazzo, sempre ai Quartieri, l’ ultimo numero fu stampato con le truppe sanfediste già in città, segno he la stamperia era stata difesa fino all’ultimo, quindi anche la popolazione dei Quartieri partecipava alla resistenza, altrimenti la bloccavano subito la propaganda Repubblicana .
Un po’ di storia passata serve a comprendere bene il contesto e lo spirito della prima serata sul tema.
L’incontro andò benissimo, sala pienissima, c’era anche il compianto amico Peppino Ossorio,che lamento’ l’assenza dal dibattito pubblico, per avvenuta scomparsa, della aristicrazia operaia, la quale che orientatava tutte le scelte.
Lo diceva proprio lui, che era elite illuminata,diciamo così.
Ci è stato anche un incontro a più voci fra i partiti all’Ancrel Campania, partecipò anche Roberto Fico, all’epoca candidato alla Camera, erano presenti molti giovani, tra i quali Andrea Rey, docente e economista aziendalista e il gionalista sportivo Diego Pantani.
L’inchiesta giornalistica è andata avanti nel corso degli anni, è uscito persino un Libro, presentato in varie occasioni.
La.prima volta al Museo di Napoli, nella Casa dello Scugnizzo a Materdei, grazie sempre al presidente Gaetano Bonelli, abbiamo scelto di farla qui la presentazione perché altamente simbolica, infatti il Banco di Napoli appartiene alla storia, ormai.
Ovviamente nessun rappresentante politico era stato invitato, volevamo partire dal basso e con tutti, indistintamente,l’assenza di un polo finanziario locale riguarda tutti noi.
Erano relatori, fra gli altri, l’economista Pietro Spirito e Aldo Pace, storico direttore della Fondazione Banco di Napoli.
Inaspettatamente, senza alcun invito, non lo conoscevamo neanche,vedemmo una persona che considerammo un sosia, lo facemmo aspettare in piedi un ora, non c’erano posti a sedere, per assicurarci che era lui, una volta certi, dicemmo al padrone di casa, Gaetano Bonelli di procurare una sedia al vicepresidente della Regione Campania avvocato Fulvio Bonavitacola e farlo sedere, per galateo istituzionale, al tavolo dei relatori e lo facemmo intervenire per ultimo, secondo la scaletta.
Non solo, venne pure il secondo grande azionista del Banco di Napoli, Nino Crispino.
La campagna di stampa non si fermò assolutamente, si fece una grande iniziativa al Circolo La Contea, presieduta dal presidente avvocato Luciano Schifone, qui conoscemmo Carlo Della Ragione e Gennaro Cortucci, quest’ultimo ex amministratore del Banco di Napoli, inoraggiammo entrambi a raccogliere una raccolta di. Memorie.
Successivamente sfumò una presentazione del Libro all’ Istituto Italiano per gli studi filosofici, per asimmetria informativa, non eravamo noi gli organizzatori, ma la replicammo subito di nuovo al Museo di Napoli, intervenne anche Francesco Saverio Coppola, presidente del gruppo Seniores del Banco di Napoli.
Poi alla Fondazione San Giuseppe dei Nudi, grazie sempre al sopraintendente Ugo de Flaviis, venimmo insieme da Santa Lucia il compianto Ermanno Corsi, grande consigliere strategico ed io.
Poi chiudemmo la campagna di stampa e la indagine giornalistica in “corpore vili” , alla Fondazione Banco di Napoli, il moderatore Fernando Santonastaso propose di cambiare media, farme un filmato, raccogliemmo immediatamente la proposta nell’ultimo intervento programmato.
Il 16 di ottobre scorso, visto che nessuno parlava di questi temi, in piena campagna elettorale, abbiamo fatto un convegno con il Circolo Canottieri di Napoli, l’Associazione Campo Sud e il Centro Studi Regione Mezzogiorno Mediterraneo Eu-Med.
Grazie ai presidenti Giancarlo Bracale, Marcello Taglialatela e Stefano Stanzione.
in piena campagna, con il traffico in tilt, la “piazza grandi eventi” sempre bloccata, come al solito, sotto una pioggia scrosciante, abbiamo riempito la sala ed è stato portato all’attenzione un altro Libro:”Il capitale perduto” raccolta di. Memorie di Gennaro Cortucci edito da Giannini Editore.
Abbiamo colto la attenzione in maniera forte e dura.
Sono intervenute molte emittenti locali, anche una rete nazionale, ho visto il servizio montato e filmato con le interviste, non è mai passato nel menabò. Questo per dire che è un lavoro di squadra collettivo, appartiene alla storia di tutti noi, non li abbiamo citati tutti, per arrivare alle conclusioni per una sintesi giornalistica.
Assolutamente nessuna istituzione è mai intervenuta sulla vicenda, né durante né in corso, né a livello nazionale, né locale. Intervennero solo i singoli: Marcello Taglialatela, Luciano Schifone, Augusto Graziani, Gustavo Minervini, Francesco Fimmanò  e pochi altri.
Sono ineludibili i ruoli di Carlo Azelio Ciampi, Claudio Ciampi, Mario Draghi al centro dei fatti narrati, come pure del governo centrale e del parlamento tutti zitti.
Solo in consiglio comunale ci fu un dibattito sulla “oscura vicenda”, senza determinazioni alcune.
Come è ineludibile la afasia istituzionale a livello locale,la quale era all’apice del consenso, il massimo vertice cittadino dichiarò soltanto: “salvaguarderemo i livelli occupazionali”, come se la banca più antica del mondo servisse solo per i posti è non per lo sviluppo locale. Nel frattempo, grazie Il Denaro, è aumentata la consapevolezza, la storia non è finita, né si può riassumere con una “docu-serie ancora in sviluppo”, finanziata persino da una istituzione che non è mai intervenuta, presente solo alla prima presentazione del Libro per ascoltare.
Questa storia è di tutti, pertanto ci compete e ci spetta portarla avanti, fino in fondo e fino alla fine, il Meridione d’Italia deve assolutamente riavere il suo polo finanziario e creditizio locale, la Storia non si può raccontare mentre la si sta scrivendo, diceva “Giorgione” Amendola., difatti la sua raccolta di memorie si intitola semplicemente “Lettere a Milano”.