La sublimazione della slealtà e il rischio del ristagno secolare dell’economia

(Imagoeconomica)

L’umanità tutta sta assistendo al riproporsi di un comportamento negativo che ha accompagnato parte di essa nel corso della sua evoluzione e che sembrava, negli ultimi tempi, si fosse messo da parte. Si tratta della slealtà, talvolta estesa fino all’inganno vero e proprio. Quella stessa che è arrivata a mettere l’un contro l’altro anche i fratelli per non dire degli amici. La storia è piena di episodi connotati da quel modo di fare, peraltro comprensibile anche se mai giustificabile. Nei giorni scorsi si è potuto assistere alla sublimazione di quanto accennato. Putin ha mandato a Ankara una delegazione per trattare con una analoga inviata da Zelensky. Padrone di casa il premier turco Erdogan che, con inconsueta moderazione, ha preso posto in mezzo alle due formazioni. Il gesto avrebbe voluto essere non solo simbolico, tant’è che l’autore ha esordito dicendo che era la soprattutto per far si che si arrivasse almeno a un cessate il fuoco. Quel poco che quei negoziatori erano riusciti a mettere in piedi in tal senso sul Bosforo è stato completamente e subito disatteso da Putin e dai laidi personaggi ai suoi ordini. Quanto fin qui esposto basta e avanza per confermare chi è veramente l’inquilino del Cremlino: una persona che per raggiungere il suo scopo non guarda in faccia nessuno. Con la più grande disinvoltura ha rinnegato quanto faticosamente messo insieme dai suoi emissari in Turchia. Una canzone di Fabrizio de Andrè degli anni ’60 descriveva, all’interno di un gruppo di emarginati, anche un derelitto molto simile a quel personaggio senza qualità, particolarmente turpe, che da chi lo conosceva era additato come quello che aveva venduto sua madre al nano. Ciò che inquieta di più è che il russo abbia una fascia di sostenitori convinti fino al fanatismo. E, stupore tra gli stupori, parte di essi che dice la sua, facendone il gioco, da tribune importanti. La inaffidabilità di quell’oligarca non è una novità dell’ultima ora, come non lo è che lo stesso è quindi è da mettere al bando senza se e senza ma, cioè da emarginare. Come si muove fa danni, eppure in Italia ma con valenza mondiale, c’è qualcuno che, mischiando il sacro con il profano, dà in pasto all’ informazione anatemi di più che dubbia opportunità e tempestività. Costui è Francesco, che con revisioni poco attinenti dei discorsi che fece il santo del quale porta il nome, fa capire che l’occidente non dovrebbe in nessun modo schierarsi materialmente nel conflitto in essere, più precisamente non fornire armi all’Ucraina. Qualcuno tra chi lo segue potrebbe aggiungere che Pasqua è vicina, la colomba della pace con il ramoscello di ulivo nel becco sta per arrivare e quindi, per miracolo, terminerà l’eccidio. Sempreché il pennuto non venga colpito in volo da un missile terra aria e che sopravviva almeno il coro dell’opera di Kiev. Sarà pronto a intonare Sole che sorgi appena Vladimir il conquistatore andrà da quelle parti a prendere le chiavi della città.
Del resto credere nelle soluzioni prodigiose è proprio di un papa, ma non ne deve fare uso a sproposito, in particolare mentre il premier del Paese che lo ospita è impegnato con i suoi omologhi europei e d’oltreoceano a trovare soluzioni concrete al problema. Solo per colore, il diritto internazionale contempla due modi con cui uno stato ospita le delegazioni diplomatiche straniere. Usa all’uopo, a seconda della libertà di azione goduta dalle stesse nel paese che le ospita, i verbi patì, sopportare e tolle, tollerare. Sarebbe opportuno che si definisse, una volta per tutte, sia da parte dell’ ospitante che dell’ ospite, quale sia il verbo da usare per ben definire il ruolo temporale di chi siede sul soglio di Pietro. Anche perché majora premunt e sono di tale peso che rischiano di mettere paradossalmente in secondo piano la messa a ferro e fuoco che la Russia sta perpetrando in Ucraina. Quel russo oltre che sleale è anche commercialmente scorretto e sta ricattando l’Europa intera mestando nel mercato con più spregiudicatezza del suo omologo cinese e ciò è quanto dire. Se proprio si vuole fare un paragone calzante, bisogna andare con la memoria ai mercanti del nordafrica del secolo scorso, senza alcuna intenzione di offenderli o ai venditori nell’ombrello che, nell’ immediato dopoguerra, a Napoli, popolavano la piazza antistante la stazione centrale.
Dunque Putin, non contento di essersene uscito per il rotto della cuffia aumentando unilateralmente e drasticamente il prezzo degli idrocarburi, in particolare il gas, va oltre. Le quotazioni di quei prodotti sono regolamentate da contratti ventennali, ciononostante il presidente russo pretende di poter violare quel documento, anche comunicando che accetterà solo pagamenti in rubli. Tanto, nonostante che all’interno dello stesso è chiaramente indicato che deve avvenire solo in dollari e in euro. Va aggiunto per completezza che l’Opec a cui la Russia si aggancia nella versione plus, da quando è stata creata ha accettato sempre e solo pagamenti in dollari, solo di recente anche in euro. A conferma di tale rigidità, alla Cina, che compra da quella associazione quantità enormi di idrocarburi, per ora non è stata data risposta alla richiesta di voler pagare in valuta locale. Come se non bastasse, nelle ultime ore il “boss” di Mosca ha minacciato l’Europa di chiudere completamente i rubinetti del gas. Si rivelerà probabilmente anche essa una “putinata”, neologismo introdotto nel linguaggio parlato per indicare comportamenti indefinibili e apodittici. Intanto l’ Europa sente sul collo il soffio freddo della carestia. Quel dittatore, che sembra sempre più la caricatura della caricatura del personaggio interpretato da Chaplin in il Grande Dittatore, starebbe per annunciare che tutto quanto è prodotto in Russia dovrà a breve essere pagato in rubli. Nemmeno i mercanti arabi, agli albori della civiltà e quindi all’inizio del commercio estero, arrivarono a comportarsi così, anzi! Prima che si pensasse di battere moneta, si resero conto che le transazioni sarebbero potute avvenire anche senza il baratto. Si accorsero che i semi delle carrube erano tutti uguali tra loro, per cui si poteva esprimere con quei vegetali il valore di ciò che si comprava e si vendeva in tutto il bacino del Mediterraneo. E l’idea funzionò, tant’è che attualmente si cerca sempre più di far ricorso a valute forti e diffuse per operare transazioni internazionali. Si comincia quindi a parlare di razionamenti da parte di ciascun paese. Il solo annuncio ha provocato tra i paesi occidentali poco meno di una crisi di panico. Partirebbe di conseguenza uno dei processi più temuti da chi, in qualsiasi modo, ha a che fare con i fenomeni economici: il ristagno secolare dell’ economia. Per ridurlo a chiacchiere da barberia o da locale di parrucchiere, esso avrebbe una portata non molto diversa da quella del Diluvio Universale.
Non risparmierebbe niente e nessuno, compresi il Vaticano e Castel Gandolfo.