La Svimez: Covid devastante per il lavoro dei giovani del Sud (-6,9%) e delle donne (-3%) e per il turismo

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La pandemia da Covid-19 ha impattato sul mondo del lavoro con un calo dell’occupazione piuttosto omogeneo tra Mezzogiorno (-2%) e Centro-Nord (-1,9%), ma sono le donne e i giovani del Sud a subire l’impatto occupazionale maggiore nella crisi pandemica: -3% a fronte del -2,4% del Centro-Nord per le donne; -6,9% al Sud a fronte del -4,4% del Centro-Nord per i giovani under 35. È quanto emerge dal rapporto Svimez ‘Il lavoro nella pandemia: impatti e prospettive per persone, settori e territori’ Si tratta – precisa l’istituto – di dati che ancora non tengono conto dei disoccupati ‘virtuali’ degli attuali cassaintegrati e dei lavoratori solo ufficialmente occupati per effetto del blocco dei licenziamenti.Nel Mezzogiorno flettono in misura più accentuata i dipendenti (-2,3% a fronte del -1,3% degli indipendenti), mentre nel Centro-Nord sono gli autonomi a subire il calo più intenso (-3,6% a fronte del -1,5% dei dipendenti). I dipendenti a termine calano dell’11,6% nel Mezzogiorno e del 13,3% nel Centro-Nord, mentre i permanenti aumentano dello 0,4% nel Mezzogiorno e dello 0,7% nel Centro-Nord. Gli effetti più marcati, si rileva nel Report Svimez, si registrano nel settore dei servizi, soprattutto nei comparti labour intensive dell’accoglienza, della ristorazione, del turismo, della cultura, del piccolo commercio, e dei trasporti, dove più frequente è il ricorso il lavoro a tempo parziale o stagionale. Le attività del terziario sono state anche quelle che hanno fatto maggior ricorso alla Cassa Integrazione: sul totale delle attività, il 16% operano nel commercio e riparazione di autoveicoli e beni personali, il 14,7% nell’ospitalità e nel turismo, l’11,9% nelle attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca, servizi alle imprese.

Il turismo è il settore più colpito, nel 2020 presenze dimezzate
Tra i settori più colpiti dall’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia Covid a soffrire di più è stato il turismo e le attività legate al turismo e alla cultura. In particolare, il turismo, dopo anni di crescita costante, ha subìto una profonda battuta di arresto, con quasi 233,2 milioni di presenze in meno negli esercizi ricettivi rispetto al 2019 (un calo del 53%). La clientela straniera è calata di oltre il 70%, quella italiana del 36%. È quanto emerge dal rapporto Svimez ‘Il lavoro nella pandemia: impatti e prospettive per persone, settori e territori’.In dettaglio, il comparto alberghiero è quello che ha evidenziato i segnali di maggiore sofferenza: le presenze registrate nel 2020 sono meno della metà (il 43%) di quelle rilevate nel 2019, mentre quelle del settore extra-alberghiero circa il 53%. I viaggi – precisa ancora Svimez – si sono pressoché dimezzati passando da circa 71mila nel 2019 a 37mila nel 2020. Le persone che hanno viaggiato su 100 residenti sono passate da circa 24 a 13 in Italia, e da 12 a 6 nel Mezzogiorno, mentre i viaggi pro-capite sono passati da 1,2 a 0,6 a livello nazionale e da 0,6 a 0,3 nel Mezzogiorno. In termini di occupazione le attività legate al turismo e alla cultura, che registrano nell’anno una diminuzione di 187mila occupati nel settore turistico e di 33mila nel settore culturale; in termini percentuali si tratta di un calo pari rispettivamente dell’11,3% e del 5,2%. Circa la metà degli occupati persi tra il 2019 e il 2020 (-456 mila persone) è ascrivibile a questi settori. Tra il 2019 e il 2020, nel Mezzogiorno il comparto delle attività turistiche ha subito una flessione più accentuata (-12,7% a fronte del -10,7% del Centro-Nord).

In aumento i giovani Neet (che non studiano e non lavorano)
I giovani under 35 che non studiano e non lavorano (Neet) nella media del 2020 sono saliti al 36,1% nel Mezzogiorno dal 35,8% nel 2019, ed al 18,6% nel Centro-Nord rispetto al 16,6% nel 2019. È quanto emerge dal rapporto Svimez ‘Il lavoro nella pandemia: impatti e prospettive per persone, settori e territori’. Secondo il report, tra il 2008 e il 2020 flette l’occupazione in tutte le regioni del Mezzogiorno con picchi elevati in Calabria (-10,4%) e Sicilia (-8.9%) e relativamente bassi intorno al 3% in Campania e Basilicata. Dinamiche positive caratterizzano Toscana (+1,4%), Emilia Romagna (+2,1%), Lombardia (+3,1%) e, soprattutto, Trentino Alto Adige (+6,8%) e Lazio (+7,2%). Il tasso di disoccupazione corretto è dunque pari al 25,4% nel Mezzogiorno dal 24,1% nel 2019, e del 13,4% nel Centro-Nord rispetto all’8,8% nel 2019. Con salari stagnanti e ore di lavoro che scendono non sorprende che il numero di persone che, pur lavorando, sono comunque povere, potendo contare su un reddito inferiore al 60% di quello medio, sia nettamente aumentato: i poveri tra gli occupati in Italia erano l’8,9% nel 2004, sono saliti al 12,2% nel 2017 e 2018 e al 13% nel 2020.A ciò si aggiungono, nota Svimez, difficoltà di reperimento. Il Mezzogiorno regi-stra un aumento relativamente più accentuato delle difficoltà di reperimento che pas-sano dal 21 al 25% mentre nel Centro Nord salgono dal 28,5 al 31,5%. La tendenza verso una maggiore qualificazione del personale emerge anche dalla crescita della per-centuale di laureati richiesta dal 13 al 14%.

Crisi economica asimmetrica, Mezzogiorno più colpito
La crisi economica e sociale seguita all’emergenza sanitaria da Covid-19 ha determinato effetti territoriali asimmetrici, solo in parte ricomposti dalle pur incisive misure di sostegno del lavoro e delle imprese a causa delle rilevanti differente strutturali maturate tra Nord, Centro e Sud nel corso della lunga crisi 2008-2014 che hanno de-terminato capacità di assorbimento e reazione allo shock di intensità molto variabile. È quanto emerge dal rapporto Svimez ‘Il lavoro nella pandemia: impatti e prospettive per persone, settori e territori’ che indica come tra il 2008 ed il 2020 fletta l’occupazione in tutte le regioni del Mezzogiorno con picchi elevati in Calabria (-10,4%) e Sicilia (-8.9%) e relativamente bassi intorno al 3% in Campania e Basilicata. Dinamiche positive caratterizzano invece Toscana (+1,4%), Emilia Romagna (+2,1%), Lombardia (+3,1%) e, soprattutto, Trentino Alto Adige (+6,8%) e Lazio (+7,2%). In calo le altre regioni e in particolare con valori intorno al -5% Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Marche. L’analisi settoriale evidenzia inoltre andamenti negativi in tutte le regioni per il settore industriale con l’eccezione del Trentino Alto Adige e andamenti positivi nei servizi in tutte le regioni con l’eccezione della Liguria al Centro-Nord e di Abruzzo, Basilicata e Sicilia al Sud.
I settori più dinamici – precisa Svimez – sia prima della pandemia sia, sostanzialmente anche dopo sono gli altri servizi collettivi e personali e le attività di alloggio e ristorazione in forte cre-scita in tutte le regioni del Centro-Nord con l’eccezione di Piemonte, Valle d’Aosta e Marche dove restano sostanzialmente sui livelli del 2008. Tali comparti sono in netta crescita anche nel Mezzogiorno, con l’eccezione di Calabria (-8,5%) e Campania (-5%) per le attività di alloggio e ristorazione e Basilicata (-6,3%) e Sicilia (-3,4%) con riguardo agli altri servizi collettivi e personali. Il numero medio di ore integrate è più alto nelle regioni meridionali e del Centro (293) e anche l’incidenza dei cassintegrati sui dipendenti totali è leggermente più alta nel Mezzogiorno (quasi il 50%).Ne è risultato profondamente colpito un mercato del lavoro nazionale già segnato dalla mancata crescita della produttività e dei salari, dalla precarizzazione e parcellizzazione del lavoro (sempre più spesso a bassa qualificazione), da un tendenziale aumento delle diseguaglianze sociali, di genere e generazionali, tutte in larga parte sovrapponibili ai divari territoriali.

Gli effetti sull’occupazione
Lo shock da Covid ha avuto effetti estremamente significativi su una struttura del mercato del lavoro già segnata da criticità e debolezze. É quanto emerge dal rapporto Svimez condotto per l’ente bilaterale confederale Enbic sul tema ‘Il lavoro nella pandemia: impatti e prospettive per persone, settori e territori’.In attesa di capire quali saranno le concrete conseguenze della fine del blocco dei licenziamenti e della cassa integrazione Covid, il rapporto evidenzia a oggi un calo dell’occupazione abbastanza omogeneo nel Paese, mentre ancora una volta appaiono particolarmente colpite le fasce tradizionalmente più deboli del mercato del lavoro come i giovani e le donne. In prospettiva – conclude il report Svimez- sono tre i fronti da presidiare con specifiche misure utili a scongiurare i rischi di amplificazione delle disuguaglianze tra persone, settori e territori: lo strutturale disallineamento tra domanda di lavoro delle imprese e i livelli di competenze maturate dai giovani italiani più istruiti al primo ingresso nel mercato del lavoro; la graduale riduzione delle misure di sostegno a imprese e lavoratori; le nuove forme di organizzazione del lavoro quali lo smart-working nel settore pubblico e privato.