La tempesta perfetta chetata da Super Mario

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Torna in campo super Mario e restituisce fiato e ottimismo ai mercati, a conclusione di una settimana che dire di passione è poco per le piazze finanziarie di mezzo mondo. In particolare, per la borsa di Milano, dove i titoli delle banche, e più di tutte Mps – messa sotto scacco dalla speculazione – hanno subito perdite notevoli. L’istituto senese, infatti, tra lunedì e mercoledì scorsi, è stato ad un passo dal bail in (modo british, come si sa, mutuato dalle direttive europee per indicare quello che da noi si dice semplicemente fallimento) travolto da una marea di vendite che ne ha letteralmente devastato il capitale.

La terza banca d’Italia (2mila sportelli, crediti alla clientela per circa 132 miliardi di euro e asset in gestione per circa 199 miliardi) ha infatti bruciato circa 8 miliardi. Di più: dall’inizio dell’anno ha praticamente dimezzato il capitale (-45%) arrivando al punto di vedere il fondo, a 1,9 miliardi, ben distante cioè dai 3 miliardi di aumento di capitale realizzato solamente sei mesi fa, a fine giugno. Aumento completamente bruciato, dunque, e che fu voluto, anzi, preteso espressamente dalla Banca centrale europea. Immissione di liquidità che peraltro arrivava a distanza di solo un anno, dalla precedente iniezione di altri 5 miliardi di euro. Questo, insomma, giusto per definire esattamente le dimensioni del disastro.

Ma si diceva di Mario Draghi. Giovedì scorso, nel consueto briefing con la stampa a conclusione del Consiglio direttivo, le parole del presidente della Bce hanno innescano un vero e proprio rally a Piazza Affari e sul mercato obbligazionario italiano. Draghi ha fatto chiaramente intendere che Francoforte dovrà “rivedere il proprio orientamento di politica monetaria, alla luce del deterioramento delle prospettive d’inflazione”. In altri termini, la Bce potrebbe varare nuove misure espansive già dal prossimo mese di marzo. Parole che hanno avuto l’effetto di un balsamo sulle ferite di Piazza Affari (e non solo) che dunque è arrivata finalmente a guadagnare il 4%, così come Mps è balzato in avanti di oltre il 30%. Dichiarazioni, inoltre, che hanno scatenato un vero e proprio rally per i Btp, al punto che il decennale banchmark è arrivato a guadagnare oltre una figura e il rendimento, che prima della conferenza stampa viaggiava in area 1,58% è sceso fino a 1,51%, per poi riassestarsi a 1,53%. Ed è sceso (fino a 112 punti base) anche lo spread con l’analoga scadenza del Bund, che prima dell’intervento di Draghi segnava 118 punti base. Non solo. Per la prima volta da due settimane l’euro è anche sceso sotto 1,08 dollari, lasciando sul terreno circa l’1% (0,9% per l’esattezza) sul biglietto verde.

Tutto questo, però, non deve far perdere di vista ciò che effettivamente è accaduto. E che si può raccontare in poche ma chiare parole. E cioè, questa settimana l’indice Ftse Mib ha di fatto azzerato i guadagni accumulati nell’intero 2015 portandosi sui minimi di metà gennaio 2015.

Un dato che – nella maggior parte dei commenti che ne sono seguiti – ha alimentato il sospetto di una nuova tempesta finanziaria, dopo quella del 2011 che – si ricorderà – portò al defenestramento di Berlusconi da Palazzo Chigi.

Dunque, stavolta, nel mirino di manovratori “occulti ed esterni” ci sarebbe il nuovo, giovane ed intemperante presidente del Consiglio dei ministri italiano, Matteo Renzi, che dopo aver nei mesi scorsi duellato a più riprese con la cancelliera tedesca Angela Merkel non ha disdegnato, ora, di impugnare la sciabola con la Commissione europea, non solo per la gestione degli immigrati, ma soprattutto per le politiche economiche di rigore che nessuno aiuto stanno portando, a dire il vero, al cammino dello sviluppo. Al punto che il presidente Jean-Claude Juncker, perdendo la trebisonda, è arrivato a dire: “Per noi Renzi non è più un interlocutore”. Che in altri termini equivale a dire: al punto cui si è giunti, “un nuovo interlocutore sarebbe meglio”. Insomma, dagli a Renzi come a Berlusconi.

Parole e senso che risuonano come melodia nelle orecchie di quanti – e non sono pochi, soprattutto da sinistra – lo vanno da tempo dicendo anche in Italia. E che oggi non perdono l’occasione di rincarano la dose. Rispetto a Berlusconi, tuttavia, la posizione di Renzi – pure travolte dalla polemiche della Banca Etruria, che non è la stessa cosa delle “olgettine”, evidentemente – è oggettivamente diversa. Intanto, perché in Europa il giovane toscano qualche alleato importante ce l’ha (vedi la Francia, che naviga in acque procellose al pari dell’Italia). In casa, invece, ha addirittura allargato la maggioranza, visto che i senatori dell’ex forzista Denis Verdini hanno approvato la riforma costituzionale.