La vicenda dell’ingegnere cagliaritano che non riesce a rientrare in Italia

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In foto Stefano Pontesilli

Sarebbe in via di soluzione la vicenda dell’ingegnere cagliaritano
Massimiliano Angius, 52 anni che a causa della pandemia non riesce a rientrare in Italia come relaziona l’articolo di Paolo Salvatore Orru .
Come ci è stato comunicato dalla famiglia la situazione è stata risolta grazie all’intervento dell’Ambasciata italiana in Nigeria di cui l’Ambasciatore Marcello Ricoveri . L’incomprensione sarebbe stata con il consolato italiano a Lagos e non con l’Ambasciata. L’appello dei familiari, spiegano le autorità italiane, faceva erroneamente riferimento all’Ambasciata la quale non era mai stata interpellata da Massimiliano. L’importante è che ora Angius possa rientrare in Italia e possa riabbracciare dopo tanto tempo la sua famiglia e soprattutto la moglie che è in stato di avanzata gravidanza a rischio ed è ricoverata all’ospedale ‘Brotzu’ di Cagliari”. Il rientro è stato per il 14 luglio.
I pochi voli charter sono insufficienti alle enormi richieste, comunque il suo nome è nella nostra mailing list e continuerà a ricevere le informazioni su eventuali voli disponibili. Cordiali saluti. Operatore numero …, ufficio consolare Lagos”. In queste poche righe, il riassunto dell’odissea iniziata sei mesi fa da Massimiliano Angius, 52 anni, un ingegnere cagliaritano che lavora nel continente africano per una azienda tedesca. Il tecnico è bloccato da qualche tempo a Lagos (Nigeria) a causa del coronavirus. Al telefono Max Angius mostra di essere tranquillo, anche se nel prosieguo dell’intervista rilasciata a Tiscali non nasconde di essere abbastanza inquieto per la piega che sta prendendo la sua vicenda. “Lavoro a Lagos da molti anni, qui sto bene, ma adesso vorrei tornare al più presto a Cagliari (Sardegna), anche perché fra qualche giorno nascerà mio figlio, ma la nostra ambasciata non è per nulla operativa in questo senso”, ha spiegato al telefono il tecnico. Prende fiato, poi racconta una storia che condivide, nella forma, con tanti altri italiani sparsi per il mondo. “L’Ambasciata e il consolato continuano a mandarmi link e liste di attesa di voli fantomatici e per i quali non trovo alcun riscontro, questo è il discorso”, commenta ancora l’ingegnere. La sostanza della sua narrazione è semplice: “I funzionari stanno agendo in modo molto disorganizzato, soprattutto non sono in grado di dare riferimenti orari precisi. So che anche qui in Nigeria molti italiani stanno subendo la stessa sgradevole situazione”, ha affermato Angius. Il tecnico lavora da molti anni nel paese africano, i suoi parenti e sua moglie sono abituati alle lunghe assenze del congiunto. Solo che questa volta il Covid-19 lo sta costringendo ad un distacco troppo prolungato. “No, non sono preoccupato per il Coronavirus: pare ci siano soltanto 20 mila infettati in tutta la Nigeria, una nazione di oltre 200 milioni di abitanti”, ha spiegato Angius. La percentuale è bassa. Tuttavia, tutti i voli internazionali sono stati banditi. “Sfortunatamente”, ha commentato ancora il tecnico di Cagliari, “gli aeroporti sopranazionali a causa del Covid sono ancora blindati, per tornare in Italia, quindi, posso solo sperare nei voli di emergenza, charter o simili, ma poterli prendere devo essere informato in tempo, invece le comunicazioni avvengono all’ultimo minuto o – addirittura – dopo che gli aerei sono già decollati”. E l’azienda non fa nulla? “La società non può fare molto, il mio imbarco dipende solo dai nostri rappresentanti in Nigeria”. Con consolato e con ambasciata è quasi impossibile comunicare. “Purtroppo, non si fanno trovare al telefono: non rispondono, hanno un gruppo WhatsApp dove possono scrivere solo loro … i voli Alitalia sono fermi, da chi dipende? Di italiani da ripatriare ce n’è: la maggior parte, come me, sono in lista di attesa in Senegal, in Tanzania e in Kenia”.