Laboccetta: La riscossa populista di Novi? Libro-profezia di un giornalista capace di leggere il futuro

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In foto il giornalista Emiddio Novi, scomparso lo scorso 24 agosto

Il libro di un politico “che pensava con la propria testa”, un intellettuale “controcorrente”, capace di “leggere il futuro” inquadrandolo “nei grandi scenari internazionali”. E’ “La riscossa populista” di Emidio Novi, parlamentare di Forza Italia, scomparso meno di un anno fa dopo essere stato investito, il 24 agosto 2018, da un camion della spazzatura in retromarcia nel suo paese di Sant’Agata di Puglia. E a ricordare per l’Adnkronos il collega e amico di tante battaglie politiche (fin dai tempi della comune militanza nel Msi) è Amedeo Laboccetta, che del libro ha scritto la prefazione. “Sono moltissimi gli amici -afferma- che chiedono che venga presentato: dopo Napoli, Foggia, Caserta, Benevento, sarò in diverse città in tutta Italia”. “Questo libro -afferma- è il testamento politico di un intellettuale che aveva una non comune capacità di analisi della società: come 25 anni fa aveva capito la capacità attrattiva verso ceti diversi che aveva Silvio Berlusconi con la nascente Forza Italia, così ha denunciato lo strapotere del mondo della finanza nell’era della globalizzazione e il ruolo opprimente dell’euroburocrazia sui popoli del Vecchio continente. Ma, soprattutto, ha intravisto la grande forza di resistenza a tutto ciò, rappresentata dalle forze populiste”.
Il volume, in effetti, già nel sottotitolo sintetizza i temi portanti: “La sconfitta dei banchieri – La grande paura degli euroburocrati- Il risveglio identitario”. Oltre a contenere un’analisi e una critica serrata alla politica attuata dal 2011 in poi fino all’avvento del governo M5S-Lega (che viene salutato con favore), il libro contiene un diario delle settimane immediatamente successive alle elezioni del 4 marzo. Duro con l’establishment (ai massimi livelli, Quirinale e Vaticano compresi) Novi saluta così l’alleanza gialloverde, pochi giorni prima dell’incarico che Mattarella dà a Conte dopo le tensioni attorno al nome di Savona per l’Economia: “I populisti hanno vinto a Roma, nel cuore antico dell’Europa. Ricordate questo ultimo giovedì di maggio del 2018…” esorta l’ex senatore e deputato azzurro che, fra l’altro, sfidò l’allora imbattibile Antonio Bassolino nella corsa a sindaco di Napoli. “Quella battaglia la perse -ricorda Laboccetta- ma lui era un combattente, un uomo che credeva nella politica e non nelle poltrone: un militante e un uomo libero fino alla fine”. Il libro è, di fatto, il seguito de ‘La dittatura dei banchieri’, anche se con lo sguardo in presa diretta sulle elezioni che hanno cambiato il volto dell’Italia con il trionfo di coloro che definisce “nazional-popolari”.
Novi punta l’indice contro il mondialismo, la grande finanza internazionale, la politica migratoria favorevole all’integrazione (i migranti? “una bioarma” usata dal “turbocapitalismo” per far accettare manodopera a basso costo), la sinistra nelle sue diverse accezioni, e ha parole di fuoco più che verso Silvio Berlusconi, considerato comunque “un genio”, ma nei confronti del ceto post-democristiano di Forza Italia. Nell’analisi di Emidio Novi un aiuto decisivo per la nascita del governo giallo-verde è venuto da Donald Trump che ha fiutato il pericolo che la prima forza “nazional-popolare” del Vecchio Continente venisse scippata della possibilità di arrivare a palazzo Chigi per le mene più o meno segrete di ambienti filo-tedeschi e filo-francesi. “Di Emidio ci mancano -dice Laboccetta- il suo acume e la sua personalità. La sua morte rimane un punto interrogativo per me. Che io sappia, l’inchiesta non ha chiarito elementi diversi da quello dell’incidente come causa. Ma a me quell’incidente lascia molte perpessità. Non è che capiti tutti i giorni”.