Laboratori di analisi, Argenziano (Federbiologi): Anche in Campania il modello di “rete contratto”

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in foto Elisabetta Argenziano, presidente di Federbiologi

“Quanto rilevato da Antonella Ciaramella sulla riorganizzazione della rete dei laboratori è estremamente grave, siamo certi che il governatore Vincenzo De Luca farà tutto quanto in suo potere per salvare i posti di lavoro e le imprese campane”. Queste le parole della presidente di Federbiologi Elisabetta Argenziano in merito all’allarme lanciato dalla consigliera regionale del Pd. «Grazie all’interessamento della consigliera Ciaramella – prosegue Argenziano – abbiamo la conferma dei danni che una visione restrittiva della riorganizzazione della rete sta creando e creerà. Sappiamo che multinazionali estere e società di capitali hanno fatto incetta di laboratori in tutto il Paese, ciò sta avvenendo anche in Campania. Qui abbiamo ancora la possibilità di salvare la professionalità italiana per evitare il peggio. Un’occasione che non dobbiamo sprecare”. Elisabetta Argenziano si riferisce alla grande battaglia e al lavoro che il sindacato ha portato avanti negli ultimi dieci anni, trovando nell’impegno della consigliera Ciaramella la massima disponibilità al dialogo.
La speranza di Federbiologi è che in Campania si ufficializzi del tutto il modello di “rete contratto”, così come si è fatto in Puglia, Basilicata e in Calabria dove, anche se in piano di rientro, si è lavorato per salvaguardare professionalità e posti di lavoro. In questo senso la Campania sarebbe pronta, visto che è già stata realizzata la rete contatto “RC Lab Federbiologi”. Con questo modello i laboratori, conservando la fase analitica, continuerebbero ad assicurare l’assistenza e il vicinanza al territorio e all’utenza, indispensabile soprattutto nel momento in cui i piccoli ospedali saranno riconvertiti. Obiettivo principale del modello è conservare i laboratori sul territorio per le analisi di routine e potenziarne l’attività con strutture ad alta specializzazione interne o anche esterne alla rete per l’esecuzione di esami specialistici e super specialistici ad alto costo è bassa frequenza. Tutto ciò avverrà nell’intento di salvaguardare i posti di lavoro esistenti, tutelare l’attività professionale, migliorare l’offerta prestazionale e ridurre gli accessi multipli, senza alcun incremento dei costi per le casse regionali. Sarà cura degli organi della rete operare e documentare le economie di scala, garantire con procedure interne la tracciabilità e la rintracciabilità dei campioni con trasporti certificati, assicurare la sostenibilità ambientale del sistema e dimostrare la qualità delle prestazioni delle singole strutture e dell’intera aggregazione. “La visione miope della precedente Giunta Regionale – prosegue Argenziano – non ci ha mai concesso di illustrare appieno il sistema “rete contratto”, bocciando in maniera sommaria una forma di aggregazione sancita dalla legge dello stato e insistendo con ingiustificata testardaggine solo su modelli di centralizzazione dell’attività analitica”. Muro contro muro, perché i professionisti biologi dimostrano con dati bibliografici, a loro volta, che la centralizzazione costituisce un grosso rischio per l’attendibilità dei dati analitici, per i tempi d’attesa e anche per l’ambiente. La speranza dei biologi è che Vincenzo De Luca possa decidere di prendere la decisione di salvare più 1.500 posti di lavoro, tra laboratori e indotto. Considerato anche che l’attuale interpretazione della riorganizzazione non porta alcun giovamento alle finanze della Regione. La speranza è che l’annuncio di un cambiamento possa arrivare lunedì 12 febbraio, in occasione dell’incontro che vedrà il commissario ad acta a confronto con gli addetti ai lavori.