Laboriosi e attivi contro la retorica del destino da ultimi

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“L’Anima non muore se non la uccidi”. E’ citando Sant’Agostino che Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, già ministro per l’Integrazione nel governo Monti, anticipa i temi della visita a Napoli di Papa Francesco attesa di lì a qualche giorno. Lo fa presentando in pubblico il libro del direttore di Rai Vaticano Massimo Milone (Guidaeditori) che raccoglie quindici testimonianze in forma di Lettera collettiva rivolta al Pontefice.

Ora che l’atto è compiuto, adesso che il successore di Pietro ha parlato agli animi individuali spronandoli a non infierire sull’Anima collettiva, avvolto dal calore della città che tanto ricorda la sua Buenos Aires, che sta “dall’altra parte del mondo”, le parole di Riccardi tornano prepotentemente in superficie rinforzate dalla volontà pontificia d’indire un Giubileo speciale quest’anno a Roma ispirato ai valori della Misericordia.
Emblema di un Mezzogiorno sempre più povero e alla deriva, Napoli ha salutato il Santo Padre come solo lei sa fare: riversando nei sei luoghi d’incontro e nel percorso per raggiungerli oltre un milione di persone festanti e solo perché di più non ce ne potevano stare. Che si dovesse trattare di un evento speciale è confermato dalle oltre mille richieste di accredito piovute da ogni parte in Curia per giornalisti, fotografi, operatori tv. Tra le autorità anche Matilda Raffa Cuomo, moglie dell’ex Governatore dello Stato di New York Mario, scomparso di recente, e madre dell’attuale Governatore Andrew.

Ospite e guida della memorabile giornata è il Cardinale Crescenzio Sepe: unico Arcivescovo ad aver finora goduto della doppia presenza nella propria diocesi dei due Papi in vita: Benedetto, in una ventosa e piovosa e gelida giornata del 2007, e appena ieri Francesco che sembra essere così a suo agio e in sintonia con un popolo che chiede attenzione e buoni esempi per tornare ad abitare quel Paradiso perduto e mai dimenticato.
Proprio Sepe, anticipando i tempi nella consapevolezza che Napoli sia avanti lungo la strada del disagio e forse per questo anche su quella della redenzione, aveva celebrato per la sua città un Giubileo straordinario nel 2011 su concessione dell’allora Papa Ratzinger con l’obiettivo di risvegliare le coscienze, richiamare gli uomini e le donne alle proprie responsabilità, mobilitare le energie sane della società per venir fuori dello stordimento che conduce all’inazione.

Artefice con Giovanni Paolo II del memorabile Giubileo del 2000, quello dei grandi eventi e dei 32 milioni di fedeli accorsi, concepito in un’epoca e con finalità diverse da quelle che spingono Francesco a farvi ricorso oggi, Sepe ha sempre cercato di unire la parola all’azione spronando chi ha il potere per farlo a creare condizioni d’investimento che possano tramutarsi in posti di lavoro.
E dunque non tutti sanno o ricordano che già nel 2011 Napoli tentò di salvare la propria Anima attraverso una serie fittissima d’incontri e prese d’impegno che avrebbe dovuto porre fine a lunghezze decisionali, vaghezze operative, sciatterie di comportamento che sono la porta d’ingresso per criminalità e malaffare. E’ sembrato, per lunghi dodici mesi, che la cura potesse funzionare, che il corpo volesse reagire.

Medici, ingegneri, architetti, commercialisti, avvocati, editori, giornalisti, imprenditori delle diverse categorie, sindacati, amministratori pubblici, banchieri, il clero stesso: tutti i settori coinvolti risposero con gioia alla chiamata come se non attendessero altro per rimettersi in gioco e tirar fuori il meglio di sé. Davvero la Speranza sembrava potersi ridestare dal lungo sonno e tornare a rincuorare chi disperava di poter soltanto immaginare un futuro migliore. L’illusione è durata poco.
Morale e di valori prim’ancora che economica, la crisi che spinge Napoli e le altre città del Mezzogiorno in fondo a tutte le classifiche della qualità della vita potrà essere superata e vinta solo riacciuffando il filo che conduce all’essenza solidale e laboriosa, compassionevole, della loro Anima rifiutando le scorciatoie fatte di violenza e stupidità che “danno cibo oggi e fame domani”.

La meta è lontana e il cammino si presenta aspro. Ma il traguardo non sarà impossibile da raggiungere se, come Sepe è riuscito a far dire a Papa Francesco che ha voluto imparare la frase per l’occasione, “‘a Maronna c’accumpagna!…”