L’ambasciatore Eisenberg in campo per difendere lo storico rapporto con l’Italia

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In foto Lewis Eisenberg, ambasciatore degli Usa in Italia

Il sito dell’Ambasciata USA rimarca le ultime interviste all’Ambasciatore Eisemberg, le sue dichiarazioni , che vertono fondamentalmente su due punti principali: la grande amicizia tra i due Paesi , e i timori dell’avanzata dirompente della Cina verso l’Europa che è giudicata un processo teso unicamente ad avvantaggiare il Paese asiatico; un processo che è iniziato da molto tempo ed ha avuto già i suoi effetti con quelle frange oltransiste dei Paesi con i quali la Cina aveva un rapporto esclusivo come il Pakistan. Tra le ultime dichiarazioni quella pubblicata anche dal Sole 24 ore rimarca un legame tra Italia e Usa che è sostanziale, visto l’innumerevole mole di italo americani che ha fatto la storia dell’America: “ La storia condivisa, i valori ed il rispetto reciproco costituiscono la base delle relazioni fra gli Stati Uniti e l’Italia. I nostri due grandi paesi lavorano insieme ogni giorno per favorire pace e stabilità, promuovere gli ideali democratici e combattere il terrorismo e le minacce ai nostri valori e interessi.

Le nostre nazioni sono accomunate anche da solidi legami economici. Aziende americane e italiane creano innovazione e posti di lavoro, stimolando la crescita economica di entrambi i paesi attraverso scambi commerciali e investimenti. L’interscambio di beni e servizi fra l’Italia e gli Usa ha raggiunto nel 2018 i 100 miliardi di dollari e si inserisce nella più estesa relazione commerciale al mondo, quella fra gli Stati Uniti e l’Unione europea, che nel 2018 ha raggiunto i 1.300 miliardi di dollari. È una storia di successo, anche se siamo impegnati a risolvere alcune differenze, e lo facciamo da amici ed alleati. Per comprendere la vitalità delle relazioni economiche fra gli Stati Uniti e l’Italia, è essenziale considerare anche il flusso degli investimenti. Il presidente Trump, in occasione della visita ufficiale del presidente Mattarella negli Stati Uniti, ha evidenziato che migliaia di aziende americane ed italiane hanno investito più di 70 miliardi di dollari nelle reciproche economie. Tale volume di investimenti genera posti di lavoro qualificati e ben remunerati, che danno sicurezza economica alle famiglie, assicurano un’istruzione ai figli, portano prosperità e rendono solida la nostra relazione bilaterale.L’investimento diretto italiano negli Usa raggiunge i 31,3 miliardi di dollari, e le aziende italiane che operano negli Stati Uniti danno lavoro a più di 78.000 americani in settori che vanno dal tessile ai prodotti di consumo, fino al software. Parallelamente le aziende americane investono più di 38,5 miliardi di dollari nell’economia italiana, dando lavoro a più di 220mila persone qui in Italia. Cifre eccellenti che, come ha sottolineato il presidente Trump, possono ancora crescere. Investire negli Stati Uniti consente alle aziende italiane di accedere al più ampio bacino di consumatori. Producendo negli Stati Uniti, tali aziende possono inoltre accedere ai mercati dell’emisfero occidentale, in virtù di un’ampia rete di accordi di libero scambio. La sfida per tutti gli operatori è trovare il posto giusto e i partner migliori. Gli Stati Uniti sono ben noti per la facilità con cui si possono fare affari e SelectUsa, il nostro prestigioso programma di supporto all’investimento, può costituire la scelta vincente. SelectUsa fornisce tutte le informazioni, gli strumenti ed i contatti di cui gli investitori italiani hanno bisogno per trovare le persone giuste nel posto giusto, ed avere successo commerciale negli Stati Uniti. Nel prossimo mese di marzo si svolgerà un SelectUsaroadshow a Milano, Padova, Bologna e Napoli, che porterà più di 25 rappresentanti di Stati americani interessati a discutere opportunità di investimento direttamente con le aziende italiane. Pochi mesi dopo, si terrà a Washington il SelectUsa investment summit, l’appuntamento annuale che mette a contatto operatori economici da tutto il mondo con rappresentanti di tutti i 50 Stati americani per promuovere gli investimenti negli Stati Uniti. Nel giugno scorso ho avuto il privilegio di accompagnare a Washington una delegazione di 43 uomini e donne d’affari italiani che hanno avuto l’opportunità di incontrare personalmente circa 800 funzionari dello sviluppo economico, provenienti da tutti gli Stati Uniti. Nel corso degli ultimi sei SelectUsainvestment summit, le aziende italiane hanno identificato opportunità di investimento del valore di oltre 711 milioni di dollari. Per questo mi auguro che molte aziende italiane parteciperanno insieme a me al prossimo summit, in programma dal 1° al 3 giugno 2020. In questi giorni mi trovo a Milano in occasione della 14esima Transatlanticaward gala dinner della American Chamber of commerceitaliana. Come ogni anno, verranno premiate aziende italiane negli Usa e aziende americane in Italia che hanno dato ulteriore impulso ai già forti legami fra i nostri due grandi paesi. La promozione degli investimenti italiani negli Stati Uniti è consentita da una valida rete di partner. Insieme alla American Chamber lavorano con successo Confindustria e l’Ice, che ricoprono un ruolo chiave nello sviluppo delle nostre relazioni commerciali. Gli investimenti internazionali rappresentano per le aziende un’opportunità eccezionale per raggiungere nuove catene di approvvigionamento, per trovare nuovi clienti e accelerare la crescita. Le aziende che si uniscono alla comunità d’affari americana diventano parte integrante della relazione bilaterale fra Italia e Stati Uniti, che cresce e continuerà a crescere, e lo stesso vale per le aziende americane che operano qui in Italia.

Sono molto contento di portare il mio apprezzamento domani sera alla Transatlantic award gala dinner a quelle aziende che hanno già con successo beneficiato di tali opportunità di investimento, e spero davvero di poter festeggiare nuovi successi per le aziende italiane e americane che sapranno accrescere il loro volume d’affari nei mercati dei nostri due paesi “. La Cina resta la spina nel fianco una negatività che difficilmente riesce ad inserirsi nella discussione economica interna e che tende a minare anche i contratti di alcune industria italiane per inserirsi nella via della Seta. Potrebbe essere un motivo di contrasto futuro con gli Stati Uniti? Restano le dichiarazioni di Eisemberg che nella prima decade di Dicembre ha sottolineato bene il problema: “Con l’adesione alla Belt and Road Initiative (Bri, o Via della Seta ndr), l’Italia ha inserito il porto di Trieste nella Via della Seta cinese. In questo contesto è importante sottolineare che la diplomazia cinese nel campo delle infrastrutture, compresa quella della Bri, sembra rispondere alle legittime richieste di infrastrutture di altri paesi, ma mira principalmente ad esportare gli squilibri economici cinesi – sovrapproduzione industriale, eccesso di manodopera, grandi riserve di valuta estera – e a trasformare le sue incursioni economiche e finanziarie in influenza politica ed accesso strategico e militare. Gli Stati Uniti ritengono che la Bri sia un’iniziativa “fatta dalla Cina, per la Cina” che mira a favorire ed espandere l’approccio anti-concorrenziale al commercio globale e agli investimenti proposto dallo stato cinese. La Cina darebbe un migliore contributo allo sviluppo economico globale se affrontasse le disuguaglianze e gli squilibri presenti nel proprio mercato interno“.