L’ambasciatore Marotti interviene sulla crisi in Libano

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In tutto il Libano si susseguono manifestazioni per modificare l’antico sistema confessionale e sostenere la forte crisi economica. E misure forti per contrastare la perdurante crisi economica. Per Massimo Marotti, ambasciatore d’Italia in Libano, la risposta del primo ministro Saad Hariri , che ha risposto con misure per ridurre il deficit pubblico e rilanciare l’occupazione, può essere un auspicio positivo per il futuro. La riflessione su quanto accade in Libano è aperta e dalle parole dell’Ambasciatore Marotti su Formiche.it, il quadro appare chiaro: “ Le dimostrazioni continuano da alcuni giorni: si sono svolte in maniera pacifica nonostante le scaramuccia iniziali dei giorni scorsi. Ci sono due motivi principali. Uno di sistema, l’altro di contingenza.
La crisi è iniziata da almeno da 7 anni, in concomitanza con la guerra in Siria: cominciata la guerra in Siria. Questo, unito a uno spostamento della ricchezza nelle mani di pochi, ha creato le condizioni perché la maggioranza della popolazione vedesse ridotta la propria capacità di spesa. Il Libano è un Paese che importa moltissimo, e negli anni passati ha potuto beneficiare di una forte crescita che fino al 2011 arrivava all’8 per cento e di una moneta stabile. Questo consentiva di tenere in equilibrio la bilancia commerciale. Ora, invece, l’economia non cresce e ciò rende la situazione difficilmente sostenibile e sul punto di implodere. Già nel 2015 e nel 2017 c’erano stato segnali importanti, con l’idea di creare movimenti civici che superassero i limiti del sistema confessionale. Una situazione che è via via peggiorata fino alle proteste di questi giorni. Venerdì il primo ministro Saad Hariri aveva dato a se stesso e al suo esecutivo una deadline di 72 ore per varare un piano di misure straordinarie che andassero incontro alle volontà della gente, ma anche al suo programma, che finora non era stato adottato. Si tratta di un pacchetto che ha come obiettivo un rilancio dell’occupazione e dei consumi. Lo stesso capo del governo, constatata l’urgenza di queste mosse e la necessità di rassicurare la popolazione, ha esortato i cittadini a proseguire nella loro protesta pacifica finché non avranno toccato con mano la bontà dell’azione dell’esecutivo. Infine, Hariri ha annunciato di voler intervenire anche proponendo la auspicata modifica della legge elettorale.” Sulle parole dell’Ambasciatore si inalano le rassicurazioni sul rapporto del Libano con: l’Italia “ I nostri interessi in Libano sono tradizionalmente molto importanti sia sul piano politico e strategico sia su quello economico. Svolgiamo una parte principale nella missione Onu nel Paese, che abbiamo guidato in passato e guidiamo oggi, e che continua a garantire la pace al confine tra Israele e Libano. Il nostro Paese ha contribuito al rafforzamento degli organi di sicurezza della nazione, che è rimasto immune alla penetrazione di estremisti islamici dalla Siria. Abbiamo legami culturali e storici, basati su uno scambio intensissimo tra università e centri di ricerca. E, altrettanto importante, abbiamo solidi rapporti economici. Siamo il Paese europeo che esporta di più in Libano, e fino all’acuirsi della crisi l’anno scorso, la Penisola vendeva nel Pese oltre 1 miliardo e mezzo di merci, con partnership tra imprese private di grande rilevanza. A questo va sommato il fatto che il Libano è dal 1987 destinatario di molte azioni della nostra cooperazione in ambiti come la protezione ambientale e del patrimonio culturale, lo sviluppo industriale e la sanità.”