L’amicizia è rivoluzionaria

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In foto un'opera di Folon

Siimi amico! Non portare su di te un arma mortale; fai qualcosa di nuovo
Martin Luter King

di Ugo Righi

Ci sono momenti in cui alcuni valori sono confermati, anche da gesti minimi ma che ne consolidano la presenza.
Oggi è il mio compleanno e sento che chi mi chiama, o scrive, per dire che se lo ricorda è presente: è un mio amico.
Lo so che l’amicizia vera, quella utile non è solo dichiarata è praticata in modo da generare valore nel rapporto, ma esserci in certi momenti è motivo di espressione e potenzialità.
Amicizia e amore sono intrecciati, qualcuno disse che l’amore è una amicizia impazzita.
La paura più grande è amare ed essere amati.
Quindi anche essere amici.
Distruggere l’amore, e l’amicizia, significa distruggere la complessità e la fatica di governare dualità e ambivalenze.
Significa non saper accettare la fatica della conquista della condivisione, rinunciando alla semplificazione della suddivisione.
Essere amici è faticoso.
Spesso inventiamo i nemici così comodi per evitare la lotta per l’amicizia.
È rivoluzionaria l’amicizia, perché significa che chi è amico vuole influenzare l’altro ed è disposto a farsi influenzare da lui.
Questo include conflitto, precarietà, accettazione e gestione delle diversità.
Per questi motivi l’amicizia non può essere istituzionalizzata e banalizzata in fenomeni sociali che anzi sembra che la riducano a chiacchiericcio e sdilinquimento da complici che sono vittime di una povertà sia di pensiero che di progetto e determina solitudine e delusione di attese, erronee sin dall’inizio.
Penso che sia compresa, in questa formulazione, l’idea della coltivazione che trae un valore dalla capacità di sviluppare la relazione con l’altro, che diventa amico, come “vantaggio” emotivo, umano.
Il vecchio detto “chi trova un amico trova un tesoro” è quanto mai attuale.
L’amicizia è un tesoro perché è ciò che fa stare insieme, e lo stare insieme è un fatto affettivo ma anche organizzativo.
Il capitale sociale è quello che serve per qualsiasi tipo di risultato.
Stare bene o stare male non è la stessa cosa anche rispetto ai processi di lavoro: quando si sta male, si lavora male.
Stare male o bene dipende soprattutto dalle relazioni e sono queste che definiscono l’organizzazione reale.
Quando nelle imprese, o nei sistemi umani in genere, si parla di buon clima, si pensa a un luogo in cui i soggetti dialogano in modo vitale, (non virtuale) piacevole e utile.
Naturalmente ci sono diversi tipi e intensità ma in generale possiamo dire che nell’amicizia ci si riconosce reciprocamente valore e questa diventa “il contesto psicologico” in cui avvengono gli scambi di contenuto.
Il tessuto di cui è composta l’amicizia è di due principali elementi: uno è l’intensità, l’investimento, l’energia emotiva verso uno scopo desiderabile, l’altro il tempo di contatto.
La combinazione di questi due aspetti permette diversi gradi di socializzazione.
La manutenzione, la coltivazione dell’amicizia richiede una personalità sensibile e una prospettiva anche etica, oltre che emotiva (gli effetti anche verso l’esterno del nostro stare insieme).
Aumentando la vicinanza (dovuta o cercata) aumenta anche la fragilità e accanto al piacere che comporta, si avverte che la continuità richiede sapersi comportare da veri amici.
Nell’amicizia c’è la costruzione di una storia vissuta e sentita, dove l’incontro non è destinato (anche se all’inizio può esserlo) ma scelto e poi coltivato.
La reciprocità va costruita, dipanata, inventata, è un viaggio a volte senza ostacoli a volte pieno di nebbie.
Con un amico si sta bene anche semplicemente stando insieme ma il progetto (professionale, culturale, affettivo, ecc.) è quello che può permetterne lo sviluppo della consistenza.
Il vero amico ti ascolta intensamente, cerca di capire cosa provi e cosa pensi, ma poi, se necessario, sa essere duro con le tue contraddizioni ma sempre morbido e vicino nella riconferma del tuo valore e del vostro rapporto.
Il vero amico non tradisce le attese di presenza, rispetta gli impegni, ti cerca anche solo per affermarti che c’è.
Il vero amico si confida e si fida, conosce i tuoi sogni e sa che tu puoi capire i suoi.
Il vero amico è capace di perdonare i tuoi errori perché il credito accumulato di dialogo permette grandi generosità, sa distinguere gli episodi dal processo e le azioni dalle intenzioni.
Il vero amico è capace di interrogarsi su se stesso e dipanare le contraddizioni e le ambiguità dei gesti e delle parole percepite, per passare a quelle comunicate, dove ciò che vale è ciò che ci si dice e non il ruolo oscuro dell’interpretazione
Il vero amico non tradisce: l’amicizia può finire ma l’amicizia tradita è dolorosa come la fine di un amore tradito (e forse di più perché nell’amore non ci sono regole nell’amicizia si).
Il vero amico fa tutto questo e poi se la risposta non c’è, alla fine capirà che la vostra relazione aveva una data di scadenza.
Siccome, come nell’amore, questa non avviene, simultaneamente, sa capirlo e accettarlo senza far diventare l’amico esaurito, un nemico.
Non ci sono amici per dovere ma per piacere, ma nell’amicizia vera c’è una parte di dovere (manutenzione) per meritarsi il piacere.
L’inimicizia, il conflitto, la guerra, vogliono eliminare la dualità attraverso la riduzione della complessità sopprimendo o imponendosi, in sostanza eliminando la reciprocità, la possibilità di influenzare e essere influenzati.
Eliminando la rivoluzione come evoluzione.
L’amicizia include, quindi, l’idea di lotta, di influenzamento ma è una lotta per non contro.
Meglio, molto meglio, un buon nemico che può diventare amico piuttosto che un cattivo amico che impedisce il cambiamento attraverso una melassa relazionale, e maschera il dissenso con forme di assenso che non sono vero consenso.
Ricordare quando sono nato mi fa sentire il futuro.
Non significa pensare al tempo passato ma a quello che è davanti, al tempo che arriva e quindi quando mi chiedono quanti anni ho, dico quelli che ancora mi mancano non quelli che ho speso.
Lo so quanti ne ho ancora e spero di avere amici intorno a me.