Lanciare i figli oltre il filo spinato perché cadano in mani migliori è il grande gesto d’amore delle mamme afghane

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in foto folla all'aeroporto di Kabul (Adnkronos)

Ecco perché Giuseppe Conte suggerisce di dialogare con i talebani. Ma c’è chi lo accusa di simpatie con gente spietata. L’alternativa è la guerra, appena finita dopo 20 anni. O, peggio, l’indifferenza, mentre in tanti muoiono. Conte è un neofita della politica e non può non commettere errori ma è una delle poche persone colte e avverte che non entrando nelle trattative, almeno per creare corridoi umanitari che mitighino le sofferenze della gente, si lascia il paese in mano a cinesi, russi e fratelli musulmani. Come sempre da noi si contestano pure le sagge iniziative degli avversari politici.

Migliaia di ragazzi sono radunati in una vasta pianura nei pressi di Viterbo per un rave party illegale e promiscuo
Arrivano a migliaia da tutta Europa in auto, in moto, in camper e persino a piedi, in autostop, per un appuntamento di cui solo i nostri servizi di sicurezza non erano a conoscenza. Hanno invaso un vasto territorio dove si sono impiantate anche attività commerciali, bancarelle con vestiti usati, mescite di bevande e spacci alimentari. Fra gli escrementi e le cataste di immondizia è nata una bambina. Droga e alcol scorrono a fiumi, senza controlli. Nel lago poco distante è emerso il corpo di un giovane di 25 anni. Una morte misteriosa. Ma il rave party continua all’insegna della libertà.

Chiediamo le dimissioni di chi dice innocue stupidaggini, non di chi provoca tragedie umanitarie come in Afghanistan
Tentavo di entrare nel paese, occupato dai sovietici, per incontrare Bin Laden, allora alleato degli USA. Trovai i Talebani ad aiutarmi. Dal Pakistan rifornivano la resistenza di armi. Era gente normale, seppure fanatici della religione. Pensavo che se più evoluto, sarebbe un bel popolo. Ma noi crediamo che gli altri si convincano solo con la forza. Un’immissione di cultura, invece, sarebbe stata più proficua. Avrebbe fatto risparmiare non solo soldi, soprattutto tante vite umane. Fu un grave errore inviare l’esercito, ancora più tragico 20 anni dopo ritirarlo. L’arma migliore è sempre l’educazione.

Poetica è la scena di centinaia di persone che inseguono un aereo che decolla. Con gli americani se ne va la libertà
Persino il terrore ha dei momenti di poesia. In tanti cercano di prendere quel volo. Ma non possono salire né fermarlo. La folla lo insegue. Mentre l’aereo rulla sulla pista qualcuno riesce ad aggrapparsi al carrello. Poi, precipita al suolo. L’immagine ci commuove e fa il giro del mondo. Ricorderemo così la caduta di Kabul, non con le donne che piangono e i bimbi che hanno fame. Ci rendiamo conto di quanto sia preziosa la libertà quando stiamo per perderla. Solo allora si rimpiange di non avere combattuto per difenderla. A nessuno importa morire. Tanto, quella che li aspetta non è vita.

Quando c’era solidarietà tra gli uomini si costruivano ponti, oggi invece muri. Ne sorgono ovunque persino in Grecia
Se alcune migliaia di anni fa ci fosse stato questo stesso egoismo, il genere umano non sarebbe sopravvissuto. Senza farmaci non si potevano curare le malattie. Non era facile procacciare il cibo. L’assenza di conforti impediva di ripararsi dalle intemperie. Senza contare epidemie e guerre. Se la generosità non avesse superato l’istinto di sopravvivenza, non saremmo arrivati al terzo millennio. Oggi che non ci manca nulla non vogliamo dividere con altri neppure il superfluo. Persino durante la tragedia umanitaria che si svolge in Afghanistan. Un muro anche lì, perché nessuno passi e si salvi.