E’ l’anno del patrimonio culturale europeo, Napoli se n’è accorta?

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Qualcuno sa che il 2018 è L’Anno europeo del patrimonio culturale?
A Napoli qualcuno ha sentito dire qualcosa? OPS…forse non bisogna parlarne. Segretissimo. Apriamo pure I lucchetti dei forzieri e rendiamo noto tutto. Il dato è un colossale europeo evento.
Freniamo pure i fremiti d’entusiasmo, e risparmiamoci pure l’aspettativa di manifestazioni future e rimpiange le trascorse occasioni perse. Calma. Tutti tranquilli, sereni. Qui non è successo niente e nulla succederà. Proprio qui a Napoli, la città del turismo risorto, la città da pienone quotidiano, delle folle oceaniche riverse per strada e nei musei. Ebbene si, proprio qui a Napoli, a prescindere la mostra al MANN: “Muse al Museo” e l’evento sulla cultura industriale non c’è stato e non è previsto altro. A Roma 24 tra mostre ed eventi di cui cinque ancora da svolgersi, a Milano e Venezia 7 eventi complessivi, a Firenze soli 5 e la restante parte dei 470 eventi organizzati, diffusi a pioggia tra 65 città italiane. Tra di esse anche Sindia, comune italiano di 1720 abitanti della provincia di Nuoro, che ha saputo e voluto essere presente in un anno fondamentale per la cultura europea. Certo, in Campania Ischia, Ravello, Salerno, Palomonte, Maiori, Paestum, Benevento, Caserta e Baiano nonché Pompei, hanno saputo approfittare dell’occasione, non solo economica quanto identitaria, d’affermazione della nostra cultura. Questo era il punto, non l’ammontare del finanziamento. I gestori dei beni culturali a Napoli hanno deciso di farne a meno. Cosa, diciamolo pure, cosa sono poche migliaia di euro a confronto di tutto l’oro del mondo? E così in città, per celebrare quest’anno così importante per ribadire il peso della nostra cultura, sono state realizzate due sole mostre. Meno di Ravenna, Cagliari, Cesena, Torino, Trieste, Palermo, Treviso, Ferrara, ecceteraeccetera. Davvero i finanziamenti erano così piccoli da non poter essere presi in considerazione? Forse le strutture fatiscenti non avrebbero potuto essere riaperte con un piccolo finanziamento. Le grandi strutture già in esercizio però, avrebbero potuto avvalersi anche di piccole somme per incrementare la propria offerta, per renderla più appetibile.
Qualcuno l’ha capito. Uno solo, purtroppo, ma c’è stato. Il direttore del MANN continua a dare un esempio di gestione dinamica dei beni culturali che lascia sperare nella qualità dei futuri sviluppi.
Tutto è migliorabile certo, anche le iniziative del MANN. La nuova gestione però indica una strada che non può davvero essere ignorata. Probabilmente 10000 euro di finanziamento europeo sono
sembrati troppo pochi per realizzare qualsiasi intervento sui beni culturali nella nostra città. “Solo” diecimila euro: un inezia. Le famose quisquilie e pinzillacchere. Una quisquilia sommata a una pinzillacchera però fanno quella famosa somma che fa il totale. Le imprese private e i professionisti sanno che un investimento anche di soli 10000 euro, se ben organizzato, può avere un grande ritorno economico. L’immancabile Pompei ha chiesto ed ottenuto il finanziamento per la ricorrenza europea e il 10 febbraio, presso il Parco Archeologico di Pompei, il Comune ha celebrato ”l’anno europeo del Patrimonio Culturale 2018. Pompei per tutti.
Accessibilità dei siti archeologici”, focalizzando l’attenzione sull’accessibilità al nostro patrimonio culturale, condizione di fondamentale importanza, non ancora del tutto scontata. Era ora, finalmente si cominciano ad affrontare certi temi. Cogliere l’occasione per realizzare anche in ciclo di studi sulla raggiungibilità dei beni culturali, sarebbe forse costato più di quanto concesso dai finanziamenti?
L’anno europeo dei beni cultural tra un anno, anzi ormai molto meno, passerà. Napoli però non si è preparata, e questa purtroppo per noi non è una novità.