L’anno nero del polo di Napoli
Crolla il fatturato: meno 78mln

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Il Polo Aeronautico di Napoli perde 77 milioni e 700mila euro di fatturato nel 2014 e, nell’ultimo trimestre della scorsa stagione fa registrare un calo del Il Polo Aeronautico di Napoli perde 77 milioni e 700mila euro di fatturato nel 2014 e, nell’ultimo trimestre della scorsa stagione fa registrare un calo del volume d’affari pari a 82 milioni e 400mila euro. Lo rivela Intesa Sanpaolo, che pubblica il report periodico sui distretti produttivi italiani elaborando i dati dell’Istat. Il decremento campano dei ricavi corrisponde, sempre secondo l’indagine condotta dagli esperti dell’istituto di credito, alla crescita del polo aeronautico pugliese. Che, nel raffronto con il 2013, registra un incremento complessivo di fatturato di 60 milioni e 100mila euro (80 milioni e 400mila euro nell’ultimo trimestre del 2014). Il polo campano, però, resta centrale nel sistema aeronautico nazionale: 1,1 miliardi di euro di fatturato medio (il 16,7 per cento dell’utile italiano), 10mila addetti (9 per cento del totale), 150 aziende medio grandi (il 7 per cento del dato complessivo) sono i numeri di un sistema che, in ogni caso, è un traino per lo sviluppo dell’economia locale. C’è da preoccuparsi per i dati emersi dall’indagine di Intesa Sanpaolo? Secondo l’opinione di Luigi Iavarone, presidente del consorzioSame vice presidente vicario della Camera di Commercio di Napoli, assolutamente no. “Teniamo conto del fatto molte aziende aeronautiche campane hanno divisioni o stabilimenti in Puglia. Di conseguenza questo trasferimento di profitti può dipendere dallo spostamento delle linee produttive”. Piuttosto bisogna chiedersi, dice l’imprenditore partenopeo, “qual è la mission del comparto aeronautico campano perché dalle strategie dipende il futuro dell’intero sistema”. Ragionando in prospettiva, è l’analisi di Iavarone, “il progetto che sta portando avanti Atitech insieme ad Alenia e l’ulteriore crescita degli ordinativi di Atr rappresentano importanti leve di sviluppo dell’aeronautica regionale”. Una tesi condivisa da Luigi Carrino, docente universitario e presidente del Cira. “Atr sta diventando l’aereo più richiesto del mondo – dichiara – e la Campania su questo versante ha una posizione di forza che può sfruttare bene in ottica futura. Per il restole nostre imprese pagano il momento non positivo degli aerei di taglia medio piccola, utilizzati soprattutto nel comparto business, e il taglio dei budget di difesa di molti Governi, che ha ridotto gli investimenti nel comparto dell’aeronautica militare”. Non è tutto. “Non sottovaluterei il settore della manutenzione in cui Atitech si sta muovendo benissimo, sia in ambito domestico che internazionale, gettando così le basi per una crescita dell’intero sistema aeronautico del nostro territorio”. E i numeri di Intesa Sanpaolo come si possono leggere? “Non c’è dubbio – dice il professore – sul fatto che molti di quei profitti pugliesi siano riferibili ad aziende campane che hanno trasferito la produzione in riva all’Adriatico”. Su un aspetto, però, Iavarone e Carrino offrono la stessa chiave di lettura. “L’entrata a regime della produzione del Boeing 787 avvantaggia di sicuro il polo pugliese, dove si concentra gran parte della produzione della fusoliera di questo velivolo”.