L’arte di non essere single, vademecum ironico per incontrare l’anima gemella

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di Fiorella Franchini

Cecilia è una giovane donna dinamica e simpatica, circondata da un allegro gruppo di amiche, con le quali condivide storie, interessi, preoccupazioni sentimentali e tante risate. Le loro riunioni si tengono nella sua accogliente casa, tra pranzetti, cene, scambi di opinioni sulle varie categorie di spasimanti e sui modi per scansare quelli inopportuni. All’esito dell’ultimo fallimento amoroso di cui è venuta a conoscenza, Cecilia decide di cominciare un’accurata ricerca per redigere un decalogo di sopravvivenza nell’incontro con un seduttore incallito. Il primo articolo di questo regolamento definisce la categoria dell’eventuale rubacuori. Sarà un uomo, un omminicchio, un omone o un quaquaraquà? “L’arte di non essere single” di Maria Grazia Gugliotti, edito da Homo Scrivens, è un racconto leggero leggero che si focalizza con semplicità su alcune tematiche psicologiche del nostro quotidiano e le dipana con delicatezza e riflessione. L‘impulso che ci spinge a cercare un compagno è un bisogno ancestrale. Siamo animali sociali ed è naturale voler condividere la vita con un nostro simile. Ce lo insegna Platone nel “Simposio”, quando ci narra degli ermafroditi, creature in origine complete che vengono divise a metà da Zeus, invidioso della loro perfezione, e costrette a passare la vita a cercare disperatamente di ricomporsi. Ce lo propone la società che, per citare un’opera di Margaret Mazzantini, “Nessuno si salva da solo”, ci induce a credere che da single non ce la potremo mai fare, che abbiamo un assoluto bisogno dell’anima gemella, per sentirci completi. Così, fin da bambini, ci raccontiamo favole in cui un giorno arriverà il principe azzurro a salvare una fanciulla e una crocerossina a redimere un guerriero bello e impossibile. E per quanto emancipati, moderni, anticonformisti, questo cliché si radica dentro di noi, ci influenza, ci condiziona, tanto da farci sentire inadeguati, inquieti, incompleti, soli, quando siamo singoli. Il tentativo di trovare l’anima gemella è difficile, complicato, ricco di imprevisti e di ostacoli, quasi una caccia al tesoro e, d’altronde, la ricerca della felicità e del benessere personale è un principio cardine del percorso esistenziale nient’affatto scontato. In questo senso il racconto di Maria Grazia Gugliotti è un libro filosofico in cui aleggia il senso di una vita più saggia, che invita a vivere con la capacità di non dare peso all’inessenziale, ma di liberarsene riuscendo a “planare sulle cose”, come suggeriva Italo Calvino, che non significa essere superficiali bensì essere un passo avanti, considerare una prospettiva diversa. Nella società in cui viviamo, siamo immersi nella pesantezza di tutti i giorni, nello stress, nella rabbia, nell’insoddisfazione, nelle delusioni, nelle aspettative. Tutto ciò ci fa dimenticare la natura stessa dell’esistenza, il carpe diem, l’attimo fuggente, la vera importanza che si deve dare alle cose, perché tutto è un divenire, come diceva Eraclito, e perciò transitorio. La Gugliotti, raccontando la quotidianità di Cecilia, anche la banalità dei gesti, fare la spesa, svestirsi, preparare da mangiare, induce il lettore a riconsiderare questi momenti intimi, e lo fa attraverso la potente lente dell’ironia. “La libertà inizia dall’ironia” affermava Victor Hugo e questo atteggiamento narrativo avvicina, crea empatia, riduce le distanze tra scrittore e lettore. “L’ironia inizia dalla riflessione” scriveva, invece, il filosofo Giambattista Vico, dunque, non è un tentativo di sfuggire alla realtà, di non volersi assumere una responsabilità, al contrario è un dialogo gentile con problematiche di grande impatto psicologico. La narrazione puntuale di una routine che appaga, di legami affettivi che ci rassicurano e ci fanno sentire amati, come il bellissimo sodalizio che Cecilia ha con le sue amiche, non sono fatti di effimero divertimento, bensì uno scambio di amorevoli corrispondenze. Redigendo il suo vademecum, la protagonista riflette sulle proprie esperienze e fa tesoro di quelle degli altri, cerca un confronto con i suoi coetanei e con le generazioni passate, come nonno Gioacchino e don Ignazio, personaggi che caricano la scrittura scorrevole e agile dell’autrice di una sapienza antica. Uno scontro dialettico e culturale a suon di rime della canzone napoletana, dall’opera lirica alla narrativa, un’occasione ghiotta per incontrare don Giovanni e Casanova, Malafemmine e uomini senza “scuorno” della tradizione letteraria, un testo da adottare nell’ambito della Biblioterapia. “ L’arte di non essere single” offre una profonda lezione di umanità: se l’amore merita di essere vissuto; tuttavia, non è per nulla sano rendere questa ricerca la nostra ragione d’essere. E’ più sano “farsi incontrare” mentre si avanza lungo il sentiero di crescita individuale in cui ci si sente a proprio agio con se stessi, in cui non si aspetta nulla e, allo stesso tempo, si aspetta tutto.