L’arte è ossigeno, evasione, sospensione del tempo, settimo senso. Parola di Maria Chiara Wang

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in foto Maria Chaira Wang, ph Carlo Spinoso

L’Occhio di Leone, ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo dell’arte, in Italia e all’estero, avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale.

di Azzurra Immediato

Nell’epoca in cui il concetto di respiro, fisiologico, istintivo e connaturato in noi appare un privilegio, una salvezza, le parole di Maria Chiara Wang, editor, critico e curatrice bolognese, con origini cinesi – come si evince dal nome – assumono un significato del tutto peculiare, avvinandoci in maniera stupente ma straniante all’idea di ‘settimo senso’ che Maria Chiara Wang affida all’Arte. Ecco, dunque, che è proprio l’itinerario suggerito dal logos artistico a trasformarsi in azione che, nel 2020 e 2021 ha saputo, in un certo qual modo, trovare un nuovo passo o quanto meno, differente. Di questo ed altro ne parliamo con Maria Chiara Wang che, mediante le #3domande, ci permette un confronto con alcune dinamiche di questo momento storico.

Maria Chiara, cos’è per te l’Arte?
È ossigeno, evasione, sospensione del tempo, settimo senso, sorpresa, stupore, fascino, stimolo, visione… L’elenco sarebbe ancora lungo. L’Arte è il mio rifugio, la mia isola felice. Quando visito una mostra o uno studio, quando chiacchiero con un artista, quando mi documento, o ancora quando scrivo di Arte, il tempo si ferma, si acquieta. L’Arte è anche una porta di accesso a prospettive e interpretazioni diverse della realtà, è uno sguardo innovativo sul mondo, è apertura mentale. Ma non saprei vivere l’Arte in maniera svincolata dalla Scrittura, altra mia grande passione e strumento per ordinare e fissare le idee… (soffro di mania di controllo, lo ammetto!). Inoltre, grazie alle mie collaborazioni come critico, curatore e giornalista, ho avuto l’occasione di stabilire molti contatti, conoscere nuove realtà, persone con cui avviare dialoghi e scambi di opinione. Grazie all’Arte mi sento, così, in continua evoluzione, inserita in un divenire fertile e copioso che spero non si arresti e non s’inaridisca mai!

La tua professione di curatrice si divide tra onlife, online e on paper, il 2020, però, ha segnato una svolta, un repentino cambiamento rispetto a ciò che conoscevamo e, il mondo dell’arte e della cultura sono stati travolti in maniera complessa e devastante. Molti, però, hanno scelto di indagare con coraggio e passione questo cambiamento, questo ignoto colmo di incertezza. Nel 2021 hai collaborato alla nascita del progetto  “Art Motel. Nuovo laboratorio permanente sull’arte contemporanea”, raccontacene.
Contrariamente ad ogni aspettativa, il 2020 si è rivelato per molti una fucina di nuove collaborazioni, progetti e iniziative interessanti. Diversi attori del mondo dell’arte, e della cultura più in generale, spinti sia dalla necessità che dal desiderio di rimanere collegati alla realtà, si sono adeguati ai limiti imposti dalle norme di contenimento della pandemia e, grazie alla creatività e alle capacità, si sono ‘reinventati’ con buoni risultati. E proprio nell’alveo dei nuovi format nati nell’ultimo anno si colloca anche Art Motel, per ora con una veste esclusivamente digitale, ma che – a tendere – punta agli incontri onlife! Art Motel nasce dal genio di Dario Molinaro, direttore artistico, e di Lucia Cataleta, communication manager, e mi vede partecipe in qualità di curatrice e moderatrice delle varie ROOMS. Il nostro obiettivo è quello di affiancare i giovani artisti nel loro percorso accademico, fornendo loro ulteriori strumenti attraverso il confronto con artisti più maturi, collezionisti, critici e curatori. Ospiti dei nostri salotti sono stati finora: Tommaso Buldini, Leo Ragno e Silvia Argiolas, Giovanni Gaggia ed è già in programma l’appuntamenti con Laurina Paperina. Ognuno dei sopracitati interlocutori ha contribuito e contribuirà ad alimentare un dialogo aperto e costruttivo con i partecipanti, raccontando le proprie esperienze, mettendo a disposizione le proprie competenze e punti di vista su vari argomenti. Finora abbiamo parlato del rapporto con le gallerie, del ruolo dei social media nella comunicazione e diffusione dell’arte, abbiamo messo a confronto il percorso accademico con quello da outsider, abbiamo – inoltre – affrontato gli aspetti più tecnici come l’approccio al disegno e alla pittura, il processo artistico dall’idea alla sua realizzazione e tanti altri temi emersi dal dibattito. Al momento, stiamo lavorando alla progettazione e alla possibile evoluzione delle ROOMS, ma niente spoiler!

Nel grande trasbordo sul web del mondo artistico, nei giorni scorsi si è molto parlato del record di vendita in asta da Christie’s dell’opera The Last 5000 Days di Beeple, battuta per quasi 70 milioni di dollari. La stampa e molti nostri colleghi ne hanno dibattuto, accendendo polemiche centrate su posizioni completamente opposte. Qual è la tua opinione in merito e, in generale, verso quella che viene definita Crypto Art?
Domanda impegnativa! Se da un lato trovo necessario rimanere al passo con i propri tempi, dall’altro sono ancora molto legata alla materialità e alla concretezza dell’opera d’arte. Ho quindi difficoltà a immaginarmi collezionista di un pezzo di CryptoArt o anche più semplicemente una sua estimatrice. Non sono in grado di valutare le capacità tecniche e la perizia che risiedono alla base di questi lavori, posso limitarmi a dire che la loro resa estetica è lontana dai miei canoni, che nutro parecchi dubbi anche dal punto di vista etico (soprattutto per il forte impatto che questo sistema ha sull’ambiente) e che sono scettica rispetto alla loro tenuta commerciale-economica. Ma sicuramente la mia prospettiva è rétro (o retrò che dir si voglia)…, mi serve tempo per acquisire ulteriori elementi e conoscenze che mi mettano nelle condizioni di valutarlo in maniera più consapevole e meno istintiva.
Maria Chiara Wang, attraverso la sua esperienza sul campo e online, ci racconta di una fluttuante dimensione che l’Arte ha, in un certo senso, intrapreso, ma anche di quanto essa possa essere considerata un universo mai conchiuso e sempre latore di nuova ricchezza, nuovo punto prospettico attraverso cui saper guardare il mondo. In questo primo scorcio del 2021 non siamo ancora in grado, forse, di distinguere la rabbia, la malinconia rispetto a ciò che abbiamo perduto e l’energia che, nonostante tutto, in particolare gli operatori culturali hanno messo in campo per evitare una dispersione di coscienza e conoscenza, per rispondere e traghettare il sentire d’ognuno verso una direzione che fosse, poi, in grado di gemmare una visione collettiva se non giusta, quanto meno, atta a generare nuove riflessioni, indagini e analisi. Immagino Maria Chiara Wang ed i suoi colleghi in una stanza ‘di motel’ allegorica, volti verso le finestre a scrutare il mondo fuori e discuterne con gli artisti per restituirne poi, a tutti noialtri, una narrazione differente, magari impensata. In questa sospensione che ha colpito il mondo della cultura in generale, molto è accaduto, proprio come quando, rischiando di annegare, si respira, si annaspa, per restare a galla, riemergere e toccare nuova terraferma.

A cura di Maria Chiara Wang, Alena Tonelli, Sacre Coeur (2020) per Curatio Vulneris – CRAC Castel Nuovo Rangone Arte Contemporanea, Courtesy l’artista

A cura di Maria Chiara Wang, Vale Palmi – booth di Rizomi (PR) presso BOOMing Contemporary Art Fair 2020, courtesy Maria Chiara Wang
A cura di Maria Chiara Wang, Vale Palmi, performance I Grandi Liberi, Galerie Hinterland, Strassenfest 18/5/2019