L’austerity non fa calare la spesa pubblica (+27 mld)

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A cura di Antonio Arricale E’ boom della spesa pubblica, in tempo di austerità e, dunque, di crisi. Questo, almeno, è ciò che accade in Italia. Infatti, tra il 2010, anno in A cura di Antonio Arricale E’ boom della spesa pubblica, in tempo di austerità e, dunque, di crisi. Questo, almeno, è ciò che accade in Italia. Infatti, tra il 2010, anno in cui sono state introdotte le prime misure di austerità, e il 2014, la spesa corrente del nostro Paese è aumentata di oltre 27 miliardi di euro. Soltanto l’’anno scorso la macchina pubblica ci è “costata” 692,4 miliardi di euro. I dati sono stati elaborati dall’Ufficio studi della confederazione artigiana CGIA di Mestre secondo cui, “nonostante l’allungamento dell’età lavorativa imposto dalla riforma Fornero, il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, la centralizzazione degli acquisti, i tagli ai Ministeri, alle Regioni, agli Enti locali e alla sanità, la nostra spesa pubblica continua ad aumentare”. Tra il 2010 e il 2014, le uscite di parte corrente al netto degli interessi sul debito pubblico (costituite dalle spese per il personale, dai consumi intermedi, dalle prestazioni sociali, eccetera) sono salite di 27,4 miliardi di euro. Anche in rapporto al PIL, le uscite correnti risultano in deciso aumento: se all’inizio di questo decennio l’incidenza era pari al 41,4 per cento, l’anno scorso la stessa ha toccato il 42,8 per cento. Di segno opposto, invece, gli investimenti. Se nel 2010 erano pari a 64,7 miliardi di euro, nel 2014 sono scesi a quota 49,2 miliardi. In questi 5 anni la caduta degli investimenti è stata spaventosa: -23,9 per cento, pari a una riduzione in termini assoluti di 15,4 miliardi di euro. Borse asiatiche Mercati azionari asiatici poco mossi questa mattina. Il Nikkei ha chiuso le contrattazioni con un marginale calo dello 0,04% mentre Hong Kong guadagna lo 0,3% e Seoul ha chiuso in progresso dello 0,08%. Più marcato il rialzo di Shanghai che fa registrare un +2,2% in scia alle rinnovate speranze di un intervento del governo a sostegno della crescita economica. Pochi gli spunti interessanti, con gli addetti ai lavori che sembrano già in attesa del meeting della Fed che si terrà in settimana e che servirà a fare chiarezza in materia di tassi di interesse per capire se la politica dei tassi bassi sia ormai agli sgoccioli o se invece possa protrarsi ancora. Tra i singoli titoli da segnalare che Toyo Tire & Rubber è arrivata a perdere oltre il 18% nella seduta a Tokyo (peggiore performance intraday dal marzo 2011, in occasione del terremoto che aveva colpito il Sol Levante) dopo che il produttore giapponese di pneumatici ha ammesso di aver fornito prodotti in gomma utilizzati per la costruzione di edifici che non avrebbero rispettato alcuni dei requisiti previsti dalla certificazione antisismica. Le consegne sarebbero state effettuate dal 2004 fino al febbraio dello scorso anno. Fuyao Glass Industry Group punta a un raccolta di 7,38 miliardi di dollari di Hong Kong (pari a oltre 900 milioni di euro) da una nuova emissione azionaria. Secondo quanto riporta Reuters, il produttore di cristalli per il settore automotive (fornitore di case automobilistiche come General Motors o Audi), già quotato a Shanghai, si preparerebbe a collocare sulla piazza di Hong Kong 439 milioni di azioni di nuova emissione. In ambito macroeconomico, infine, secondo quanto comunicato dal ministero cinese della Finanza, Pechino ha registrato nel periodo gennaio-febbraio una crescita su base annua delle entrate fiscali del 3,2% a 2.570 miliardi di yuan. Dopo che il 2014 si era chiuso con il progresso, il più limitato dal 1991, dell’8,6% contro il 10,2% del 2013. Pechino ha accorpato i dati dei primi due mesi del 2015 a causa della distorsione dovuta alla celebrazione del Capodanno lunare, con il Paese che si è di fatto fermato dal 18 al 24 febbraio. Borsa Usa A New York i principali indici hanno chiuso l’ultima seduta della settimana, venerdì scorso, in ribasso. Il Dow Jones ha perso lo 0,82%, l’S&P 500 lo 0,61% e il Nasdaq Composite lo 0,44%. Gli investitori continuano a temere un imminente incremento del costo del denaro da parte della Fed. Inferiore alle attese inoltre l’indice di fiducia dei consumatori. Hanno inciso negativamente sui mercati Usa anche il calo del prezzo del petrolio e il rafforzamento del dollaro. Il Dipartimento del Lavoro ha comunicato che l’indice grezzo dei prezzi alla produzione ha evidenziato, nel mese di febbraio, un calo dello 0,5% rispetto a gennaio, dopo il calo dello 0,8% della rilevazione precedente. Su Base annuale il PPI ha registrato una variazione negativa dello 0,6%, inferiore alle attese fissate su una variazione nulla. L’indice core (esclusi energetici ed alimentari) e’ sceso dello 0,5% su base mensile (consensus +0,1%). Su base annuale, l’indice Core ha fatto segnare un incremento pari all’1,0%. La stima preliminare di marzo dell’indice di fiducia dei consumatori statunitensi, calcolato dall’Università del Michigan e da Reuters, scende a 91,2 punti, in calo rispetto alla rilevazione di febbraio (95,4 punti) e al di sotto delle previsioni degli addetti ai lavori pari a 95,5 punti. Sul fronte societario vendite sul comparto energetico e sulle grandi multinazionali. Tra i singoli titoli Ann +8,04%. Il gruppo di abbigliamento femminile ha chiuso il quarto trimestre con un utile per azione adjusted di 0,12 dollari contro la perdita di 3 centesimi attesa dagli analisti. I ricavi sono aumentati più del previsto a 647,4 milioni da 623,3 milioni di un anno prima. FXCM +19,53%. Il broker ha pubblicato una trimestrale superiore alle attese. L’utile adjusted nel quarto trimestre si è attestato a 0,20 dollari per azione contro i 17 centesimi previsti dagli analisti. Aeropostale -17,43%. La catena di negozi di abbigliamento prevede di chiudere il trimestre in corso con una perdita per azione compresa tra 0,53 e 0,61 dollari. Gli analisti avevano previsto un rosso più contenuto a 0,36 dollari per azione. Herbalife +8,12%. Secondo il Wall Street Journal il finanziere Bill Ackman sarebbe finito sotto indagine da parte delle autorità americane per possibili manipolazioni del titolo. Europa Chiusura positiva per le principali Borse del vecchio Continente, fatta eccezione per la piazza finanziaria di Londra che ha chiuso l’ultima seduta della settimana, venerdì scorso, in calo dello 0,30% a 6.740,58 punti. A Francoforte l’indice Dax ha registrato una crescita dello 0,87% a 11.901,61 punti, il parigino Cac40 è salito dello 0,46% a 5.010,46 punti mentre a Madrid l’Ibex35 ha guadagnato lo 0,20% a 11.033,80 punti. Italia Il Ftse Mib segna +0,82%, il Ftse Italia All-Share +0,79%, il Ftse Italia Mid Cap +0,65%, il Ftse Italia Star +0,73%. Finale di ottava in calo per Piazza Affari che si è comunque mantenuta a ridosso dei massimi a quattro anni toccati alla vigilia. Il Ftse Mib ha chiuso in flessione dello 0,42% a quota 22.713 punti. A pesare sul listino milanese è stato il tonfo di Eni (-4,59% a 15,53 euro), titolo di maggior peso del Ftse Mib, a seguito della presentazione del nuovo piano strategico. Il nuovo business plan al 2018 presentano a Londra dall’ad di Eni, Claudio De Scalzi, non ha impattato con le attese del mercato. In particolare pesa la decisa sforbiciata al dividendo che per l’esercizio 2015 sarà di 0,80 euro rispetto agli 1,12 euro per azione di quello relativo al 2014. Tonfo anche per Saipem (-5,78%) e Tenaris (-3,06%), in scia alla discesa delle quotazioni del petrolio con il Wti tornato in area 45 dollari al barile, sui minimi a sei settimane. Secondo l’Agenzia internazionale dell’Energia l’attuale fase di stabilizzazione dei prezzi è solo temporanea e l’aumento delle scorte negli Usa rischia di innescare una nuova discesa dei prezzi. Peggior performer di giornata è stata però Tod’s (-6,27% a 91,29 euro) che ha mal digerito i conti 2014. Chiusura d’ottava brillante invece per Fca che ha consolidato sopra quota 15 euro con un balzo del 4,63%.


I dati macro attesi oggi Lunedì 16 marzo 2015 13:30 USA Indice Empire State Manufacturing 13:30 CAD Acquisti stranieri di titoli (Gen) 14:15 USA Produzione industriale 15:00 USA NAHB Indice edilizia abitativa 19:45 EUR parla il presidente della BCE Draghi