Lavoro: Assolombarda-Adapt, serve confronto costruttivo a livello nazionale e locale

13

Roma, 9 lug. (Labitalia) – Semplificazione e razionalizzazione del diritto del lavoro. E’ la proposta formulata da Assolombarda e Adapt con ‘Il futuro del lavoro’, un documento, nato anche dal confronto con le imprese, che prende spunto dalla considerazione che il tema del lavoro, più che oggetto di contese ideologiche, debba essere affrontato attraverso un confronto costruttivo su due piani, quello nazionale e quello locale, da cui possano scaturire appunto proposte concrete su un argomento centrale per lo sviluppo del Paese, delle imprese e della società civile. Sono stati individuati i fattori chiave utili a comprendere i cambiamenti in atto nel mercato del lavoro. A cominciare dall’impatto delle nuove tecnologie sull’occupazione e l’organizzazione; alle competenze trasversali, la formazione continua e le politiche attive che, alla luce delle nuove professioni che nasceranno, diventeranno sempre più strategici; senza dimenticare i fattori demografici, come il prolungamento dell’aspettativa di vita, il calo demografico, l’invecchiamento della popolazione e la sostenibilità del sistema di welfare.

E’, inoltre, sottolineato il ruolo del territorio che tornerà ad essere centrale, grazie all’integrazione di sistemi fisici anche distanti tra loro come conseguenza della globalizzazione digitale, e infine le nuove sfide della rappresentanza. Dallo scenario si passa poi alla formulazione di proposte da condividere con i decisori pubblici, alcune delle quali possano essere calate rapidamente sul territorio e diventare progetti concreti con l’obiettivo di aprire un dibattito e contribuire alla costruzione di un mondo del lavoro che sappia sostenere e vincere le sfide del prossimo decennio.

Ci sono poi aspetti di rilievo nazionale quali, ad esempio, la semplificazione e la razionalizzazione del quadro regolatorio, dando al contempo maggior spazio alla contrattazione di secondo livello, per sostenere le imprese nella partita della produttività e della qualità del lavoro. A ciò si aggiunge l’opportunità della semplificazione del quadro normativo in materia di disabilità, la promozione dell’occupabilità dei lavoratori con malattie croniche e la stesura di un testo unico del welfare.

Inoltre, si legge ancora nel documento, andrebbe anche considerata la possibilità di un contestuale processo di unificazione di parte della regolamentazione sul lavoro a livello europeo, in modo da ridurre i livelli di adattamento a livello nazionale. Oltre al ripensamento del sistema previdenziale, al fine di tutelare le transizioni occupazionali e costruire un sistema in cui pubblico e privato garantiscano chi si affaccia oggi nel mercato del lavoro. Dal documento emerge poi la necessità di un deciso cambio di passo nelle politiche attive volte a prevenire e gestire, se possibile anticipatamente, la disoccupazione. Così come un ripensamento dell’attuale concetto sull’orario di lavoro e la previsione di nuovi modelli, più compatibili con l’economia digitale. Viene poi lanciata una proposta sulla professionalità e le competenze. Dallo sviluppo dell’apprendistato di primo e terzo livello al rilancio dell’alternanza scuola-lavoro, anche attraverso una maggior collaborazione tra scuola e impresa; alla promozione degli studi stem fino al rafforzamento dell’impegno sugli Its.

Nel nostro Paese, viene ricordato, non sono previste linee di finanziamento dedicate alla formazione degli imprenditori, se non quote residuali del Fondo sociale europeo, gestito dalle singole regioni con modalità operative difficilmente compatibili con i tempi di lavoro degli imprenditori stessi. Per questo, vengono auspicate adeguate proposte formative rivolte alle figure con ruoli apicali. Si tratta di equipaggiare i vertici aziendali con competenze strategiche e manageriali, ancorate allo sviluppo del proprio business e funzionali a comprendere la portata delle nuove tecnologie e saper approfittare delle loro potenzialità produttive”.

Viene anche affrontato il tema della rappresentanza, con l’introduzione di una legge dedicata, che si ponga in termini di concreto sostegno a un miglior quadro regolatorio delle relazioni industriali. La rappresentanza, si legge nel documento, del lavoro e dell’impresa dovranno diventare più forti ed autorevoli nelle sedi decisionali e negoziali, evitando di rinviare al futuro scelte da compiere oggi con senso di responsabilità e con l’obiettivo di rifondare, in termini culturali, prima ancora che in termini normativi e istituzionali il complesso e articolato sistema di una rappresentanza che sarà sempre più giocata nei territori, nei settori produttivi e nel dialogo con le comunità locali nella costruzione di quella infrastruttura materiale quanto intangibile su cui si regge l’ecosistema che alimenta la IV rivoluzione industriale.