Lavoro: Consulenti, con tirocini Fondazione creati 45mila posti

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Roma, 5 lug. (Labitalia) – A sei mesi dalla conclusione del tirocinio quasi il 60% dei soggetti formati on the job, attraverso un tirocinio promosso dai consulenti del lavoro delegati della Fondazione Consulenti per il Lavoro, lavorano. Tradotto in valore assoluto significa che negli ultimi 5 anni, escludendo quello in corso, la rete della Fondazione ha creato oltre 45.000 posti di lavoro.

E’ quanto emerge da un’indagine, condotta dall’osservatorio statistico dei consulenti del lavoro in collaborazione con il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dal titolo ‘I tirocini di Fondazione Lavoro e l’inserimento occupazionale’, presentata in occasione della nona edizione del Festival del Lavoro di Milano.

Il rapporto riporta i tassi di inserimento della totalità dei tirocini svolti in Italia, che fanno segnare in tutti gli anni e in tutti i periodi osservati valori inferiori di almeno 10 punti percentuali rispetto alle performance dei tirocini di Fondazione Lavoro. Quest’ultima, infatti, tra i soggetti autorizzati dal Ministero del Lavoro, ha promosso il maggior numero di tirocini a livello nazionale: oltre 90.000.

Se si confronta il tasso di inserimento fra i tirocini promossi dagli oltre 2.500 delegati della Fondazione consulenti per il lavoro rispetto ai risultati dei tirocini a livello nazionale si nota una migliore performance. Nel 2016 un tirocinante della Fondazione, già dopo un mese, trova occupazione nel 39,6% dei casi (+11,8% rispetto alla media nazionale pari al 27,8%); a tre mesi il tasso di ricollocazione raggiunge il 48,5% (+15,5%) e a sei mesi tocca il 56,9% (+17,8%).

La Fondazione Lavoro, spiega ancora la nota, “ha raggiunto questi importanti risultati puntando sempre su tirocini di qualità, dotandosi di procedure e regole più stringenti rispetto alle previsioni normative. I tirocini della Fondazione, inoltre, valorizzano la professionalità, l’esperienza e la conoscenza del mercato del lavoro dei consulenti del lavoro; caratteristiche che vengono trasfuse nell’attivazione di tutti i percorsi formativi e di inserimento promossi dalla Fondazione e che nella maggior parte dei casi non beneficiano di alcun contributo pubblico”.

Il numero di tirocini attivati in Italia da tutti i soggetti autorizzati, fanno notare i consulenti del lavoro, è cresciuto negli ultimi cinque anni. Si è passati dai circa 200.000 tirocini extra curriculari attivati del 2013 ai 356.000 del 2017.

Il dato 2017 supera i livelli registrati nel 2015 (339.309), anno in cui, con il programma Garanzia Giovani promosso dal Ministero del Lavoro, il tirocinio è stato il principale strumento di politica attiva per fronteggiare l’elevata disoccupazione giovanile ed in particolare il tasso di Neet. In questo scenario risulta in continua crescita anche il numero di tirocini promossi da Fondazione Lavoro: il volume si è triplicato nel giro di 5 anni, passando dai 9.668 tirocini attivati nel 2013 ai 27.271 del 2017.

Sono complessivamente 44.482 i tirocini conclusi negli ultimi cinque anni che hanno creato una opportunità occupazionale entro sei mesi dal termine. Nel 56% dei casi si sono trasformati in un rapporto di lavoro a carattere permanente (il 22,1% a tempo indeterminato e il 33,9% in apprendistato). Nel 38,2%, invece, il tirocinio ha avuto come primo esito occupazionale un contratto a termine.

Il settore in cui si è svolto il tirocinio incide sulle opportunità occupazionali successive. In particolare, hanno maggior successo quelli realizzati nel settore industriale (62,1%) e nel settore dell’istruzione e della sanità privata (59,6%), mentre i tirocini nel settore turistico (52,8%) e nei servizi sociali e personali (52,2%) raggiungono livelli di inserimento occupazionale inferiori alla media di oltre 5 punti percentuali. La rilevazione dell’Osservatorio mostra come la geografia delle province italiane risulti meno scontata rispetto a quanto siamo abituati ad osservare nei dati del mercato del lavoro: la differenza fra Nord e Sud del Paese è meno marcata laddove il tirocinio si trasforma in un posto di lavoro.

La domanda di lavoro, molto differenziata tra il Settentrione e il Meridione, determina tassi di inserimento molto diversificati tra loro. Nelle regioni del Mezzogiorno, infatti, il livello d’occupazione post tirocinio è molto inferiore alla media nazionale. Se si osservano i tassi occupazionali per provincia, quella di Biella spicca fra tutte con un tasso pari al 75%, seguita dalle province toscane di Siena (73,7%) e Prato (70,1%) che si collocano al secondo e terzo posto.

Nelle regioni del Mezzogiorno la minore domanda di lavoro alle dipendenze comporta tassi di inserimento minimi in provincia di Isernia (29,2%) e Crotone (38,5%); al di sotto di 13 punti percentuali rispetto alla media nazionale troviamo anche le provincie di Rieti (40,6%), Vibo Valentia (43,7%), Enna (43,8%).