Lavoro, il dibattito: “Puntare su talenti e competenze per competitività Paese”

6

(Adnkronos) – Dare slancio alla competitività del Paese puntando su competenze certificazioni e talenti dei lavoratori, sostituendo così i sistemi verticali e autoreferenziali dell’istruzione, della formazione e del lavoro, ancorati alle logiche del ‘900. E’ quanto emerso dal convegno ‘Accrescere la competitività attraverso le competenze e il talento’, promosso da FondItalia (Fondo Formazione Italia) ed Expotraining, e ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti delle istituzioni che hanno cercato di fare luce sulle trasformazioni necessarie e radicali che attendono l’Italia nei prossimi mesi.  

Valentina Aprea, esperta di politiche del lavoro, ha sottolineato come “ci sono almeno tre esigenze nella nostra società che attendono immediata risposta: quelle delle imprese, quelle dei giovani e quella dei formatori e degli educatori che, solamente se considerate come un’unica entità, possiedono le risposte alle tante domande che il nuovo mercato del lavoro richiede”.  

Tiziana Nisini, vicepresidente della Commissione lavoro della Camera ha concentrato l’attenzione sulla struttura portante del sistema imprenditoriale del nostro Paese: “Bisogna ricordare che al di là delle grandi aziende che hanno una struttura e riescono comunque a formare in maniera adeguata i propri dipendenti, il nostro tessuto produttivo è composto da piccole e medie imprese e molto spesso anche quella formazione che fanno nelle piccole realtà, che viene vista come un costo, non rimane come patrimonio al lavoratore, anche nell’ottica di un futuro cambiamento di posizione. Al centro ci sono le competenze ma non bisogna disperderle e quindi sarebbe opportuno creare una sorta di fascicolo personale che il lavoratore acquiesce e può mantenere nel suo percorso lavorativo”. 

Sul tema del lavoro e della produttività nazionale, ha puntato l’attenzione nel suo intervento Nicola Patrizi, presidente di FederTerziario: “La transizione energetica e lo sviluppo tecnologico stanno creando delle grandi polarizzazioni, cioè degli enormi aggregati produttivi che si stanno spostando su due continenti: gli Stati Uniti e la Cina. Anche per queste ragioni, le imprese italiane, nel nostro contesto, faticano a gestire la sfida. L’elemento di competizione resta la nostra produzione di eccellenze che vanno difese e potenziate, a partire dalla ricostruzione del sistema scuola che non può più permettersi di perdere studenti e deve, invece, diventare un luogo in cui poter stare bene e formarsi in maniera adeguata. Dobbiamo gettare le basi affinché nel prossimo decennio si creino le condizioni per avere più laureati pronti a promuovere e sostenere le nostre eccellenze e dobbiamo trovare delle soluzioni per sostenere economicamente in maniera adeguata queste professionalità”.  

I dati presentati durante il convegno hanno dimostrato che bisogna intervenire soprattutto sui giovani che, stando ai dati dell’Ocse al 2018, sono, per il nostro Paese, abbastanza imbarazzanti: la percentuale dell’Italia nella dispersione scolastica è stata del 14,7%, collocando il nostro Paese nelle ultime posizioni europee con 543mila giovani che hanno abbandonato gli studi. Non solo: stando ai dati Invalsi, l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna, un giovane su tre, in età compresa tra i 18 e i 24 anni, non possiede le competenze di base nelle capacità di lettura, nell’effettuare semplici calcoli, senza considerare la comprensione della lingua inglese, praticamente assente, che è ormai considerata necessaria per i diritti di cittadinanza europea, così come vengono considerati al giorno d’oggi.  

Proprio per andare incontro a queste mancanze di base e strutturali, la Fondazione Cdp (Cassa depositi e prestiti) ha stanziato un fondo da 1,5 milioni di euro a disposizione di enti del terzo settore per contrastare la dispersione scolastica e attivare politiche di integrazione, grazie alla collaborazione di enti che, come si dice, vivono sui territori.  

Sul tema della formazione dei giovani si è concentrato Luca Malcotti, vicesegretario Ugl: “La grande necessità che abbiamo come sistema Paese è quella di introdurre una grande innovazione nelle politiche attive che abbiano una salda guida pubblica, ma che coinvolga il settore privato nell’intermediazione tra la domanda e l’offerta di lavoro. Solo così possiamo evitare il rischio di cadere nuovamente negli stessi errori compiuti nel passato: ossia di formare figure professionali che, nel momento del loro reale inserimento nel mondo del lavoro, non saranno più attuali. Penso ai lavori che oggi vengono considerati giovani e freschi, come quelli di social media manager; ecco, il rischio che stiamo correndo è quello di formare molti social media manager che, tra dieci, vent’anni, non avranno le competenze richieste da un mercato in continua evoluzione”. 

“Il mondo del lavoro – ha dichiarato Francesco Franco, presidente di FondItalia – reclama con forza la necessità di utilizzare un modello standardizzato ed un linguaggio comune, che consenta alle imprese di reperire facilmente lavoratori in possesso di competenze chiave per la loro mission e che garantisca ai lavoratori la valorizzazione delle proprie competenze Per noi che ci occupiamo di promuovere la formazione continua e l’accrescimento delle competenze, preme anche che si giunga presto alla possibilità di garantire la spendibilità degli apprendimenti acquisiti, con la possibilità di valutarne l’entità e la messa in trasparenza”. 

Tra gli strumenti, durante il convegno, si è infatti discusso di Europass che, da quasi 20 anni, è lo strumento ideato dall’Unione europea per facilitare l’attività lavorativa nei Paesi membri, ma che, come è emerso durante il dibattito, ‘in Italia si è fermato alla stesura di un curriculum vitae’. Di fatto, nel nostro Paese i passaggi legati a Europass (introdotto nel 2005) non sono stati elaborati appieno soprattutto quelli legati alle competenze digitali e alle esperienze personali dei giovani italiani. Oggi, oltre a Europass, è a disposizione dei sistemi di valutazione anche l’Eqf, il Quadro delle qualificazioni europee delle competenze che, come è stato detto, “rende comprensibile ad ogni formatore e datore di lavoro il livello di istruzione e le capacità professionali di ogni giovane studente o lavoratore”.  

Su questa scia si è mosso il Fondo paritetico per la formazione continua FondItalia che, come ha spiegato Egidio Sangue, direttore e vicepresidente del Fondo, “ha ideato uno strumento, denominato C+, che sarà presto a disposizione delle imprese. Lo strumento, che utilizza i descrittori e le relazioni presenti nell’Atlante del lavoro e delle qualificazioni, ha come finalità quella di offrire ai lavoratori un percorso assistito per mettere in trasparenza, attestare e validare le competenze acquisite lungo l’arco della vita”. 

“Quindi – ha sottolineato – non solo il proprio percorso di studi e professionale, ma anche le proprie qualità, le skills acquisite nel corso della propria vita lavorativa, le proprie capacità in determinati settori operativi ed i propri talento, consentendo alle imprese ricerche mirate per incrementare la proprio squadra di collaboratori”.  

“Oggi – ha osservato Carlo Barberis, presidente di ExpoTraining – le scuole si stanno attrezzando per la formazione dei docenti e stanno lavorando per indirizzare gli studenti in un percorso che poi condurrà al mercato del lavoro e così contribuire a superare il gap tra domanda e offerta. Per la prima volta la scuola parla di orientamento, di tutor e crediamo che sia la via giusta che vogliamo intraprendere proprio nell’anno europeo delle competenze. Di questo e altri temi parleremo ad ExpoTraining a Milano a novembre”.