Lavoro, indagine Inapp: Con master o dottorato tasso di occupazione sale all’80%

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I master e i corsi post laurea aumentano il tasso di impiego dei giovani di ben 10 punti percentuali, portandolo su livelli superiori all’80%. E’ quanto rivela un’indagine dell’Inapp, l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche pubbliche, secondo cui l’investimento in istruzione migliora le prospettive occupazionali dei giovani (20-34 anni) in ingresso nel mercato del lavoro a prescindere dall’ambito disciplinare del titolo di studio. E’ vero pero’ che la laurea in materie tecnico-scientifiche promuovono maggiori opportunita’ rispetto a quelle con orientamento professionale o di tipo umanistico: piu’ nello specifico, le migliori performance si registrano per le lauree ingegneristiche e in scienze della salute. L’analisi mostra un importante aspetto di genere. L’investimento in istruzione offre prospettive occupazionali migliori per le donne rispetto a quanto avvenga per gli uomini: questo e’ vero per ogni livello e tipologia di percorso scolastico preso in esame, a prescindere dagli indirizzi di studio. Ad esempio, se si considerano le donne con laurea magistrale, la probabilita’ di inserimento lavorativo aumenta (rispetto alla categoria di riferimento dei diplomati di scuola media inferiore) del 44% per l’indirizzo scientifico, del 40% per quello professionale e del 38% per le materie umanistiche; nel caso degli uomini, invece, le corrispondenti stime sono del 28%, del 24% e del 22%, rispettivamente.”I risultati dell’analisi dell’Inapp suggeriscono che le conoscenze di natura astratta e generalista che si accompagnano ad un elevato investimento in istruzione portano sostanziali vantaggi occupazionali”, dice il presidente Stefano Sacchi. “Tali conoscenze possono essere ulteriormente valorizzate quando si declinano in competenze di natura tecnica o scientifica”. Il risultato relativo alle donne e’ di particolare importanza: “se studiare, e in particolare laurearsi, porta vantaggi occupazionali per tutti i giovani, questo e’ ancora piu’ vero per le donne; per una giovane studiare fa una grande differenza”. In questo contesto e’ opportuno sottolineare il ruolo determinante delle imprese: il tessuto produttivo italiano e’ infatti contraddistinto da piccole imprese a basso contenuto di innovazione tecnologica; un contesto che spesso tende ad allocare profili con alto profilo di istruzione verso mansioni lavorative non sempre adeguate. “Bene trovare un lavoro – dichiara Sacchi – ma occorre poi capire se quel lavoro e’ coerente con il percorso di studi effettuato. Per questo l’Inapp e’ impegnato in un filone di analisi sulla misura di coerenza tra percorso di studi e lavoro svolto, sia in termini di professione che di inquadramento nel rapporto di lavoro”.