Lavoro, la Cgil perde terreno nelle regioni rosse: tracollo record in Campania (-55,8mila iscritti dal 2015)

50

Se le iscrizioni ai sindacati calano, è la Cgil a dover fare i conti con la flessione più robusta. Lo spiega il report realizzato e diffuso da Demoskopika, che nell’analisi 2018 sull’appeal dei confederali evidenzia un altro dato significativo: il calo delle tessere si fa più sentire nelle regioni “a governo rosso”, o ex rosse. Nel 2017, infatti, la Cgil ha perso “285.000 iscritti rispetto al 2015, per un calo pari al 5,2%”. Una contrazione che tocca principalmente i territori cosiddetti “a guida rossa”. Tra le prime otto realtà territoriali a dimostrare piu’ sfiducia, infatti, ben sette in termini assoluti sono attualmente governate dal centrosinistra: Campania con una contrazione di 55,8 mila iscritti pari al 17,9% in meno rispetto al 2015, Puglia che ha registrato una decrescita di 54,1 mila iscritti pari al 18%, Emilia-Romagna con una perdita di 46,5 mila iscritti pari al 5,7%. E, ancora, Calabria con una contrazione di 20,8 mila iscritti pari al 12,7% in meno rispetto al 2015, Umbria che ha registrato una decrescita di 20,2 mila iscritti pari al 17,2%, Marche e Lazio con un calo rispettivamente di 14 mila iscritti (-7,4%) e 12,4 mila iscritti (-3,7%). Sul versante opposto, il primato dei territori caratterizzati da un aumento delle iscrizioni spetta al Veneto con all’attivo ben 8,9 mila adesioni in piu’ (+2,3%), al Trentino Alto Adige con 5,9 mila tesserati in piu’ (+8,2%) e, infine, alle Valle d’Aosta con un incremento meno significativo di 718 iscritti (+5,9%).
L’emorragia si fa sentire anche dalle parti della Cisl che tra il 2015 e il 2017 perde 188.000 iscritti, (-4,5%). In questo caso le perdite “a due cifre” si sono registrate in sette regioni: Sicilia che ha visto ridurre il numero degli iscritti alla sigla sindacale di 38,7 mila persone (-12%), Campania con una contrazione di 30,6 mila iscritti pari al 11,1%, Puglia con 22,5 mila iscritti in meno (-9,1%), Lombardia con 18,5 mila iscritti in meno (-2,4%), Calabria con 15,5 mila iscritti in meno (-10,3%), Piemonte con 11,8 mila iscritti in meno (-4,4%) e, infine, Lazio con 11,4 mila iscritti in meno (-3,9%). Sul versante opposto, il Trentino Alto Adige si e’ dimostrato il territorio “piu’ devoto” facendo registrare un incremento, seppur poco rilevante, del numero degli iscritti pari a 447 tesserati (+0,6%). Dei confederali l’unica a salvarsi e’ la Uil, che, oltre a non subire una contrazione del “consenso” lo aumenta di 26,5 mila unita’, pari ad una crescita dell’1,4 per cento rispetto al 2015.