Lavoro: Manageritalia, dirigenti italiani all’estero +24% dal 2008 al 2016

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Milano, 15 mar. (Labitalia) – Aumentano i dirigenti privati che vanno a lavorare all’estero in pianta stabile. Sono 1.579 (+24% dal 2008 al 2016) quelli che lo hanno fatto mantenendo un contratto dirigenti nazionale, come emerge dalle elaborazioni di Manageritalia sugli ultimi dati ufficiali Inps. Sono soprattutto uomini 1.491 (94,4%), ma ci sono anche le donne (88, 5,6%). In realtà, sono però molti di più, perché sono quasi dieci volte tanto quelli che lo fanno passando a un contratto straniero. Di fatto, si stima che i manager italiani attualmente espatriati per lavoro, i cosiddetti expat, siano oltre 20mila.

Parallelamente, aumentano, seppure in modo meno eclatante, i manager esteri che vengono a lavorare e vivere in Italia, anche, ma non solo, per le sempre maggiori acquisizioni da mano straniera di aziende nazionali. Quelli con un contratto dirigenti italiano sono quasi 3.000, ma triplicano considerando quelli che hanno altre forme contrattuali.

Per supportare al meglio questo fenomeno, Manageritalia Milano ha recentemente rafforzato i suoi servizi per expat e dirigenti esteri che arrivano in Italia. Infatti, in entrambi i casi oltre a quelli professionali ci sono da gestire aspetti organizzativi, fiscali, previdenziali, sanitari. E poi c’è la famiglia: l’istruzione dei figli, il coniuge, la necessità di farla entrare in un nuovo ambiente e sviluppare relazioni. I nuovi servizi, sviluppati con due partner professionali d’eccellenza quali lo studio Pirola Pennuto Zei e lo studio Cesaro, coprono proprio l’ambito fiscale e quello legale-familiare. Di questo fenomeno e dei servizi a supporto si parlerà il 19 marzo (ore 17.30 Palazzo Clerici Milano a via Clerici, 5) nell’incontro World Wide Manager, organizzato da Manageritalia Milano.

“Tutto questo -dice Roberto Beccari, presidente Manageritalia Milano- è dovuto alla globalizzazione: un fenomeno reale che oggi coinvolge sempre più anche la sfera professionale, soprattutto per un manager. Non esistono più confini: le aziende non solo vendono, ma anche si localizzano in ogni parte del globo e la mobilità geografica e funzionale è in costante aumento. Manager che fanno esperienze all’estero e manager esteri che vengono in Italia sono una ricchezza per il nostro paese e per le nostre aziende. Il nostro primo obiettivo è supportare i manager con adeguati servizi, ma così portiamo valore a tutto il sistema”.

Trascorrere parte del proprio tempo lavoro all’estero è per un manager ormai prassi (lo fa il 65% dei dirigenti del terziario secondo una recente indagine Manageritalia), ma lo sta diventando sempre di più anche espatriare. Una straordinaria opportunità di crescita a livello professionale spesso cercata e a volte subita per mantenere l’incarico e-o il livello lavorativo.

I manager espatriati, secondo l’ultima indagine di AstraRicerche per Manageritalia e Kilpatrick Executive Search (2017 quasi 500 expat intervistati), sono volutamente andati a lavorare all’estero (93%), cercando loro un’azienda che offrisse quest’opportunità (44%) o concordandolo con l’azienda nella quale erano in Italia (49%). Pochissimi (4%) sono stati obbligati dall’azienda. I motivi: possibilità professionali più stimolanti (51%), voglia di un’esperienza internazionale (38%), passaggio obbligato per fare carriera in azienda (24%). C’è anche chi è stato obbligato dal non aver trovato opportunità interessanti in Italia (27%) o da motivi personali-familiari (9%). Solo il 5% quelli che già all’estero per motivi di studio sono poi restati lì in pianta stabile.