Lavoro, un terzo dei Neet concentrato in due sole regioni: Campania e Sicilia

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Sulle pensioni di oggi e su quelle di domani e’ in atto una discriminazione tra generazioni. “Gia’ oggi, il confronto fra la pensione di un padre e quella prevedibile del proprio figlio segnala una decisa divaricazione del 14,6%”. A segnalarlo e’ il focus Censis-Confcooperative “Millennials, lavoro povero e pensioni: quale futuro?” in cui si spiega che il sistema previdenziale obbligatorio attuale “garantisce a un ex dipendente con carriera continuativa, 38 anni di contributi versati e uscita dal lavoro nel 2010 a 65 anni, una pensione pari all’84,3% dell’ultima retribuzione”. A un giovane che ha iniziato a lavorare nel 2012 a 29 anni, per il quale si prefigura una carriera continuativa come dipendente, 38 anni di contribuzione e uscita dal lavoro nel 2050 a 67 anni, “il rapporto fra pensione futura e ultima retribuzione si dovrebbe fermare al 69,7%, quasi quindici punti percentuali in meno”, continua lo studio spiegando che questa sarebbe anche la migliore delle ipotesi. Rischia infatti di andare molto peggio a 5,7 milioni di persone, ossia “i 3 milioni di Neet fra i 18 e i 35 anni che hanno rinunciato a ogni tipo di prospettiva a causa della mancanza di lavoro e i 2,7 milioni di lavoratori, tra ‘working poor’ e occupati impegnati in ‘lavori gabbia’ confinati in attivita’ non qualificate dalle quali, una volta entrati, e’ difficile uscirne”, continua lo studio. E al Mezzogiorno va anche peggio, visto che lì si concentra più della metà dei Neet di tutto il territorio nazionale.
Lavorare puo’ non bastare. Per i giovani, in particolare – continua la studio Censis-Confcooperative – lo slittamento verso il basso delle remunerazioni, in assenza in Italia di minimi salariali, segnala in maniera ancora piu’ marcata la separazione che sta avvenendo fra i destini dei lavoratori e la sostenibilita’ a lungo termine dei sistemi di welfare. “Questo effetto di ‘sfrangiamento’ del lavoro rispetto al passato e’ messo in evidenza dalle tipologie di lavoro a ‘bassa qualita” e a ‘bassa intensita” che si stanno via via diffondendo” prosegue il focus aggiungendo: “sono 171.000 i giovani sottoccupati, 656.000 quelli con contratto part-time involontario e 415.000 impegnati in attivita’ non qualificate”. Il dettaglio regionale fa poi emergere la forte differenza socio economica tra Nord e Sud. “Anche solo guardando al fenomeno dei Neet, nella fascia 25-34 anni (totale 2 milioni), i giovani che non lavorano e non studiano che vivono nelle sei regioni del Sud sono oltre la meta’, ben 1,1 milioni, di cui 700mila circa concentrati in sole due regioni: Sicilia (317mila) e Campania (361mila)”, conclude lo studio Censis-Confcooperative.