Le borse virano di nuovo in rosso

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Il punto. Borsa italiana vira in rosso: il Ftse Mib segna -1,48%, il Ftse Italia All-Share -1,50%, il Ftse Italia Mid Cap -1,34%, il Ftse Italia Star -1,42%.  
Mercati azionari europei in netto ribasso: DAX -1,6%, CAC 40 -1,8%, FTSE 100 -1,7%, IBEX 35 -1,4%.  Future sugli indici azionari americani in ribasso dello 0,9-1,1 per cento. Le chiusure della seduta precedente a Wall Street: S&P 500 -1,56%, Nasdaq Composite -1,58%, Dow Jones Industrial -1,29%.  
Tokyo in deciso arretramento con il Nikkei 225 a -2,35%. Peggio hanno fatto le borse cinesi: l’indice CSI 300 di Shanghai e Shenzhen chiude a -6,02%, a Hong Kong l’Hang Seng a -2,48%.  
Euro stabile contro dollaro a ridosso dei massimi della serata di ieri. EUR/USD al momento oscilla in area 1,0855.  
Inizio seduta positivo per l’obbligazionario eurozona. Il rendimento del Bund decennale rispetto alla chiusura precedente cede 4 bp allo 0,44%, quello del BTP scende di 1 bp all’1,56%. Lo spread sale di 3 bp a 112 (fonte: MTS).  
Vendite sui petroliferi in scia alla netta flessione del greggio dai massimi di ieri mattina. Il future sul Brent scende sui 30,10 $/barile circa da 33,50, il WTI scivola a 29,25 $/barile circa da 32,74. L’indice EURO STOXX Oil & Gas segna -2,8% circa.

Borse asiatiche
Dopo la buona partenza d’ottava lunedì, sui mercati asiatici torna a trionfare la volatilità e per le Borse della Cina continentale è di nuovo sell-off. Lo Shanghai Composite, da tempo sotto la soglia psicologica di 3.000 punti (ora viaggia sotto 2.800 punti) e Shanghai Shenzhen Csi 300 hanno perso il 6,42% e il 6,02% rispettivamente. Si attesta al 7,12% invece il deprezzamento dello Shenzhen Composite. A guidare i mercati sono sempre i soliti driver ma se i timori sul rallentamento dell’economia di Pechino non si allontanano, e sullo sfondo restano i dubbi sulla bontà della strategia della Federal Reserve, è ancora una volta il petrolio a essere protagonista e in questo caso in negativo. 
Dopo il recupero nelle sedute di venerdì e lunedì, i corsi dell’oro nero sono crollati di nuovo di quasi il 6% in Usa e alla riapertura dei mercati in Asia hanno segnato un declino di circa il 2% tornando sotto 30 dollari al barile. 
L’unica piazza della regione a salvarsi è quella di Sydney, ma solo perché il mercato è chiuso per la celebrazione dell’Australia Day. E in una giornata da dimenticare l’Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, dopo due sedute in recupero perde oltre un punto percentuale. A Tokyo, il Nikkei 225 ha segnato un declino del 2,35% a fronte di perdite superiori al 6% per aziende come Toshiba e Tdk. Tra gli altri titoli, SoftBank ha perso il 3,39% dopo che lunedì la controllata Usa Sprint ha annunciato il taglio di 2.500 posti di lavoro in sei centri di customer care e nel suo quartier generale di Overland Park, in Kansas, all’interno di un piano che punta a ridurre di 2,5 miliardi i costi (l’operatore di telefonia mobile aveva chiuso la seduta con un crollo del 12,54% al Nyse). 
Limita invece le perdite all’1,15% il Kospi di Seoul. Secondo i dati preliminari diffusi dal Bank of Korea, la crescita del Pil nell’esercizio appena concluso è stata del 2,6% contro il 3,3% del 2014 e il 2,7% stimato dallo stesso istituto centrale (che in dicembre aveva rivisto al ribasso le sue previsioni dal 3,1% precedente). Nel solo quarto trimestre, però, la crescita del Pil della Corea del Sud è stata del 3,0% in linea con le attese e contro il 2,7% di progresso registrato nel precedente periodo. Su base sequenziale rettificata stagionalmente l’incremento è stato dello 0,6% contro l’1,3% del terzo trimestre e lo 0,7% del consensus. In declino anche Hong Kong: avvicinandosi alla chiusura l’Hang Seng perde intorno al 2,30% (mentre l’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento per la Corporate China sulla piazza dell’ex colonia britannica, è in flessione di circa il 3,50%).

 

Borsa Usa
A New York i principali indici ieri hanno chiuso la prima seduta della settimana in forte ribasso. Il Dow Jones ha perso l’1,29%, l’S&P 500 l’1,56% e il Nasdaq Composite l’1,58%. Il petrolio è tornato a scendere dopo il forte rimbalzo della scorsa settimana. Il Wti ha lasciato sul terreno il 5,75% a 30,34 dollari al barile.

Sul fronte societario male il settore energetico e quello legato alle risorse di base. Tra i singoli titoli McDonald’s +0,73%. Il gigante dei fast-food ha annunciato una trimestrale superiore alle attese. L’utile è cresciuto a 1,21 miliardi di dollari (1,31 dollari per azione) da 1,1 miliardi dello stesso periodo di un anno prima. I ricavi sono invece diminuiti a 6,34 da 6,57 miliardi mentre le vendite a parità di negozi sono cresciute del 5 %. Gli analisti avevano previsto un Eps di 1,23 dollari su ricavi per 6,24 miliardi e vendite in crescita del 3,2%.

Caterpillar -5,05%. Goldman Sachs ha tagliato il rating sul titolo del produttore di macchine movimento terra a sell da neutral.

Halliburton -3,01%. Il gigante dei servizi per l’industria petrolifera ha chiuso il quarto trimestre con un utile per azione adjusted di 0,31 dollari contro i 0,24 dollari indicati dal consensus. I ricavi sono crollati del 42% a 5,08 miliardi (consensus 5,11 miliardi).

Mattel +1,91%. Goldman Sachs ha inserito il titolo del gruppo dei giocattoli nella “Americas conviction list”. Alcoa -0,87%. L’hedge fund Elliott Management ha incrementato la quota nel gigante dell’alluminio al 7,4% del capitale.

Tyco International +11,67%. La società irlandese ha annunciato un accordo per la fusione con Johnson Controls. Il nuovo gruppo, specializzato nella costruzione di piattaforme e apparecchiature elettroniche, avrà una capitalizzazione di mercato di 36 miliardi di dollari.

Twitter -4,60%. Quattro manager del social media lasceranno la società.

Europa
Le principali Borse europee hanno aperto la seduta in netto calo in scia al forte calo dei mercati asiatici. Il Dax30 di Francoforte cede l’1,4%, il Cac40 di Parigi l’1,8%, il Ftse100 di Londra l’1,5% e l’Ibex35 di Madrid l’1,7%. 
Mario Draghi ieri sera ha detto che le prospettive dell’economia per il 2016 sono incerte e la Bce sta contribuendo ad assicurare la ripresa.
Sul fronte societario male il comparto petrolifero.

Italia
Dopo la brillante performance di venerdì ieri Piazza Affari ha chiuso in deciso ribasso.
Milano ha pagato ancora una volta le forti vendite sui titoli del comparto bancario, accentuando il ribasso nel finale nella scia di Wall Street, zavorrata dal settore energetico con le quotazioni del petrolio: il Wti ha lasciato sul parterre oltre 4 punti percentuali, quotando sotto 31 dollari al barile.
Dopo la Bce questa settimana l’attesa è per la Fed che domani annuncerà la sua decisione sui tassi di interesse. E visti gli ultimi sviluppi dei mercati finanziari, secondo gli analisti è diminuita la possibilità che la Banca centrale americana imprima una nuova stretta già in questa occasione.

Ad ogni modo, a chiusura del mercato l’indice Ftse Mib ha perso il 2, 03% a 18.641 punti.
Sotto pressione ancora una volta – si diceva – le banche, rispetto alle quali gli investitori sono in attesa di una soluzione definitiva del nodo bad bank, tema di discussione tra Roma e Bruxelles. Banco Popolare ha ceduto il 6,59% a 8,50 euro, Montepaschi il 2,80% a 0,729 euro, Popolare di Milano il 5,99% a 0,769 euro, Intesa SanPaolo il 2,80% a 2,638 euro, Unicredit il 6,20% a 3,746 euro, Ubi Banca il 3% a 4,394 euro. 
Male la galassia Agnelli con FCA e CNH Industrial che hanno lasciato sul parterre rispettivamente l’1,63% a 6,625 euro e il 3,78% a 5,465 euro nella settimana in cui verranno svelati i conti relativi al quarto trimestre e all’intero 2015. Debole A2A (-1,67% a 1,059 euro) in scia alle parole del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che ha aperto alla possibilità di una discesa sotto il 50% del capitale della multiutility da parte dei principali azionisti (Comune di Milano e Comune di Brescia). 
Bene Saipem (+6,71% a 0,564 euro) nel giorno in cui è partito l’aumento di capitale da 3,5 miliardi di euro. Una nota di Borsa Italiana ha rimarcato che la parità teorica dei diritti, in base alla chiusura di venerdì, è fissata a 3,674 euro. I diritti di opzione che potranno essere esercitati tra il 25 gennaio e l’11 febbraio e negoziati in Borsa fino al 5 febbraio.

I dati macro attesi oggi
Martedì 26 gennaio 2016

11:45 GB Intervento Carney (BoE);
15:00 USA Indice FHFA (prezzi abitazioni) nov;
15:00 USA Indice S&P-Case/Shiller (prezzi abitazioni) nov;
15:45 USA Indice Markit PMI servizi (prelim.) gen;
16:00 USA Indice fiducia consumatori (Conference Board) gen.