Le città di notte: prostituzione dilagante. “Case chiuse”, è ora di riaprile con regole precise

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo dallo Studio Legale – Associato Vizzino (avvocati Riccardo Vizzino, Antonella D’Alto, Emma Vizzino, Lucia Marino, Giovanni Scala, e dott. Gianmarco Saporiti) e Adriano J. Spagnuolo Vigorita (giurista, saggista, abilitato all’avvocatura)

Egregio
Sig. Sindaco della città di Napoli

Spett.le Regione Campania
in persona del Presidente pro tempore

Oggetto: inquinamento atmosferico e  tutela dell’ambiente napoletano

 

Egregio Sig. Sindaco,
Egregio Presidente

con la presente per sensibilizzare la Sua attenzione in ordine all’annosa questione della prostituzione.

Ci piace riprendere la famosa massima di Benedetto Croce che sul punto affermava «Eliminando le case chiuse non si distruggerebbe il male che rappresentano, ma si distruggerebbe il bene con il quale è contenuto, accerchiato e attenuato quel male».

Un giro di giorno e di notte nella periferia di Napoli o nelle aree delle grandi Metropoli per vedere donne di ogni età e di ogni nazione (…bulgare, moldave, algerine …!), vendere il proprio corpo a poco prezzo.

E’ quasi possibile individuare una mappa della prostituzione nel territorio napoletano: Fuorigrotta, Terracina, parcheggio dello Stadio S.Paolo, Poggioreale, Corso Meridionale, Circumallazione esterna. Tutte zone controllate, come noto, dai clan camorristici Criminalità organizzata associata  alla prostituzione giovanile: sintomo elevato di un degrado urbano e difficoltà sociale dove il racket della prostituzione è gestito dalla camorra.

Il quadro è sempre molto simile: autovetture che sfrecciano nei sensi di marcia per raggiungere zone commerciali, quando ai lati si assiste ad un rallentamento dell’andatura da parte di alcune di esse. Donne di diversa età, spesso giovanissime, accomodate su sedie portate appositamente sul posto, appoggiate sul guard-rail, a cavalcioni sugli spartitraffico, con abiti che lasciano molto poco all’immaginazione, ai limiti della decenza (soprattutto per i bambini!).

Ed è in questi posti che per pochi euro le stesse esibiscono il proprio corpo, vendendo a diverso prezzo, seppur sempre misero, prestazioni di vario tipo. Si passa da un semplice incontro ad un vero rapporto consumato, e si precisa, il tutto dinanzi agli occhi di tutti!

Noto è infatti lo squallore di alcune zone dove di notte bidoni accesi per riscaldare l’aria si riempiono di “lucciole”che si avvicinano ai clienti abituali o acquirenti di qualche particolare prestazione.

Le prostitute coprono un vero turno di lavoro, in condizioni disumane, alle dipendenze di un “protettore”, dalla mattina alla notte, in aree esposte alla visibilità dei passanti, caricate in auto o usate in qualche terra sperduta.  Famiglie, bambini, ragazzi, donne continuamente assistono a scenari del genere, con aria di disprezzo, fingendo di capire la natura di quelle presenze ed accelerando l’andatura del mezzo per evitare di restare a contatto con “quelle donne”.

La prostituzione, dal latino prostituere-proporsi, esporsi al pubblico ovvero compiere atti sessuali in cambio di un corrispettivo materiale diretto, costituisce il lavoro piu’ antico del mondo.

Nonostante la recondita abitudine degli adulti, oggi si assiste ad una crescita esponenziale della diffusione della stessa da parte di moltissimi giovani. Questi ultimi sono piu’ violenti, talvolta i meno rispettosi. Si assiste, infatti,  ad incontri di anche due prostitute con  piu’ ragazzi che semplicemente devono dimostrare agli amici di essere grandi e forti.

Dunque, nelle zone indicate donne di nazionalità bulgara, lituana,marocchina, romena, ucraina, senza alcun controllo sulla persona, sub specie condizioni fisiche e status sociale, vengono sorprese a prostituirsi e raramente sanzionate per atti contrari alla pubblica decenza.

In tali casi, si parla di  tratta di esseri umani a scopi di prostituzione, paragonata da molti, a quella degli schiavi africani per il numero di vittime che comporta. È un mercato vastissimo,  fatto sulla pelle di ragazze giovanissime, cresciute in contesti difficili e desiderose di una vita migliore. Un traffico internazionale illegale, organizzato ed estremamente redditizio, con cifre da capogiro: le “industrie del sesso” sono ormai diventate delle vere e proprie multinazionali.

A ben vedere, la situazione descritta e la condizione che tali categorie di donne vivono, necessita di una precisa, corretta e subitanea regolamentazione.

Precedente legislativo in materia è la  legge 20 febbraio 1958, n. 75 , nota come legge Merlin, dal nome della promotrice nonché prima firmataria della norma, la senatrice della Repubblica Italiana Lina Merlin. La legge italiana in vigore fino ad allora prevedeva che venissero eseguiti controlli sanitari periodici sulle prostitute.

Una legge che ha trovato moltissime opposizioni da parte di diverse classi politiche e, soprattutto, ha visto notevoli difficoltà di realizzazione, specialmente al fine di impedire di vedersi ritirata la licenza per la gestione dell’attività.

La legge suddetta, prevedeva che entro sei mesi dall’entrata in vigore la chiusura delle case di tolleranza, l’abolizione della regolamentazione della prostituzione in Italia e l’introduzione di una serie di reati intesi a contrastare lo sfruttamento della prostituzione altrui. La legge, infatti,  proibendo l’attività delle “case da prostituzione” puniva sia lo sfruttamento sia il favoreggiamento della prostituzione, in particolar modo “chiunque in qualsiasi modo favorisca o sfrutti la prostituzione altrui”. La norma prescriveva , altresi, la costituzione di un Corpo di polizia femminile, che da allora in poi si sarebbe occupata della prevenzione e della repressione dei reati contro il buon costume e della lotta alla delinquenza minorile. Nonostante tale regolamentazione, la realtà della prostituzione ha visto una sua espansione, soprattutto territoriale, allargandosi  a macchia d’olio in tutto il territorio nazionale senza controllo alcuno.

Quanto sino ad ora riferito ed esposto, con ogni evidenza, richiede una garanzia di sicurezza dei cittadini, sub specie della salute pubblica e della qualità urbana.

Pertanto, gli scriventi fanno proposta di legge inerente l’apertura delle “case di prostituzione“ al fine di regolamentare, controllare e, soprattutto, evitare qualsiasi evento pregiudizievole ai cittadini tutti.

Una corretta specifica di tutte le modalità di fruizione, di tutti i controlli sulla persona del “visitatore” e della “prostituta” consentirebbe un aspetto piu’ “pulito” delle strade percorse da diverse categorie di utenti, nonché un accertamento dello stato di salute dei soggetti coinvolti, evitando il diffondersi di patologie pericolose e, talvolta letali.  

Si precisa che, una tale scelta presenta anche un’esigenza di carattere economico, laddove una gestione economica controllata dell’attività in questione consentirebbe di evitare mercati sottobanco e guadagni da parte di malavitosi.

Anche la stessa Corte di Cassazione, con la sentenza 1º ottobre 2010, n. 20528, ha stabilito che la prostituzione tra adulti deve essere soggetta a tassazione, poiché è un’attività “lecita”. Di conseguenza, a partire dalla suddetta data in Italia, il meretricio avrebbe dovuto essere un’attività tassabile a tutti gli effetti. La stessa Suprema Corte ha riconfermato, con la pronuncia 13 maggio 2011, n. 10578 che il meretricio è effettivamente da considerare come “un’attività normale” e con la medesima ha affermato che «l’articolo 36 comma 34 bis della Legge 248/2006, facente capo alla Legge 537/1993 articolo 14 comma 4 ed all’articolo 6 comma 1 del D.P.R. 917/1986 T.U.I.R., ha implicitamente modificato la Legge 75/1958 agli articoli 7 e 3 comma primo numero 8, derogando i rispettivi dettami ai fini fiscali». Al riguardo della seguente pronuncia e della pronuncia del 31 luglio 2013, n. 33160, dovrebbero essere considerati non più validi o desueti, ovviamente in certi limiti, anche gli specifici punti 2) e 3) dell’articolo 3 della legge Merlin che recitavano la punibilità, per il reato di favoreggiamento della prostituzione, di: «2) chiunque avendo la proprietà o l’amministrazione di una casa od altro locale, li conceda in locazione a scopo di esercizio di una casa di prostituzione; 3) chiunque, essendo proprietario, gerente o preposto a un albergo, casa mobiliata, pensione, spaccio di bevande, circolo, locale da ballo, o luogo di spettacolo, o loro annessi e dipendenze o qualunque locale aperto al pubblico od utilizzato dal pubblico, vi tollera abitualmente la presenza di una o più persone che, all’interno del locale stesso, si danno alla prostituzione».

Tanto ritenuto, con la presente si chiede di essere sostenuti nella sopracitata proposta legislativa al fine di disciplinare la situazione illustrata dagli aspetti piu’ vari e coinvolgenti il degrado e la salute cittadina.

Confidando in sollecito riscontro alla presente, l’occasione è gradita per porgerLe cordiali saluti.

Avv. Riccardo Vizzino