Le donne di ieri, la violenza di oggi

“Né puttane né madonne ma solo donne”, declinato in qualche altra variazione, era questo lo slogan più gettonato dal movimento femminista del ’68. Una rivolta che, da pensiero, riesce a farsi pratica politica concreta e a popolare i luoghi pubblici e le piazze, inaugurando una nuova e inarrestabile stagione di libertà e diritti che, tra marce avanti, zoppicamenti e andate e ritorni non sarà più possibile fermare. Donne che il sessantotto l’hanno fatto e vissuto: in una comune, chi in giro per il mondo, chi nelle piazze e chi lavorando nei campi, scoprendo il lato femminile e rispettabile di donne che studiavano e lavoravano, che erano ragazze madri, artiste, hippie, borghesi, proletarie, femministe o lesbiche, partecipando ad una rivoluzione collettiva che apriva una nuova visione femminile agli occhi dei padri di famiglia e degli uomini di quegli anni. Rispetto, la parola d’ordine, per quell’emancipazione femminile che proponeva l’immagine di una donna pensante e idealista, che andava oltre al marito, ai figli e alla casa. Le conseguenze degli slanci femministi e delle contestazioni del sessantotto furono concretissime, per tutte le donne: portarono al pensiero differente del proprio corpo, al piacere slegato dalla riproduzione, alla liberazione dalla funzione materna come destino. La liberazione non fu indolore, ma fu sovversiva: “Ognuno di noi aveva trovato il modo di partorire un altro se stesso.”- l’eco di un racconto. La donna una figura complessa, anima e musa da millenni di immaginari. Nevrotica, intricata, compulsiva e istrionica. Degna di parole e interi romanzi. Simbolo dell’amore e dell’odio che corrode l’affetto materno e la rende un’eterna Medea. Il femminismo più ferocemente attivo della seconda metà del secolo scorso, che voleva portare quel corpo a essere strumento nelle esclusive mani di chi lo possedeva, lo ha eletto a mezzo per una lotta sociale, condendolo di esibizionismi spesso discutibili, e svuotandolo della sua sacralità primitiva. La nostra contemporaneità lo ha portato a essere mercificato per ottenere. È questo forse il risultato più ambiguo delle lotte femministe. Il corpo è della donna. Ma la donna di oggi lo usa, ne abusa e lo svende, in maniera ignorante, ma, senza ombra di dubbio, cosciente. Modelli femminili ideali che continuamente la televisione ci propone, incarnando il sogno degli uomini, che alimentano l’idea di una donna dal solo corpo: formosa e acquistabile. Seguono commenti, goliardici, ammiccamenti, risatine, in tutte le fasce di età, e lungo tutte le fasce sociali. E le donne, quelle vere, le casalinghe, le battagliere, le ricercatrici, le laureate precarie, dove sono? Protagoniste oscure della società? Si possono ancora raggiungere per una donna degli obiettivi con disciplina e rigore del lavoro? E per farlo perché il corpo diventa ostacolo o scorciatoia? Rimaste vittime di un gioco sottile, che ha rinchiuso le nostre possibilità di scelte in pochissime manciate di opzioni, abbiamo esasperato il nostro desiderio di esistere, di avere ruolo e potere. Dimostrare, molto, di più, ancora di più, per equilibrare una bellezza fisica, che ora, più di una volta, è ricercata, inseguita, ottenuta e stuprata. Ed è così che noi, giovani donne, combattiamo ogni giorno, con altre donne, per poter manifestare. Inesplose capacità comunicative e inesplorate potenzialità umane e professionali. Donne contro donne. Mentre l’uomo sta a guardare e si incattivisce pensando di arrivare a possedere una donna. Maltrattate, violentate, uccise, in una ignobile guerra contro le donne da parte degli uomini. Omicidi che si consumano tra le mura domestiche e per mano del proprio partener. Uomini che lasciano posto all’ossessione per la donna che professano di amare, diventando gelosi e violenti. L’uomo che diventa orco, un tormento, un calvario fatto di minacce, persecuzioni, telefonate, la paura cristallizza le donne, che spesso subiscono in silenzio, poi c’è chi trova il coraggio di denunciare, ma vengono lasciate sole delle istituzioni, dalla legge, in primis. E la cronaca ci racconta l’epilogo tragico. Uomini contro le donne, mentalità che tornano indietro, violenza inaudita e donne sempre più sole a fronteggiare una parità ormai utopia. A poche ore dal 26 Novembre, giornata contro la violenza sulle donne bisogna andare oltre ogni retorica, falsa promessa ed iniziare ad essere solidali con le donne e tra le donne, insegnare il valore del rispetto al genere femminile sin da bambini, piccoli gesti come un fiore alla donna, una carezza per una bambina, arrabbiarsi ma non scaricarsi con un pugno o uno schiaffo tipico dei bambini in lotta, sono i piccoli esempi di uomini del domani che rispetteranno le donne. Ma, oggi abbiamo bisogno di un sistema normativo forte e che tuteli, che sia al fianco delle donne e punisca l’orco sin da subito, che prevenga le tragedie. Abbiamo bisogno però della parità effettiva nei luoghi di lavoro, a livello salariale, abbiamo bisogno di riprenderci quel posto nella società che lentamente si è confuso ad una parità apparente e se servirà sfoderare il lato battagliero come nel ’68, riavvolgendo un po’ il nastro della storia femminile e sociale.