Le impensabili strade dell’ignoranza creativa

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In Italia l’eccessivo interventismo statale ha innescato un trend crescente di tasse e

In Italia l’eccessivo interventismo statale ha innescato un trend crescente di tasse e spesa pubblica. La simmetria non è stata perfetta, giacché per ogni euro di tasse c’è stato un di più di spesa pubblica che, sommata all’evasione fiscale, ha prodotto alti deficit che hanno accumulato un debito pubblico da recordmondiale. Il debito, poi, è stato fonte di privilegi per le corporazioni e i burocrati statali. Motivati da istinti egoistici, questi ultimi più che interrogarsi circa le conseguenze prodotte sul prossimo dalla propria condotta si sono autogratificati esaltando “i compiti terribili gravanti sulle loro spalle”. Il grado di dominanza raggiunto dalla triade formata da debito pubblico, burocrazia e gilde ha incatenato lo sviluppo economico del paese. Se, seguendo il pensiero di Joseph Alois Schumpeter, gratificato come il profeta dell’innovazione, il capitalismo è anzitutto e soprattutto un processo di cambiamento, lo stato stazionario del capitalismo italiano è una contraddizione in termini. L’origine del cambiamento sta nell’imprenditorialità che crea innovazione. Se e quando l’imprenditore innovativo avrà la meglio sullo stato interventista, l’economia italiana potrà ripartire spedita. Ciò vuol dire creare un vuoto di tasse, spesa pubblica e burocrazia. Il che richiederebbe preliminarmente, da parte dei decisori politici, l’attenta lettura del saggio “The Crisis of the Tax State” che Schumpeter pubblicò nel lontano 1918. Purtroppo, un saggio non disponibile nella pur vasta biblioteca che anima il Bazar delle Follie. Il vaso pieno della conoscenza degli esperti e dellemisure governative prese dai decisori politici ci costringe entro quelli che sono oggi i ristretti limiti del possibile nella politica, nell’istruzione, nella salute, nell’ambiente e così via. Cosa accadrebbe se svuotassimo il vaso dalla conoscenza dalle esperienze e dalle relazioni che hanno ispirato le azioni perseguite per anni dai decisori politici? Ebbene, potremmo allora alzare le nostre aspirazioni e aspettative ricorrendo all’ignoranza creativa per espandere quei confini. Vi è una mancanza di consapevolezza dell’ignoranza creativa – quella che contiene una buona dose d’irragionevolezza e progettazione, e viene dopo, non prima, della conoscenza. L’ignoranza creativa sblocca percorsi altrimenti impensabili di crescita economica e di sviluppo sociale, ed è ancora meno ben nota per essere rivoluzionaria. Mentre l’umanità lotta per sradicare l’ignoranza, gli esperti, forti della loro conoscenza, spingono all’angolo l’idea e i principi dell’ignoranza creativa. Non era così nel mondo antico. Gli studiosi e i saggi di un tempo si posero all’avanguardia di quell’idea. Nel mondo di oggi, abbiamo bisogno più che mai di “Homines Novi” che ci permettano di sfruttare i punti di forza dell’ignoranza creativa e superare la debolezza del patrimonio di conoscenza.