Le imprese: Resistiamo ma il sistema è marcio

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Imprese compatte, o quasi, al fianco di Sabino Basso, numero uno di Confindustria Campania, nella battaglia contro la burocrazia invasiva e i controlli eseguiti con la logica della caccia al criminale. Imprese compatte, o quasi, al fianco di Sabino Basso, numero uno di Confindustria Campania, nella battaglia contro la burocrazia invasiva e i controlli eseguiti con la logica della caccia al criminale. Emilio Alfano, imprenditore e presidente di Confapi Campania, è in piena sintonia con Basso. “Sono d’accordo con quanto dice il presidente di Confindustria sui controlli fiscali in cui gli imprenditori vengono trattati alla stregua di delinquenti. Ma il problema delle imprese – dice Alfano – è a monte ed è soprattutto quello di un’ imposizione fiscale che non ha pari in nessun altro Paese d’Europa. Lo Stato è ben consapevole che tra le imprese ci sia molto sommerso e alti livelli di evasione ma non ha capito che questa pressione fiscale assurda porta a “rubare” perché l’azienda non ce la fa”. Alfano ricorda che l’Italia “ha il peggiore sistema fiscale al mondo con un cuneo che arriva al 99,2 per cento contro il 21 per cento della Svizzera e il 14 per cento dell’Albania. E in questo bel quadretto non dimentichiamoci dei tempi biblici della burocrazia, dove è proprio la pubblica amministrazione il peggior pagatore per le imprese: per recuperare i crediti nel Regno Unito ci vuole una settimana, qui, quando va bene 60-120 giorni”. Carlo Barbagallo, patron della Cofiba e ex presidente del gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Campania, mette a fuoco il problema. “Le imposte, la burocrazia, il costo del lavoro, il deficit logistico-infrastrutturale, l’inefficienza della pubblica amministrazione, la mancanza di credito e i costi dell’energia rappresentano senza dubbio ostacoli spesso insuperabili che hanno indotto molti imprenditori a trasferirsi in Paesi dove il clima sociale nei confronti dell’azienda è più favorevole. Ma va anche detto – aggiunge – che per certi settori la competenza è fondamentale. Specie in un’azienda come la nostra che si avvale di figure altamente specializzate per formare le quali è stato avviato fin dal 2003, anno della costituzione dell’azienda un programma mirato di formazione”. Al coro dei pro Basso si unisce Gianni Lettieri, presidente e amministratore delegato di Meridie e già al vertice dell’Unione Industriali di Napoli. “Sabino Basso ha ragione: qui gli imprenditori vengono visti come nemici, persone da combattere anziché come creatori di ricchezza e sviluppo da agevolare. In altri posti del mondo chiunque faccia impresa viene considerato come un soggetto che crea valore, e viene quasi coccolato dalle istituzioni. Qui ha tutti contro, a partire dall’Agenzia delle Entrate”. Imprese penalizzate anche secondo il giudizio di Maurizio Marinella, proprietario dell’omonima Maison di moda. “Sono d’accordo con Sabino Basso. Fare impresa in Campania è difficilissimo. Fare impresa in Campania, ma soprattutto a Napoli, sta diventando ogni giorno di più una cosa apocalittica. Delle tasse non mi preoccupo perché comunque si va avanti. Vivo un sogno e mi piace fare questo mestiere. Qui è diventato difficile perchè i servizi sono sempre più inefficenti. Non sposterei mai i miei interessi da qui. Sono nato a Napoli, ci vivo e voglio restare nel mio territorio”. Piena condivisione delle parole del presidente di Confindustria Campania da parte di Biagio Mataluni, proprietario dell’omonima industria olearia e presidente di Confindustria Benevento. “La burocrazia impedisce alle aziende di produrre posti di lavoro. Come capo della sede di Benevento di Confindustria mi sto adoperando in questo senso. Nelle prossime settimane sarà siglato un protocollo di intesa tra gli enti di controllo e le imprese. Questo per favorire una maggiore velocità, ad esempio, per ottenere un semplice permesso. Il mio mandato biennale per Confindustria Benevento si poggerà su tre capisaldi: credito, burocrazia e infrastrutture. Per fare impresa in Campania bisogna essere degli eroi. Non sposterei mai i miei interessi altrove. Sono molto legato al territorio, e non me ne andrei mai”. In controtendenza Domenico Menniti, amministratore delegato di Harmont & Blaine. “Non condivido la logica del presidente Basso. Anzi, i controlli all’interno delle imprese devono essere fatti con ancora più forza e rigore. Io sostengo la lotta al lavoro nero e la trasparenza. Poi si può parlare di quello che volete. L’imposizione fiscale che in Italia è altissima ecc. Fare impresa in Campania è difficilissimo. Credo che la base di tutte le aziende della Campania e del Sud deve restare qui”.