Le interviste in ginocchio

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L’aspetto gravemente contrariato, l’umore pessimo, l’atteggiamento sempre aggressivo e minaccioso di chi non ammette dissensi. Così si presenta ogni volta alle telecamere chi, senza quid, dovrebbe, L’aspetto gravemente contrariato, l’umore pessimo, l’atteggiamento sempre aggressivo e minaccioso di chi non ammette dissensi. Così si presenta ogni volta alle telecamere chi, senza quid, dovrebbe, invece, gioire chiassosamente per il miracolo di occupare un livello mai neppure sognato. Infatti, il giornalista è talmente intimidito dal cipiglio torvo che non osa contraddirlo né correggere le macroscopiche inesattezze trasmesse ai telespettatori. Chi lo intervista è anche colto dalla sorpresa di non vederlo esultare per la congiuntura in questo momento particolarmente favorevole ai mediocri. In quale altra parte del mondo e periodo storico – tranne in Italia a cavallo dei due millenni – ci sono tanti personaggi inadeguati e, per di più, arroganti ai vertici del paese? Ecco un vademecum perché i prossimi conduttori di talk show non siano presi alla sprovvista da ometti combattivi e intolleranti, proprio perché inadeguati. Gli armatori delle carrette del mare che affondano nel Mediterraneo non sono mercanti di esseri umani né schiavisti. Ne sfruttano lo stato di bisogno e la frenesia di abbandonare quei luoghi di terrore, ma non li costringono a salire sui barconi. Né all’arrivo, li consegnano a chi, poi, li sfrutterà. Sono i profughi a cercarli, disposti a pagare qualsiasi somma, a rischio della vita, pur di fuggire, perché il terrore in cui vivono è peggiore della morte che affrontano in mare. Anzi, quando affonderemo quei catorci – se andremo incoscientemente a bombardare la Libia – troveranno un altro sistema per partire. Gli scafisti non sono negrieri, ma poveracci come gli altri, che, non avendo i soldi per il viaggio, si spacciano per marinai esperti. Prestano la propria opera per ottenere il passaggio gratis. Spesso è la loro inesperienza a causare i naufragi, nei quali loro stessi annegano. I terroristi, invece, viaggiano in aereo. Non sappiamo neppure scimmiottare I bambini USA studiano l’Invalsi sin dalle elementari. Infatti, è congeniale alle loro recenti tradizioni di praticità e sveltezza. Per noi, invece, è una forzatura, come imporre a un mancino di scrivere con la destra. Da quando in Italia c’è questa mania – non c’è, per caso, l’interesse di qualcuno? – siamo costretti a imparare questo metodo anche noi, se necessario persino da adulti. Ma non è adeguato alla nostra cultura umanistica e artistica cui anche la formazione tecnologica e scientifica è legata. Quindi, dal test – seppure impareremo a farlo bene – non emerge il vero valore ma solo la rapidità dei riflessi. In sostanza, avvantaggia chi è più in gamba, non chi sa. Come in politica. Si vuole imporre, forse inconsciamente, alla scuola lo stesso format che ha causato il degrado sociale in cui ci tocca vivere. Niente più cultura, saggezza, esperienza. Meglio furbizia, praticità, livellamento verso il basso. Chi non ha le qualità, salga pure sul covone di immondizia per essere più alto. C’è anche un premio di dieci milioni l’anno per chi gestisce il gioco. “Con la cultura non si mangia”, disse un ometto che le persone sane ingiustamente biasimarono. Invece, era proprio un saggio. Aveva già presagito e indicato la mangiatoia della nuova era. Non svegliate il sorvegliante Non c’è dubbio che l’Italicum sia incostituzionale quanto il Porcellum. Capilista bloccati, premio di maggioranza esagerato, menomazione delle prerogative del capo dello stato…… Ultimamente in Italia sia destra che sinistra sono stranamente sulla stessa lunghezza d’onda. È come se il gioco delle tre carte fosse stato legalizzato. Non si gioca nemmeno più per strada su tavolini traballanti, ma addirittura in parlamento e a Palazzo Chigi, approfittando della pennichella del Quirinale. Anche questa volta, si spera nel pollice verso della Consulta. Ma, sarà certamente una sentenza intempestiva, quindi inutile. Un’altra delusione. Che cos’ha di più urgente da fare la Corte Costituzionale perché debba passare sempre tanto tempo per giudizi che, poi, sono inapplicabili? Come mai, così in gamba come siamo, abbiamo la giustizia più lenta tra i paesi democratici? Quando nel 1959 a Strasburgo fu istituita la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, gli stati erano solo 15 e pochi, di conseguenza, i ricorsi. Oggi i paesi sono 47 e il lavoro centuplicato, ma le sentenze arrivano sempre in tempo ragionevole. È perché hanno snellito le procedure e aumentato le sezioni di giudizio per adeguarsi alle nuove esigenze. Essendo giuristi, sanno che la Giustizia lenta non è solo inutile, è anche dannosa. A proposito di dignità Bene fa Civati a smentire di voler creare un nuovo partito. In effetti, non ha l’esperienza, la cultura, né la personalità necessarie. È solo un giovane dignitoso che sente l’umore dei suoi elettori e ne tiene conto. Dà un esempio che molti dovrebbero seguire. Invece, lo stiamo osservando come un terrorista o un demente, come un comunista fuori epoca o un suicida. Comunque, un esaltato non adeguato ai tempi. Abituati alla compiacenza incondizionata, ci sembra inadeguato che un uomo di sinistra trovi assurdo colpevolizzare il sindacato, si opponga alle scelte anti sociali, si stupisca per la prevaricazione degli indifesi, si indigni per accordi sleali tra avversari. Questa è la visione che abbiamo di chi dissente. Ci siamo assuefatti persino al Patto del Nazareno, non stipulato alla luce del sole tra partiti (e sarebbe stato già immorale), ma segreto tra due capi bastone. Perché? Quello che Civati non digerisce, come la maggior parte degli elettori, è che il PD si comporti esattamente come gli avversari. Forza Italia si è spacciata per coalizione di centro destra, non avendone la liberalità né le caratteristiche. Adesso è il PD a impossessarsi indebitamente di una politica che non gli appartiene. Anziché seguire il giovane e dignitoso battistrada, gli altri più autorevoli dissidenti rimangono al loro posto, sperando di essere risparmiati dalle prossime purghe. Ha più dignità Fitto, che si è affrancato dopo vent’anni di genuflessione. Saranno gli elettori a scegliere un altro partito. O qualcun altro dovrà crearne uno nuovo per difendere i principi e le categorie rimaste ormai orfane. Diceva Saragat, che era nato liberale: “Divenni socialista quando mi resi conto che la politica doveva occuparsi soprattutto della povera gente”. Ha ragione chi smentisce che il PD si sia spostato al centro. In effetti, oggi piace molto agli elettori di destra, essendosi ormai dissolta la propria coalizione. Pan per focaccia Questa volta è toccato a lui, che da anni auspica il respingimento in mare dei rifugiati. Ha agito proprio da clandestino che vuole inserirsi in una civiltà che fino a ieri disprezzava. Gli hanno affondato il barcone. Qualcuno doveva pur prendere l’iniziativa. È accaduto nella mia Marsala, di cui oggi sono particolarmente orgoglioso. È l’ultima propaggine di una Terronia, sempre dimenticata, se non quando c’è da elemosinare qualche voto. A reagire, da quell’11 maggio 1860 in poi, è sempre il profondo Sud, criticato e penalizzato. Gli altri, un po’ più su – ma solo di latitudine – sanno solo applaudire, rinunciando ogni volta a un po’ di dignità. C’è chi avrebbe voluto lasciarlo parlare, credendo, così, di dimostrarsi più civili, ma sbagliando. Come se non ne conoscessimo già il falso contenuto. Non ci avrebbe dileggiato né insultato, come di solito, né invocato l’Etna a eruttare più forte. Diritto di esprimersi, che il razzista nega agli altri! Non gli si è tappata la bocca, può farlo altrove. I fischi, che in Italia non si usano più da quando è passato di moda il dissenso, sono l’espressione più democratica del dileggio. A Milano si contesta con la guerriglia, da noi con la pernacchia. Quella di Edoardo, che incenerisce chi si ritiene superiore. C’era tanta gente e troppo chiasso. Non si sarebbe sentita. Ma ogni cittadino, in cuor suo, gliene ha indirizzata più di una. Lui si ì sentito colpito e se n’è andato. Adesso bisogna ridare dignità a chi, per bisogno e malcostume, si è prestato a candidarsi e a procurare consensi al tentativo di sfruttamento e colonizzazione. Una sorta di scafisti locali della politica, vittime anche loro.