Le Macroregioni non hanno futuro se manca la spinta dal basso

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Il forum EUSAIR di Catania è stato “il palio delle contrade morte”, parafrasando il celebre romanzo di Freccero e Lucentini. E’ stato pure fuori tempo massimo, con  una “parata” di istituzioni obsolete e non rappresentanti di nessuno. Pur ammettendo che in questo non è vi e stata  nessuna colpa, sarebbe stato preferibile relegarlo ai rappresentanti delle sole accademie, senza sfilate inutili, malgrado la presenza di ministri stranieri. Lo stridore con i recenti comizi di Catania e Ragusa di ministri  di dicasteri delicati che dovrebbero stare in silenzio e operare, è stato evidente. Al Forum MMCO di Napoli deve essere tutto diverso, pubblica opinione attiva, come è stato deciso a Messina, istituzioni sobrie che osservano e recepiscono le nostre istanze, questo è lo schema deciso il 7 Aprile. Nessun blocco al traffico e nessuna parata, è un processo che scaturisce dal basso e questo deve trasparire in maniera evidente, cosa che è esattamente vera. Se invece scaturisce un processo di natura verticistica sembrerebbe un piano Ue per alleviare le sofferenze,di “plebi mediterranee”, per ora silenti e, orientarle verso un  trattato di Lisbona che nessuno conosce e nessuno ha capito veramente. Molti si domanderebbero: “CUI PRODEST?” Questa Ue che ci ha lasciati soli davanti a una migrazione di massa dall’Africa e dal Medio Oriente, adesso cosa altro ci propone? Di integrarci solo  fra di noi? L’Europa “carolingia” vuole controllare le aree petrolifere e di gas naturale del Nord- Africa e preferisce un Sud debole, forse  anche gli Usa, che tengono a Napoli il comando Nato del Sud -Europa in funzione anti-russa da sempre, con innesti anti-arabi, in difesa di Israele, i loro storici alleati. Quindi dobbiamo ribaltare lo schema, essere noi a proporre uno strumento Ue per rimuovere un baricentro che è asimmetrico, è il nostro mare che unisce tre continenti,  rappresenta la culla della civiltà, dello sviluppo e della cultura, nonché fulcro dei nuovi traffici mondiali. I traffici che passano nel nostro mare  sono di molto superiori a quelli atlantici, che furono la causa dell’inizio di un declino, consolidatosi poi con una posticcia unità d’italia, resasi necessaria per eliminare  un concorrente sulle rotte per le Indie della gran bretagna, visto che si stava scavando il canale di Suez, con gli studi dei francesi e il contributo concreto di Luigi Negrelli, Pasquale Revoltella  e Pietro Paleocapa. Il Mediterraneo si confermava così di  essere un mare inglese. La Gran Bretagna controllava Gibilterra e Suez, Malta e Cipro, buona parte del Medio Oriente e del Nordafrica orientale, con l’italietta a guardare, sempre asimmetrica,  verso il nord-est, perdendo pure  malamente a Lissa e a Custoza. contro l’Austria. Oggi dobbiamo essere noi a rivendicare il nostro ruolo, non siamo una landa desolata da usare come  cuscinetto in cui relegare tutte le crisi: economiche, demografiche e geo-politiche. I più grandi armatori del Mediterraneo sono napoletani, alcuni hanno le sedi logistiche e amministrative a londra e a lugano, bisogna capirli.. sono uomini di mondo,  come  diceva Totò, sanno come stanno e come girano,  oggi,  purtroppo  le cose…

Paolo Pantani
(presidente emerito Acli Beni Culturali)