Le mosse di Renzi per restituire al Sud fiducia e autostima

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All’inaugurazione della Fiera del Levante di Bari, che per tradizione si apre con un discorso del presidente del Consiglio, Matteo Renzi parla di Mezzogiorno con il suo stile. Cioè, non ne parla. Non direttamente, almeno. Non nei modi ai quali i suoi predecessori ci hanno abituati. Si rifarà un po’ più tardi, intervenendo al lancio di un’impresa modello.

Sul Mattino di Napoli Oscar Giannino si rincresce che il premier si sia sottratto alla richiesta “di dare una sua visione degli interventi da riservare al Sud”. Secondo il giornalista-opinionista il problema nasce dal fatto che nessuno dei consiglieri di Renzi sia in grado di spiegargli “a quattr’occhi che non è vero che il gap di crescita, reddito, lavoro e impresa si sanerà con la ripresa italiana”. Ed è convinto che la situazione sia così compromessa da richiedere “misure-obiettivo ritagliate sulle diseconomie pubbliche e private dei territori”.
Dunque, bene le politiche generali rivolte a ridare fiato a un’economia asfittica (il piano d’investimenti europeo da 300 miliardi promesso dal presidente della Commissione Jean Claude Juncker o l’intervento del governatore della Bce Mario Draghi per trasferire credito dalle banche alle imprese oltre che le indispensabili riforme interne) ma attenzione alla specificità dei luoghi perché il Paese continua a essere pericolosamente spezzato in due. Tanto che, sempre sul Mattino, l’economista pluridecorato Paolo Savona arriva a confidare nella nascita di un movimento “meridionale e meridionalista non indipendentista” scatenando un putiferio.

Qualche preoccupazione sulla volontà-disponibilità a inquadrare il problema la esprime anche l’articolista di Repubblica Francesco Bei: “Poche le parole sul Mezzogiorno – scrive all’indomani della kermesse barese -: il premier sembra non avere una strategia precisa come Prodi che voleva farne la Florida d’Europa o il Berlusconi delle grandi opere (mai fatte)”. “Più che annunciare provvedimenti – prosegue – si affida alla narrazione di un Sud diverso che punta sul talento dei suoi lavoratori per risollevare la testa”.
Lavoratori e, naturalmente, imprenditori. Doppiando un’esperienza già vissuta a Napoli con la visita all’azienda elicotteristica di Dario Scalella (14 agosto, in occasione della firma dell’accordo per Bagnoli) il premier ha voluto salutare un’altra iniziativa di valore andando a tagliare il nastro alla neonata Sitael di Mola di Bari impegnata in campo aerospaziale.

“Il Sud? Fate come Pertosa” titola allora la Gazzetta del Mezzogiorno diretta da Giuseppe De Tomaso sintetizzando i concetti del premier e riferendosi a Vito Pertosa, titolare nella nuova impresa tecnologica che si aggiunge ad altre dello stesso gruppo – mille dipendenti per lo più ingegneri – tutte controllate dalla Angelo Investments in onore del padre fondatore.
All’evento è presente anche il vecchio inquilino di Palazzo Chigi Romano Prodi – con il ministro della Difesa Roberta Pinotti, il presidente del Cnr Luigi Nicolais e altre personalità – che per primo aveva sbottato contro l’incapacità delle classi dirigenti meridionali di sbrogliare le proprie matasse (famosa un’invettiva proprio su Bagnoli ferma allo stesso punto da quando era a capo dell’Iri).

Uno, cento, mille capitani coraggiosi per riscattare il Mezzogiorno – l’auspicio di Renzi – e mai più ritardi colpevoli della pubblica amministrazione. Come per Napoli, anche per l’Ilva di Taranto il caso si fa nazionale e il governo si sostituirà alle inerzie locali se necessario. E mai più veti su investimenti strategici come per il gasdotto Tap che dovrà collegare l’Azerbaijgian alle coste del Salento, l’azione contraria dei cui sindaci è rintuzzata con fermezza dal premier come racconta Michelangelo Borrillo sul Corriere del Mezzogiorno.
Anche la Napoli-Bari (o Bari-Napoli, dipende dai punti di vista) finalmente si farà e con due anni di anticipo sui tempi previsti con la prospettiva di innescare un processo di sviluppo che ha già toccato altre città come, per esempio, proprio la Firenze dell’ex sindaco ora presidente. E attenzione alla spesa dei fondi europei che non potranno più andare persi o dispersi per l’insipienza degli amministratori regionali (in questo caso si dà atto alla Puglia di aver lavorato meglio di Campania, Sicilia e Calabria).

Alla fine della fiera (è il caso di dire) qualcosa della strategia di Renzi per il Sud si comincia a intravedere. Non sarà l’intervento organico sperato da qualcuno ma è qualcosa: incoraggiamento agli investimenti privati (ma si può e deve fare molto di più), commissariamento di diritto o di fatto delle autorità incapaci di svolgere il proprio ruolo, contrasto deciso al fronte del no fine a se stesso quando ci sono in ballo infrastrutture vitali, intimazione all’utilizzo fino all’ultimo centesimo dei soldi che ci vengono dall’Unione.