Le parole dell’innovazione, quando il successo diventa una droga

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Dipendenza dal percorso
Il successo crea dipendenza. Ciò è la conseguenza di riscontri positivi che confermano la validità delle pratiche consolidate di pensare e fare le cose. È così che le conquiste del passato si trasformano in perdite di valori. Know-how e competenze, lavoratori esperti, infrastrutture specializzate, legami interaziendali, tutti i fattori istituzionali, sociali, culturali, economici e tecnologici che un tempo assicurarono il successo, causano ora ‘path dependence’. Ci si trova bloccati (‘lock-in’), chiusi a chiave in una stanza priva di luce e, quindi, di visione.
Cosa si può pretendere di più una volta conquistata la vetta? Che si sia giunti così in alto, sono i fatti a dirlo. Tuttavia, una volta che si crede tenacemente ai fatti, subentra la resistenza al cambiamento: tanto più forte, quest’ultima, quanto più solido il piedistallo delle credenze su cui poggiano i primi. E’ prestata attenzione ai fatti che dopotutto rappresentano ciò che è stato, intanto che i rapidi cambiamenti in corso s’incaricano di renderli sempre meno utilizzabili. Ci sarebbe bisogno di dar voce alla creatività, alle nuove vocazioni imprenditoriali che rompono con il passato per proiettarsi nel futuro. Al contrario, la comunità resta attestata sulla linea della cruda razionalità dei fatti nel tentativo di sospingere il passato verso il futuro. Esercita un sottile fascino sui diversi protagonisti della società quel senso di profonda insicurezza e smarrimento che scoraggia l’azione.

Cargo Cult Science
Se immersa in quella cultura che il premio Nobel per la fisica Richard Feynman ha definito Cargo Cult Science, una comunità incontra grandi difficoltà ad assimilare i principi della nuova età scientifica e industriale.
Scrive Feynman (The Pleasure of Finding Things Out. The best short works of Feynman, R. P., London: Penguin Books, 
1999): “Durante la seconda guerra mondiale, i nativi dei mari del Sud videro atterrare aerei carichi di ogni bene di Dio e volevano che la cosa continuasse. In attesa di aerei che atterrassero, si organizzarono per tracciare sul terreno delle specie di piste d’atterraggio, accendere dei fuochi ai loro lati, costruire una capanna di legno in cui un uomo, il controllore di volo, potesse sedersi, con due pezzi di legno sulla testa a mo’ di cuffie con sporgenti dei bambù a mo’ di antenne radio. Fecero tutto correttamente. La forma era perfetta. Tutto sembrava esattamente com’era prima. Ma non funzionò. Nessun aereo vi atterrò. È questo ciò che io chiamo Cargo Cult Science, perché pur seguendo tutti i precetti e le forme apparenti della ricerca scientifica, mancava qualcosa di essenziale, perché gli aerei non atterrarono”.

piero.formica@gmail.com